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Macron, l'astro nascente sconfitto


Il più eminente fra i predecessori di Emmanuel Macron all’Eliseo, Francois Mitterrand, avrebbe saputo probabilmente come imbrogliare davvero Donald Trump durante il fatidico faccia-a-faccia politico di martedì alla Casa Bianca. Evitando magari qualche manata di troppo da parte del collega americano, “le fiorentin” (così chiamavano Mitterrand) l’avrebbe circuito con maggiore “esprit de finesse” sul contenuto dei quattro dossier incombenti sul tavolo del solenne negoziato.

E se non ci fosse riuscito, invece di gabellare vittoria come Macron, avrebbe ammesso con parole forbite la sconfitta, rinviandone però la colpa alle stravaganze del suo interlocutore di Washington o alla scarsa presentabilità dell’Istituzione in soccorso della quale era costretto ad agire, l’Ue. Per fortuna invece l’attuale Presidente francese, impegnato com’è nel rilanciare e dirigere la Rinascita europea, almeno non ha fatto ricorso ad una simile scialuppa di salvataggio. Niente di buono è arrivato sulla richiesta fondamentale di Bruxelles, quella di tornare agli accordi sul clima, né su quella di una politica economica meno isolazionista e più liberale sui dazi doganali per i nostri prodotti. Sui quali già grava l’onere di obbedienza alle raffiche di sanzioni imposte in nome della solidarietà occidentale: un Occidente che risorge a tratti, sollecitato da chi, giorno dopo giorno contribuisce a farne perdere perfino la memoria.

Ci si aspettava che il fervido Macron riuscisse a ottenere qualche impegno per la pace nelle aree geo-politiche di maggiore interesse per l’Europa, vale a dire il Medio-Oriente e l’Europa stessa. Dell’Europa e della sua piaga sanguinante in Ucraina non s’è neppure fatto cenno. Per quanto riguarda il M. O. la strana coppia s’è esibita al suo meglio. Martedì sembrava che il francese avesse strappato a Trump una revisione dell’accordo sul nucleare iraniano. Il giorno dopo monsieur le Prèsident ha dovuto fare marcia indietro, spiegando e che tutto era rimasto come prima, e che a prescindere da eventuali piroette dell’Amministrazione trumpiana, l’Europa avrebbe tenuto fede a quel vincolo considerato l’architrave di un nuovo ordine Mediorientale. Ma c’è un ma…

Intanto non si capisce perché l’astro nascente francese non abbia spiegato al collega americano l’importanza storica e culturale dei discendenti dall’Impero persiano, testimoniata in Francia più che in ogni altro paese da romanzi, film, opere teatrali provenienti sia dall’Iran “clandestino” che da quello domestico.

Se l’accordo sul nucleare verrà denunciato perché «il peggior accordo del mondo», come ripete ogni giorno il premier israeliano Bibi Netanyahu, il leader riformista Rouhani diventerà un’anatra zoppa, se non peggio, e su quel paese tornerà a gravare pesante la cappa dei bigotti e dei mollah reazionari. E se l’Occidente può tapparsi le orecchie per non sentire il grido di chi vive e lotta proprio in suo nome, i servizi segreti francesi sapranno bene come i veri “esportatori della Rivoluzione islamica”, quelli che provocano “instabilità politica” siano proprio i tipi come Ahmadinejad, sostenuti dalle fondazioni dei “mostazafin” gli ultras sciiti.

Macron si rende conto che il suo compagnone Trump, con la scusa dell’Iran, vuole riprendersi tardivamente la tradizionale influenza americana in Medio-Oriente? Può spiegare perché, in compagnia di americani e inglesi abbia bombardato la Siria, per punire un regime certamente orrendo, ma forse non colpevole di aver usato armi chimiche contro i suoi oppositori? Di questi oppositori e di chi li istruisce, li arma, e li manda a combattere a Macron non importa nulla? O bisogna sperare che la vecchia e malconcia frau Merkel, nel suo viaggio a Washington di venerdì, faccia meglio di

un astro nascente che a casa sua è con l’acqua alla gola per dimostrare come si possa governare senza essere né di destra né di sinistra? E che nell’universo mondo, della “grandeur” gollista sembra aver ereditato le peggiori e anti-storiche velleità.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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