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Parte la Biennale di Baratta

Müller confermato, come Scaparro e Ivo. Arriva Aaron Betsky. Altri quattro anni per il direttore uscente della Mostra del Cinema. Una scelta strategica di continuità per resistere a Roma Teatro: in laguna si riverserà tutto il Mediterraneo

La nuova Biennale parte con un Consiglio brevissimo e una raffica di nomine, all’insegna della massima concretezza. Dalle conferme - per durate diverse - di Marco Müller alla guida del settore Cinema, di Maurizio Scaparro al Teatro e di Ismail Ivo alla Danza, alle new entry. Quella di Aaron Betsky, innanzitutto, critico e direttore di museo, statunitense ma di formazione olandese, che il neopresidente Paolo Baratta ha voluto alla guida della prossima Mostra di Architettura, prelevandolo dal Cincinnati Art Museum che ora dirige, dopo essere stato per sei anni direttore del Netherlands Architecture Institute di Rotterdam, tra i più importanti centri di architettura a livello internazionale.

Ma anche quella di Andrea Del Mercato, giovane funzionario del Comune di Venezia prima alle relazioni internazionali e poi alle politiche sociali che Baratta - che con lui aveva collaborato al progetto di Venezia come sede europea per i brevetti, quando sindaco era Paolo Costa - ha “pescato” da Ca’ Farsetti per fare il nuovo direttore generale della Biennale, fedele esecutore di quelle che saranno le indicazioni del presidente, come Gaetano Guerci, il suo predecessore, lo fu per Davide Croff. Il presidente e gli altri consiglieri - Massimo Cacciari, Amerigo Restucci, Franco Miracco e Giuliano da Empoli - ieri non hanno perso tempo, lasciando fuori per ora dal giro delle nomine solo Arti Visive e Musica, mentre per l’Asac, l’Archivio storico delle arti contemporanee, non sono state prese ancora decisioni. La nuova Biennale “santifica” in particolare Marco Müller, confermandolo alla guida della Mostra del Cinema - come già il ministro dei Beni Culturali Francesco Rutelli aveva caldamente invitato a fare - per un altro quadriennio e facendone così, con otto anni di incarico, il più longevo direttore della storia del Festival. «La manifestazione - ha spiegato Baratta, illustrando la decisione - è cresciuta molto negli ultimi anni, rafforzando le sue caratteristiche di festival che sa scegliere e che è, appunto, una Mostra d’Arte Cinematografica, e chi vuole intendere intenda (il riferimento è probabilmente alla Festa del Cinema romana, più popolare ndr). Müller in questa crescita, anche sotto il profilo organizzativo, ha avuto un ruolo importante ed è l’uomo giusto per questa fase, per dare continuità e stabilità alla Mostra. E’ una scelta strategica della quale sia noi, sia Müller, dobbiamo assumerci tutti i rischi». Conferma biennale, invece, per Maurizio Scaparro al settore Teatro, per completare così quattro anni consecutivi di mandato. Nel 2008 il suo programma prevederà un laboratorio internazionale di formazione e specializzazione e un campus universitario, sulla scorta di quello già dedicato al teatro di Carlo Goldoni. Per il 2009, invece, un Festival Internazionale di Teatro, ma entrambe le esperienze avranno al centro il tema del Mediterraneo.

«Vorrei riflettere da Venezia e per Venezia - dichiara Scaparro - sulle civiltà e sulle culture anche orali (penso, una fra tutte, al grande viaggio de Le mille e una notte) che si sono riversate nei secoli nel Mediterraneo, ricche di potenzialità, di risonanze di echi in continuo movimento, in continua trasformazione». Un solo anno di nomina, invece, per Ismael Ivo - che conclude, a sua volta, un quadriennio alla Biennale - finendo a giugno, in bellezza, con Beauty, sesto Festival Internazionale di Danza Contemporanea che avrà come sottotitolo Art is beautiful! Come definirla ed esprimerla? L’arte è per caso l’amante segreta della bellezza?.
Infine, come detto, la vera novità: la nomina di Aaron Betsky alla guida dell’undicesima Mostra Internazionale di Architettura che si aprirà il 14 settembre per chiudersi il 23 novembre e che si intitolerà Out There. Architecture Beyond Building. Una mostra che - come dice il suo titolo - si guarderà intorno al di là dell’architettura costruita che ha caraterizzato le ultime edizioni della Biennale del settore. «La scelta di Betsky rappresenta la volontà di osservare l’architettura in modo nuovo - ha spiegato Baratta - e caratteristica fondamentale della rassegna sarà quella di non lasciare sviluppare l’idolatria dell’edificio, ma di valorizzare
l’impegno di un’architettura che aiuti a capire e rappresenti il mondo in cui viviamo. Avremo esposte architetture sperimentali da tutto il mondo, molte realizzate da giovani, e all’interno della Mostra troveranno spazio manifesti d’intento e installazioni pensate appositamente per essa».

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