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Elezioni, parla l'uomo che ha vinto sussurrando "Più Europa"

Riccardo Magi, segretario dei Radicali italiani, è stato eletto nel decimo collegio uninominale della Capitale, dove ha battuto la Iena Giarrusso: "Costruiremo l'opposizione europea, spero che il Pd non si perda in rese dei conti interne"

ROMA. C’è un europeista convinto che si candida in un collegio che unisce alcune porzioni del centro della Capitale alla periferia più estrema e abbandonata (quella in cui si farà lo stadio della Roma, per capirci). Contro di lui si batte un volto noto televisivo, la Iena Dino Giarrusso per i Cinquestelle, e una candidata del centrodestra, Olimpia Tarzia, che proviene dal movimento pro-vita (l’europeista è radicale, per giunta). Con il vento del sovranismo che soffia, l’europeista vince strada per strada, casa per casa, sussurrando due parole: “Più Europa”.

Onorevole Riccardo Magi, come ha fatto?

“Ho parlato della nostra scelta: mettere al centro il rilancio integrazione europea, come unica possibilità seria di trovare una soluzione di governo alle questioni del nostro tempo. Alle persone ho detto: guardate c’è chi vi propone scorciatoie e promesse irrealizzabili, noi invece crediamo che le soluzioni siano complesse e che i cittadini vadano trattati da persone responsabili, non raccontando che si possa fare il reddito di cittadinanza, la riforma delle pensioni e ridurre il debito pubblico tutto insieme. Non è serio. E il risultato dimostra che c’è chi ha apprezzato questa serietà: non tutti, ma la maggioranza in questo territorio”.

Però la stessa narrazione non ha funzionato a livello nazionale.

“Gli elettori hanno espresso una volontà chiara: hanno scelto le forze nazionaliste e sovraniste, per noi questa è una sconfitta. Probabilmente hanno scelto la risposta più facile e immediata al disagio. Io credo che si rivelerà un’illusione. Ora però tocca a chi ha fatto quelle proposte e a chi ha urlato che la colpa è sempre di qualcun altro (gli stati vicini, i migranti), spiegare come portarle avanti. Anche in termini di numeri per costruire una proposta di governo. C’è un cortocircuito in questo nuovo sovranismo che vuole essere internazionalista, ben rappresentato dal selfie di Giorgia Meloni con Viktor Orban. Meloni, come Salvini, lamentano che l’Europa abbia lasciato sola l’Italia a far fronte ai flussi migratori, ma la proposta dell’Europa per una condivisione del problema è stata respinta proprio da Orban. L’internazionale dei nazionalismi è un’idea grottesca, perché il nazionalismo rimanda sempre il problema agli Stati vicini. Ciononostante questa è una china pericolosa”.

Prima del voto si è vociferato di tutto, persino di Bonino presidente di un governo Berlusconi. Ora, che succede?

Sono state messe in giro bufale di ogni tipo per metterci in cattiva luce, perché il progetto di Più Europa stava ottenendo riscontri. Ma noi abbiamo fatto una scelta di campo, considerando le caratteristiche di brutta legge elettorale. Ci siamo apparentati con il Pd senza nascondere specificità e differenze. Rispetto a chi ha vinto, però, siamo quanto di più all’opposizione ci sia”.

L’alleanza con il Pd quindi resta?

“Alla luce del risultato elettorale, abbiamo la priorità di ricostruire l’alternativa alle forze sovraniste, spero che il Pd non si perda in una resa dei conti interna. In campagna elettorale su alcune cose si è troppo adeguato ai toni degli altri: sull’immigrazione, ma anche più in generale sulla questione europea. Purtroppo ha vinto chi vuole battere i pugni sul tavolo in Europa, noi invece pensiamo che si debbano costruire insieme politiche comuni. L’Europa è imperfetta perché è rimasta a metà, perché gli stati nazionali non hanno voluto completarla. E per farlo bisogna darle ulteriori competenze: come l’esercito, il controllo delle frontiere esterne, la politica migratoria, ma anche rafforzare quelle in politica estera, convergenza fiscale ed economica, che consentano di affrontare la crisi. Si possono affrontare le delocalizzazioni, il dumping fiscale e salariale, con i dazi e l’autarchia come vuole fare Salvini riportandoci a un secolo fa, o stabilendo regole comuni nello spazio del mercato europeo. Se la proposta è la chiusura, rischiamo che l’impoverimento crei conflitti con gli altri Paesi e all’interno del nostro”.

Vi spaventa di più un governo Salvini o un governo Di Maio?

“Presentano delle analogie, entrambi parlano alla pancia delle persone. I Cinquestelle hanno aggiornato il metodo del Berlusconi dei primi tempi: dire un giorno una cosa, poi l’opposto e infine una via di mezzo. È una tecnica di marketing per massimizzare il consenso. Quindi sono più imperscrutabili. La Lega ha proposte più chiare, ma non condivisibili. In entrambi i casi avrebbero da noi opposizione netta e frontale, perché rappresentano i nostri avversari naturali, visto che oggi la partita è tra società chiusa e società aperta, tra chi pensa di risolvere i problemi globali trincerandosi nei confini nazionali, e chi invece come noi crede che un’Italia più forte sia possibile solo all’interno degli Stati uniti d’Europa”.

 

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