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Solo l’Europa può vincere le sfide del nostro tempo

Gli equilibri economici e geopolitici del mondo cambiano, ma fingiamo di non saperlo mettendo la testa sotto la sabbia. L’Italia si illude di essere una grande potenza membro del G7, ma ciò solo perché non si considerano Cina e India come potenze industriali. Altrimenti saremmo già fuori e con anche il Brasile sulla strada per superarci come Pil.

L’Europa invecchia e si riduce da un punto di vista demografico ed economico, vive una crisi di identità ed è circondata da tensioni e minacce geopolitiche. Però l’Ue è la prima potenza commerciale, ha il miglior sistema di istruzione di base, è la seconda economia e centro di risparmio, e ha la seconda spesa militare del mondo. Ha il 9% della popolazione, il 19% del Pil e il 55% delle spese sociali del mondo. A differenza dei suoi Stati membri, unita avrebbe le potenzialità per garantirsi un altro ciclo di sviluppo e un ruolo sullo scenario globale.

Eppure non lo fa. L’integrazione europea è incompleta dal punto di vista economico, politico e militare. Accelerano i tempi della vita e il ritmo del cambiamento (tecnologico), ma si riducono la capacità di comprensione e adattamento sociale, e i tempi disponibili per le classi politiche nelle democrazie. Costrette a guardare al breve periodo per essere rielette, non riescono a fare gli interessi profondi e di medio periodo, a guidare le trasformazioni indispensabili per affrontare le sfide contemporanee – siano esse demografiche, energetiche, ambientali, economiche, sociali, o della sicurezza. Non riescono a realizzare davvero l’unità europea.

Così la democrazia perde forza d’attrazione e si diffondono regimi illiberali, autoritari, non democratici. Nel mondo importanti attori non sono democrazie liberali: dalla Russia di Putin alla Turchia di Erdogan, dalla Cina di Xi Jin Ping alle autocrazie e teocrazie mediorientali. Alcuni provano a guidare trasformazioni radicali delle loro società – si pensi alla Cina degli ultimi decenni o al piano di riforme economiche in Arabia Saudita – ma sempre subordinandole al mantenimento del potere. È manifesta la disponibilità all’uso della forza sul piano internazionale – dall’Ucraina alla Siria, allo Yemen, al Pacifico – che gli europei speravano superata.

Perfino dentro l’Ue – ad esempio in Ungheria e Polonia – assistiamo ad un’erosione della democrazia liberale. Sia essa che il ruolo dell’Europa nel mondo non sono scontate. Sono entrambe fragili e a rischio, e possono salvarsi solo insieme. Gli Stati nazionali europei sono troppo piccoli per poter garantire sicurezza e benessere ai cittadini. Questo erode il consenso verso le istituzioni democratiche, i governi e le classi politiche.

Solo a livello europeo è possibile affrontare le grandi sfide. È facile osservare che le proposte più avanzate e lungimiranti – che si tratti di ambiente, energia, transizione ecologica, migranti, sicurezza, investimenti, regolamentazione della finanza, tassazione delle multinazionali, diritti sociali – sono quelle del Parlamento e della Commissione, non quelle dei governi nazionali, che però mantengono spesso il potere di decisione ultima nell’Ue attuale.

La democrazia può ritrovare la capacità di rispondere alle esigenze dei cittadini, e di tutelarne gli interessi strutturali e di medio periodo solo se si allarga al livello europeo. Per questo è così importante la proposta di Macron di rifondare l’Ue con una vera condivisione di sovranità su economia, difesa e migranti. Che richiede però la creazione di una vera democrazia europea, con un governo federale dotato di un bilancio e poteri adeguati, anche sul piano della difesa, e pienamente responsabile di fronte ai cittadini attraverso le elezioni europee. È in questo quadro che si collocano la riforma dell’Eurozona, l’integrazione militare, e quella differenziata – ovvero un’avanguardia di

Paesi che si integra maggiormente.

Sarebbe bene che le forze politiche, nel negoziare un futuro governo, l’avessero in mente e rendessero esplicite le loro posizioni e la loro idea del ruolo dell’Italia in Europa.

@RobertoCastaldi. ©RIPRODUZIONE RISERVATA



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