Niente soldi da Roma. Nè per l’alluvione del 2007 in terraferma, né per la manutenzione urbana e i danni dell’acqua alta del primo dicembre scorso. E il sindaco Cacciari impugna l’ascia di guerra. «Ho già convocato per il 24 dicembre», annuncia, «un incontro con tutte le categorie economiche della città per valutare gli esiti della riunione del Comitatone». Come dire, chi protesta perché non ci sono i risarcimenti e i restauri sono fermi, saprà almeno con chi prendersela. E a tre giorni dall’attesa riunione del Comitato misto, convocata a palazzo Chigi per martedì pomeriggio, tanti sono ancora i punti oscuri. Per la prima volta non è stata allegata all’ordine del giorno la tabella di ripartizione dei finanziamenti disponibili.
E su questo si è già aperto un piccolo giallo. I fondi disponibili sono ufficialmente soltanto i 45 milioni residui della Finanziaria 2007. Non servono per accendere mutui, ma sono cifre «reali», da dividere fra Comune, Regione e Magistrato alle Acque. Dunque, per il Comune non sono più di 15 milioni di euro, sufficienti a scavare i rii per qualche mese.
Cipe. Ma ieri il Cipe, il Comitato per la programmazione economica, ha annunciato lo stanziamento di 800 milioni di euro in favore del Mose. Una tranche importante, che mette il Consorzio Venezia Nuova in condizione di continuare la costruzione dell’opera, la costruzione dei cassoni in cemento, gli scavi e le trincee alle bocche di porto.
Milioni. Un accordo di massima stipulato tra Comune, Consorzio Venezia Nuova e ministero delle Infrastrutture prevede che una parte di questi finanziamenti siano destinati alla manutenzione della città. «Sono fiducioso», aveva detto il sindaco Cacciari. Ma adesso dal centrodestra arrivano segnali di fastidio per questa ipotesi. «Quei soldi servono solo per il Mose», ha scandito il ministro veneziano Renato Brunetta, che pure non fa parte del Comitatone. Un’occasione per dare uno schiaffo politico al sindaco filosofo, in vista anche delle elezioni del 2010. E il presidente del Magistrato alle Acque Patrizio Cuccioletta, in questi giorni a Roma, attende chiarimenti. «Lunedì il ministro Matteoli e il dottor Letta mi diranno il da farsi», dice.
L’alluvione a Mestre. Ma la partita non si gioca solo sul fronte lagunare. «Gli emendamenti presentati da alcuni parlamentari per ottenere dal governo il rispetto degli impegni assunti per far fronte agli allagamenti del 26 settembre 207», ha detto ieri Cacciari, «sono stati respinti perché dichiarati inammissibili». In questo modo diventa quasi impossibile assegnare al commissario straordinario Mariano Carraro i 7,5 milioni di euro che mancano rispetto ai 25 promessi. Dei cinque milioni assegnati con la nomina del commissario ne sono giunti solo la metà».
Galan. «Cacciari dice bugìe», aveva liquidato la faccenda il 6 dicembre il presidente della Regione, Giancarlo Galan, «ne sono arrivati più di quanto volevamo». Invitando il sindaco a smentire l’intervista alla Nuova in cui lamentava quello che oggi ribadisce. Cioè che i soldi promessi da Roma non sono mai arrivati.
Manutenzione. In ogni caso colpisce la sproporzione tra le risorse garantite al progetto Mose («Finanziamento importante per la salvaguardia», commenta il ministro dei Beni culturali Sandro Bondi) e i tagli alla Legge Speciale. «Sarebbe un colpo durissimo per l’economia della città», avverte Cacciari, «niente lavori di risanamento delle rive, contributi ai privati per i restauri, difese locali. Con un impatto devastante per l’edilizia e per l’intera economia cittadina». Ieri il Consiglio comunale ha approvato un ordine del gioprno che sollecita il governo a garantire i finanziamenti.
20 dicembre 2008