Santa Lucia, assalto all’ultimo treno

Ressa e tensione alle stelle sabato notte per riuscire a salire a bordo

    di Giacomo Cosua Caos generale sabato notte alla stazione di Santa Lucia: l’ultimo treno per Padova, l’intercity con destinazione Napoli delle 23.30, è stato assaltato da migliaia di turisti che volevano rientrare dopo una giornata dedicata al Carnevale lagunare. C’è voluto poco a scaldare gli animi, con spintoni, attimi di tensione e mugugni contro chi non è stato capace di organizzare il servizio di trasporto ferroviario.

    Disagi prevedibili. Venezia, invasa da 125 mila persone, la stazione ferroviaria è andata in crisi fin dal primo pomeriggio di sabato, come già scritto sulla Nuova di ieri: i posti a sedere sono andati solo a chi è arrivato con largo anticipo sulla partenza. Il treno delle 23.18 per Treviso è stato anch’esso riempito in pochi istanti, sotto gli occhi vigili della Polfer; ma il caos si è scatenato poco dopo al binario 4, dove alle 23.30 doveva partire il treno intercity notte.

    I primi controlli. Già mezz’ora prima la Polfer e gli addetti della sicurezza aziendale di Rfi controllavano uno a uno i passeggeri per verificare che avessero il biglietto in regola, ovvero con supplemento intercity. Sulla pensilina tanta gente, come un fiume in piena, turisti e maschere hanno continuato ad accalcarsi, chi munito di ticket valido, chi invece con il biglietto per il treno regionale. Tutti cercavano di salire a bordo lo stesso. Le carrozze vicine all’ingresso dei binari erano riservate alle cuccette, mentre quelle di testa al servizio passeggeri.

    L’assalto. La gente, capendo che posto per tutti dentro il treno non c’era, ha iniziato a correre verso le ultime carrozze, spingendo e pressando coloro che stavano già in fila davanti alle porte dei vagoni.

    Gli agenti. Per far partire il treno bisognava chiudere tutte le porte: operazione disperata. All’inizio gli agenti avevano provato a piazzarsi davanti a ogni ingresso, ma l’azione preventiva non ha avuto successo: la confusione e l’isterismo collettivo aveva ormai preso il sopravvento. C’erano ubriachi che lanciavano bottiglie contro il treno, altri che, con cori da stadio, offendevano le forze dell’ordine. La situazione è sfuggita di mano. Intanto chi era riuscito a salire continuava a chiedere l’orario di partenza, visto che il ritardo si accumulava.

    Il blocco. «Basta, in questo Paese si ottengono le cose solo con la forza», ha urlato un gruppetto di passeggeri alterati. Dalle parole ai fatti: una quindicina di persone si sono sedute sui binari davanti al locomotore, bloccando il convoglio. Uno dei dirigenti della Polfer ha prima invitato i rivoltosi a tornare sulla piattaforma; poi, minacciandoli di denunciarli per interruzione di pubblico servizio, è riuscito a farli desistere.

    Sale la temperatura. Chi era in treno stava morendo di caldo e sono iniziati i primi malori. Ecco dunque l’arrivo del presidio medico: gente che chiedeva acqua, altri distesi sui pavimenti degli scompartimenti, mentre il dirigente del servizio Protezione aziendale di Rfi, tra una telefonata e l’altra, chiedeva smarrito alla Polfer: «Cosa facciamo?». I passeggeri. Mentre la situazione di fatto rimaneva immutata, la polizia provava a far partire a forza il treno, tentando di chiudere le porte: molti passeggeri sono stati tirati giù dal treno con le buone o con le cattive. Urla, proteste, minacce e ancora spintoni. Niente da fare, il treno non parte.

    Speciale. Tra una telefonata e l’altra, ed era ormai quasi l’una, si inizia a parlare di un treno speciale e d’emergenza diretto a Padova. Ma i passeggeri non si fidano: «Finché non vediamo il convoglio sul binario noi da qua non ci muoviamo». E così, a porte chiuse e presidiate, c’è chi ha trovato un modo alternativo di salire: una ragazza, aiutata dagli amici, è riuscita a entrare attraverso il finestrino.

    L’epilogo. Infine ecco arrivare finalmente al binario 5 il treno speciale per Padova: una parte dei passeggeri rimasti fuori e altri stremati nell’altro treno riescono a partire con un’ora e passa di ritardo, tra lamentele e insulti dei passeggeri: «L’Italia è allo sbando, solo da noi succedono cose del genere, qualcuno pagherà per questo». .

    E voi che ne pensate?
    23 febbraio 2009

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