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Osservasalute. Si muore meno per tumori ma solo dove la prevenzione funziona

Gli italiani cominciano timidamente a migliorare il proprio stile di vita, facendo più sport, ma non fanno progressi nella lotta contro il peso e il fumo. La popolazione invecchia e sono sempre più numerosi gli anziani non più in grado di svolgere da soli attività del quotidiano. Il divario tra Nord e Sud persiste e si riflette anche nella capacità di prevenire e curare alcuni tipi di tumore, campo in cui le regioni meridionali rimangono indietro. I dati emergono dal Rapporto dell'Osservatorio nazionale sulla salute nelle regioni Italiane di Cinzia Lucchelli, elaborazioni grafiche a cura di Silvio Falciatori

Come stanno gli italiani? Dipende, soprattutto da dove nascono. Succede per i tumori, ad esempio: al Sud si guarisce meno. Il dato emerge dal Rapporto Osservasalute - pubblicato dall'Osservatorio nazionale sulla salute nelle regioni Italiane, che ha sede all'Università Cattolica di Roma - frutto del lavoro di 197 ricercatori. Racconta un paese in cui gli abitanti diminuiscono in numero, vivono più a lungo e, soprattutto avanti negli anni, accumulano malattie croniche perdendo in autonomia. Un Paese che si conferma con forti differenze regionali, a partire dagli stili di vita. "È evidente il fallimento del Servizio sanitario nazionale, anche nella sua ultima versione federalista, nel ridurre le differenze di spesa e della performance fra le regioni italiane", commenta il presidente dell'Istituto superiore di sanità, Walter Ricciardi.

Viviamo più a lungo ma malati

Continua a diminuire il numero degli abitanti del nostro Paese, il saldo tra nascite e decessi è da tempo negativo. Oltre un italiano su 5 ha più di 65 anni. Le donne sono in maggioranza e vivono più a lungo. Si fanno meno figli (1,35 per donna, per le italiane 1,27, per le straniere 1,94; l’anno precedente era 1,37) e sempre più tardi (età media al parto: 31,7 anni; italiane: 32,3 anni; straniere 28,7 anni).

 



Invecchia la popolazione e aumentano le malattie croniche. Eppure ci sono meno decessi in età precoce, vale a dire tra i 30 e i 69 anni, dovuti soprattutto alle malattie croniche: è diminuito del 20% negli ultimi 12 anni. Continuano a crescere i “giovani anziani”(i 65-74enni sono il 10,9% della popolazione, uno su dieci). Rimane stabile la quota di “anziani” (dai 75 agli 84 anni, sono l’8%). Calano gli ultracentenari.

La speranza di vita alla nascita è di 80,6 anni per gli uomini e 84,9 anni per le donne. Nei 5 anni trascorsi dal 2013 al 2017, gli uomini hanno guadagnato 0,8 anni, le donne 0,3 anni: le differenze di genere si stanno riducendo.

Aumentano costantemente le malattie croniche (secondo dati Istat nel 2013 il 38% dei residenti in Italia dichiarava di essere affetto da almeno una delle principali patologie croniche, nel 2016 questa quota sale al 39,1%) come ipertensione (prevalenza del 30,4%); diabete (8%); osteoartrosi (18%); disturbi tiroidei (15,3%). La crescita dipende da tanti fattori come il miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie, economiche e sociali; l’innalzamento dell’età media; le conoscenze sull’impatto degli stili di vita e dell’ambiente sulla salute e alla disponibilità di nuove terapie farmacologiche. Soprattutto le donne accumulano queste malattie (28,7% contro il 21,3% degli uomini). Il fenomeno è dilagante tra i pazienti di 65 anni e oltre. Crescono il rischio di mortalità, ospedalizzazione, terapia farmacologica inappropriata, reazioni avverse ai farmaci, duplicazione degli accertamenti e consigli medici contrastanti. Il quadro clinico si complica quando alle malattie croniche si somma la presenza di disturbi cognitivi, disabilità e tutte quelle condizioni che determinano la fragilità dell'anziano. Tutto questo comporta un aumento dell'impegno di risorse sanitarie, economiche e sociali.

