Gli sfratti crescono del 17% rispetto al 2008 Rumiz: «Dato drammatico, persone più povere»
di Enrico Tantucci
Venezia sempre più a misura di turista, nonostante gli sforzi del Comune per invertire la tendenza e tutelare la residenza. Lo certifica il rapporto annuale dell’Osservatorio Casa, riferito al 2008, presentato ieri a Ca’ Farsetti dall’assessore alle Politiche della Residenza Mara Rumiz, insieme alla ricerca commissionata al Coses sulla mobilità residenziale della città antica (di cui riferiamo a parte). Alcuni dei moltissimi dati forniti fotografano la situazione. Nell’ultimo anno gli alloggi turistici, quasi tutti concentrati in centro storico, sono aumentati di quasi il 20 per cento, ma anche affittacamere (+ 6,3 per cento) e bed &Breakfast (+8 per cento) hanno proseguito la loro crescita esponenziale.
Gli sfratti sono invece aumentati del 17 per cento rispetto all’anno precedente e mentre quelli per finita locazione diminuiscono, quelli per morosità sono aumentati del 32 per cento: dai 193 del 2007 ai 255 del 2008. «Un dato drammatico - ha sottolineato l’assessore Rumiz - perché questi sfratti sono evidentemente legati all’impoverimento delle famiglie e anche se per legge questo tipo di sfratti non sono assistibili, è evidente che il Comune dovrà intervenire». Contemporaneamente, cresce il numero delle abitazioni occupate da non residenti in modo più o meno continuativo: sono ormai il 26 per cento, quasi un terzo dell’intero patrimonio abitativo della città. Erano poco più del 9 per cento solo cinque anni fa.
Si tratta, evidentemente, non solo di studenti universitari fuori sede, ma anche di fasce di persone che per lavoro o per turismo fanno periodicamente base a Venezia. Il Comune fa quel che può e non a caso l’assessore Rumiz ha ricordato la politica di realizzazione di alloggi in social housing iniziata da tempo - prossimi interventi quelli al Coletti con sessanta nuovi alloggi, conme alla Celestia, oltre a quelli all’ex Caserma Manin - proprio per tutelare il ceto medio che non può aspirare a una casa del Comune, ma non è sufficientemente agiato da comprare una casa a Venezia o anche a pagare i canoni di affitto attuali (vedi gli sfratti per morosità). Lo stesso Coses, come ha sottolineato ieri il direttore Isabella Scaramuzzi, invita ormai a considerare Venezia alla stregua di un quartiere nel più vasto ambito della città metropolitana, come fosse Manhattan rispetto a New York.
E non a caso si è insistito molto ieri sul concetto di “dimoranti”, rispetto a quello di residenti in centro storico, ampliando così la base demografica rispetto a quella quota 60 mila che nel giro di un paio di mesi siamo destinati ad abbattere. Prospettiva difficile da accettare per quei veneziani che credono ancora di vivere nella propria città. Ci si potrebbe consolare con il fatto che per il secondo anno consecutivo i residenti del Comune di Venezia sono aumentati: 1105 in più (lo 0,41 per cento). Ma la crescita è tutta legata all’ondata deii nuovi cittadini extracomunitari - grazie a cui manteniamo lo stesso livello di servizi - e non riguarda, comunque, Venezia, che continua a perdere inesorabilmente abitanti.
01 luglio 2009