Addio a Carlo Caracciolo
padre del Gruppo Espresso

Commosso abbraccio al fondatore dell’Espresso e di Repubblica. Monsignor Paglia: «Un uomo che aveva il gusto dell’amicizia»

    di Natalia Andreani ROMA. È stata una cerimonia sobria e silenziosa eppure affollatissima quella che ieri mattina ha visto centinaia di persone portare l’ultimo saluto a Carlo Caracciolo. Un addio commosso e carico di affetto che ha visto fianco a fianco personaggi illustri e gente comune, politici e industriali, editori e sindacalisti, grandi firme del giornalismo, direttori, cronisti, tipografi e tanti dipendenti ed ex dipendenti del gruppo editoriale da lui fondato. I funerali del padre dell’Espresso, di Repubblica, dei quotidiani locali Finegil, si sono svolti nella Basilica di San Bartolomeo all’Isola Tiberina, uno dei luoghi dove la Comunità di Sant’Egidio si raccoglie per la preghiera serale. Una chiesa speciale, incastonata fra le acque del Tevere, che lo stesso Caracciolo aveva scelto otto anni fa per i funerali della moglie Violante.

    «Una scomparsa che segnò profondamente il suo cuore», ha detto monsignor Vincenzo Paglia, aprendo l’omelia e ricorando le virtù di «un uomo che aveva il gusto dell’amicizia, che amava i rapporti personali diretti, che non distingueva fra grandi e piccoli e che tutti rispettava». «Un gentiluomo che ha vissuto con passione ogni giorno. Passione per la libertà, per la giustizia, per il lavoro, per la democrazia, per le costruzioni audaci e mai banali», ha detto Paglia ricordandone «la straordinaria operosità», «la tenacia», l’incessante impegno civile e soprattutto «lo stile» che lo sempre contraddistinto. «La sua scomparsa rappresenta una grave perdita per la famiglia, per gli amici e per il paese», ha concluso il prelato ricordando che «Carlo aveva un alto senso della stampa e dei giornali» e che negli ultimi tempi «era amareggiato per come le acque della crisi si fossero alzate oltre i livelli di guardia». Come vuole il costume nobiliare, durante la cerimonia la bara è rimasta davanti all’altare, coperta da un cuscino di rose bianche. Un funerale semplice seguito da tutti in grande silenzio. Nei primi banchi era riunita la famiglia: la figlia Jacaranda, la sorella Marella e il fratello Nicola, i nipoti, Jhon Elkann con la moglie Lavinia Borromeo, Lapo Elkann, Susanna e Margherita Agnelli.

    Ma tantissimi erano anche giornalisti. Eugenio Scalfari, storico direttore di Repubblica, è stato tra i primi ad arrivare, seguito da Ezio Mauro e dall’amministratore delegato del gruppo Marco Benedetto. Ma in chiesa c’erano anche Gianni Riotta, Concita De Gregorio, Giulio Anselmi, Chiara Beria di Argentine, Furio Colombo, Valentino Parlato, Jas Gawronsky, e tante altre firme. Nutrita anche la presenza degli editori, con l’ingegner Carlo De Benedetti, il presidente della Fieg Carlo Maliconico, Mario Ciancio, Giuseppe Ciarrapico. All’Isola Tiberina erano presenti anche numerosi politici, il governo era rappresentato dal sottosegretario Masi. C’era il segretario del Pd Walter Veltroni, con altri parlamentari del partito, quindi il presidente dell’Udc Pierferdinando Casini con la moglie Azzurra Caltagirone, il presidente della provincia di Roma Nicola Zingaretti. C’era anche il sindaco Gianni Alemanno, arrivato a funzione ormai conclusa. La salma è stata tumulata nella cappella di famiglia a Garavicchio, sui colli di Capalbio.
    18 dicembre 2008

    Altri contenuti di Veneto

    Trova Indirizzi Utili

    Annunci

    • Vendita
    • Affitto
    • Casa Vacanza
    • Regione
    • Provincia
    • Auto
    • Moto
    • Modello
    • Regione
    • Regione
    • Area funzionale
    • Scegli una regione
    Tutte

    PROMOZIONI

    Negozi

    ilmiolibro

     PUBBLICITÀ