Nel caso di due malattie ecco le combinazioni più frequenti (anno 2016):
ipertensione e osteoartrite (30,0%)
ipertensione e disturbi tiroidei (14,6%)
diabete tipo 2 e ipertensione (11,6%).

Nel caso di tre malattie:
ipertensione, osteoartrite e disturbi tiroidei (18,9%)
ipertensione nei soggetti con quattro patologie.

Il 70% dei pazienti con almeno due patologie croniche assume cinque o più farmaci differenti. Questa quota è più elevata in alcune regioni come Puglia (77%), Marche (76,8%), Umbria (76,6%), Toscana (74,4%), Abruzzo/Molise e Sardegna (entrambe 75%).

Piccoli passi in avanti nello stile di vita

Ci dedichiamo un poco più allo sport ma non abbiamo fatto pace con la bilancia. Non smettiamo di fumare e anche con l’alcol abbiamo un rapporto non sempre sano. Insomma abbiamo fatto qualche passo in avanti ma ancora non abbiamo raggiunto uno stile di vita salutare.



Nel 2016 rispetto al 2015 c’è stato un aumento lieve di obesi (1%) e una lieve diminuzione (1,4%) di persone in sovrappeso. Più di un terzo della popolazione adulta (35,5%) è in sovrappeso, mentre poco più di una persona su dieci è obesa (10,4%). Complessivamente quasi il 46% di chi ha da 18 anni in su pesa più di quanto dovrebbe.

Sport. Una buona notizia c’è: aumentano gli sportivi (il 34,8% pratica uno o più sport nel 2016, erano il 33,3% nel 2015). Il 25,1% si dedica allo sport in modo continuativo, il 9,7% in modo saltuario.



Coloro che, pur non praticando uno sport, svolgono una attività fisica sono il 25,7% della popolazione, mentre i sedentari sono circa 23 milioni e 85 mila, pari al 39,2%.

Alcol. Continuano a diminuire, anche se di poco, le persone che non consumano alcolici, vale a dire astemi e astinenti negli ultimi 12 mesi. Oggi sono il 34,4% di chi ha più di 11 anni (nel 2014 era il 35,6%, nel 2015 34,8%).

Antidepressivi. Cresce ancora il consumo di antidepressivi: le dosi giornaliere sono 39,87 per mille abitanti al giorno nel 2016 (erano 39,6 l'anno precedente). Le regioni che ne fanno più ricorso sono Toscana (60,96), Provincia di Bolzano (53,63), Liguria (53,09) e Umbria (52,06). I valori più bassi in Campania 30,59; Puglia 31,33; Basilicata 31,42; Sicilia 31,58; Molise 31,95.

Fumo. Rimane costante il numero dei fumatori. Un vizio duro a morire soprattutto tra i giovani, anche se i più accaniti sono gli over-60. Si legge a questo proposito nel Rapporto: “Nel 2016, in Italia, il costo medio di un pacchetto di sigarette del brand più venduto a parità di potere d’acquisto era 5,62€, contro i 10,07€ della Norvegia o 10,26€ dell’Irlanda”.






 

Dove funziona la prevenzione si muore meno per tumore


La sopravvivenza dei pazienti oncologici, si legge nel Rapporto, è aumentata in modo continuo e sostanziale per la maggior parte delle neoplasie nei primi dieci anni del Duemila, in Italia come nel resto d’Europa. Il merito è della prevenzione e delle terapie. Grazie alla diminuzione dei fumatori tra gli uomini e all’aumento della copertura degli screening preventivi (per esempio il pap test periodico e la mammografia tra le donne) sono diminuiti i nuovi casi di tumori al polmone tra i maschi (- 2,7% l’anno dal 2005 al 2015) e della cervice uterina tra le donne (-4,1% all’anno). È aumentata del 5,7% anche la sopravvivenza a 5 anni per il tumore al polmone e del 2,4% per il carcinoma del collo dell’utero.

Nelle immagini qui sotto le mappe a confronto sulla lotta ad alcuni tumori. Per capire cosa significano lettere e relativi colori occorre leggere la legenda:


A=progresso ottimale: incidenza in riduzione/lieve riduzione, mortalità in riduzione, sopravvivenza in aumento.
B=progresso: incidenza stabile, mortalità in riduzione, sopravvivenza in aumento.
C=progresso parziale: incidenza in aumento, mortalità in riduzione, sopravvivenza in aumento.
D=progresso inadeguato: incidenza stabile o in aumento, mortalità stabile o in aumento, sopravvivenza in aumento


Lotta al tumore al polmone (a sinistra gli uomini, a destra le donne)
 



Nei tumori del colon-retto maschile e del seno la mortalità si riduce, ma persiste un lieve aumento dell’incidenza. Tra gli uomini l’incidenza del tumore colon-rettale, pur avendo subito un rallentamento della crescita, è ancora in leggero ma significativo aumento (+0,5%).

Qui sotto la mappa della lotta contro il tumore al colon-retto (a sinistra gli uomini e a destra le donne)



Per il tumore del seno la sopravvivenza a 5 anni è elevata e destinata ad aumentare (+4,2%). L’incidenza in leggero aumento in Italia (+1,0%). La mortalità diminuisce del 2,8% l’anno.

Qui sotto la mappa della lotta contro il tumore la seno





La mappa della lotta contro il tumore alla cervice uterina





 




Ma non tutte le notizie sono buone. Aumentano i casi di tumore polmonare tra le donne (+1,6% tra il 2005 e il 2015); questo perché storicamente le donne in Italia hanno iniziato a fumare più tardi che in altri Paesi europei e quindi ne scontano le conseguenze oggi. Anche per questo tipo di tumore l’efficacia delle cure ha garantito un aumento della sopravvivenza (da 18,2% al 23,8%).

Sempre più anziani non autonomi

In una popolazione che invecchia sempre più emerge un problema enorme: tra chi ha più di 65 anni l’11,2% fatica o proprio non riesce più a svolgere senza aiuto anche le più semplici attività quotidiane. Come mangiare tagliando il cibo, sdraiarsi e alzarsi dal letto o sedersi e alzarsi da una sedia, vestirsi e spogliarsi, usare i servizi igienici e fare il bagno o la doccia. Non sono autonomi il 3,2% tra gli anziani di 65-74 anni, il 12% tra quelli nella classe di età 75-84 e al 36,2% tra gli ultraottantacinquenni.

Poi il 30,3% degli ultrasessantacinquenni ha molta difficoltà o non è in grado di usare il telefono, prendere le medicine e gestire le risorse economiche preparare i pasti, fare la spesa e svolgere attività domestiche leggere, svolgere occasionalmente attività domestiche pesanti. Sono il 13% di chi ha 65-74 anni, il 38% per gli anziani tra i 75-84 anni e il 69,8% tra gli ultra ottantacinquenni.

Una situazione destinata ad aumentare nel tempo. Le proiezioni per il 2028 indicano che tra gli ultrassesantacinquenni le persone non in grado di svolgere le attività quotidiane per la cura di se stessi saranno circa 1,6 milioni (100 mila in più rispetto a oggi), mentre quelle con problemi di autonomia arriveranno a 4,7 milioni (700 mila in più). “Ci troveremo di fronte a seri problemi per garantire un’adeguata assistenza agli anziani – avverte il direttore scientifico dell’Osservatorio Alessandro Solipaca- in particolare quelli con limitazioni funzionali (che non sono autonomi), perché la rete degli aiuti familiari si va assottigliando a causa della bassissima natalità che affligge il nostro Paese da anni e della precarietà dell’attuale mondo del lavoro che non offre tutele ai familiari caregiver”.

Profondo divario tra Nord e Sud

I dati del Rapporto Osservasalute confermano un'Italia divisa in due. Nel Sud una persona su cinque dichiara di non aver soldi per pagarsi le cure, quattro volte la percentuale osservata nelle regioni settentrionali. Gli esiti di salute, "in particolare la mortalità prevenibile attraverso adeguati interventi di Sanità Pubblica - si legge nel Rapporto - sono drammaticamente più elevati al Sud. La Campania, e in particolare la Calabria, sono le regioni che nel quadro complessivo mostrano il profilo peggiore". Si evidenziano dunque, avverte l'indagine, "situazioni di buona copertura dei sistemi sanitari nelle regioni del Centro-Nord, mentre per il Meridione appare urgente un forte intervento in grado di evitare discriminazioni sul piano dell'accesso alle cure e dell'efficienza del sistema".


Speranza di vita. Si vive di più a Trento (81,6 anni per gli uomini e 86,3 anni per le donne); di meno in Campania (78,9 anni e 83,3 anni).

Obesità. Le regioni meridionali hanno una prevalenza più alta di persone di 8 anni e più obese (Abruzzo 14,2%, Puglia 13,1% e Molise 12,4%,) e in sovrappeso (Basilicata 40,6%, Calabria 40,4% e Molise 39,8%) rispetto alle regioni settentrionali, che mostrano i dati più bassi (obesità: Bolzano 8,1%, Trento 8,3% e Lazio 8,6%; sovrappeso: Bolzano 30,7%, Trento 31,6% e Valle d’Aosta 31,7%).

Sport. I virtuosi dello sport si concentrano nelle regioni settentrionali. Hanno la quota più bassa di praticanti la Campania (20,0%), la Sicilia (24,0%), la Calabria (24,2%), il Molise (25,1%) e la Basilicata (26,1%). Nella maggior parte delle regioni meridionali, più della metà della popolazione non pratica sport né attività fisica, in particolare in Sicilia (58,4%), Campania (56,9), Calabria (53,4%) e Molise (52,5%), dove ben oltre la metà delle persone di età 3 anni e oltre è sedentaria.

Mortalità precoce. Dal 2004 al 2015 in tutte le regioni è diminuita la mortalità precoce per le malattie croniche ma in alcune in maniera più significativa (Umbria e Lombardia) di altre (Sicilia e Sardegna). Negli anni la distanza tra Nord e Sud è aumentata. Nel 2015, la Provincia autonoma di Trento ha presentato il valore più basso, mentre la Campania quello più alto (più 22% di quello nazionale; più 14% delle altre regioni del Mezzogiorno). Le altre regioni con la mortalità precoce più bassa sono Umbria (204,7 per 10.000), Emilia-Romagna (205,8 per 10.000) e Veneto (206,9 per 10.000); quelle con la mortalità più alta, oltre la Campania, sono state la Sicilia (254,7 per 10.000) e la Sardegna (249,2 per 10.000). Il Lazio presenta un tasso abbastanza alto, pari a 245,3 per 10.000, più vicino alle regioni del Mezzogiorno che a quelle del Centro.

Sopravvivenza per tumori. Nel Centro-Nord la sopravvivenza è omogenea a fronte di una sostanziale equivalenza dei trattamenti e delle strategie di diagnosi (introduzione dei programmi di screening). Nel Sud, in Sicilia e in Sardegna è mediamente inferiore.

Prevenzione. Nel caso di tumori per cui è stato messo a punto un programma di screening, si vede la differenza tra le aree in cui la prevenzione è iniziata prima e la copertura è ottimale e le altre. Alcuni esempi. Nella Provincia autonoma di Trento lo screening preventivo per il tumore del colon retto raggiunge una copertura del 72% della popolazione, mentre in Puglia appena del 13%. Per i tumori al polmone per gli uomini e alla cervice uterina per le donne si è raggiunto un “progresso ottimale” in alcune aree in cui l’incidenza e la mortalità sono in riduzione e la sopravvivenza in aumento. Per il tumore polmonare tra gli uomini il progresso è stato molto più marcato nel Nord-Est (Veneto in particolare, -4,9% variazione annua percentuale nella mortalità), inferiore nel Mezzogiorno (Basilicata e Calabria le regioni con progresso inferiore, -1,9 variazione annua percentuale nella mortalità). Il tumore al seno aumenta, come incidenza, in Basilicata e in Calabria.

 

 

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