Quotidiani locali

Cronaca italiana, le storie del 24 febbraio 2018

Dal rebus antico scovato a Reggio Emilia alla ragazza di Modena discriminata ai colloqui di lavoro perché porta il velo fino alle "Teresiane", i nuovi biscotti che rappresenteranno Trieste. Il meglio dell'informazione dai quotidiani locali del Gruppo Gedi

Quel ragazzino di 99 anni innamorato del cielo
Lucca. Quando Enrico Giulietti, classe 1919, di origine torinese, prova a descrivere la passione di una vita per gli aerei militari - o come usa chiamarli, "per gli apparecchi" - quasi non sa da dove cominciare. Ci pensa e sorride ed è difficile riuscire a immaginare quanti ricordi si aprano davanti agli occhi di chi ha conosciuto tutto. Dall'orrore della guerra, all'amore per le donne, dai paesi lontani dove cercare fortuna, ai lavori da inventarsi e da imparare un po' alla volta. È un viaggio lontano nel tempo, a centinaia di piedi di altezza, che inizia a Torino nei primi anni Trenta e arriva a Lucca quasi un secolo dopo.

Rifiutata in ditta perché indossa il velo
Modena. «Le aziende hanno rifiutato la mia candidatura per uno stage perché sono musulmana e indosso il velo. Predicano che l'Italia sia un paese libero, ma non è così. E ho paura di trovare un lavoro: so già che sarò discriminata per la mia religione». A parlare è una giovane tunisina, che preferisce rimanere anonima. La studentessa, quando, durante gli studi alle scuole superiori è stato il momento di stabilire in quale azienda avrebbe frequentato lo stage, non sapeva che si sarebbe trovata di fronte a un'odissea. La giovane parla benissimo l'italiano e sogna un futuro nel mondo del marketing.

Cannella, mou e caffè: ecco le "Teresiane"
Trieste. Biscotti ovis mollis alla cannella e fior di sale di Pirano, caramello mou e ganache di caffè. È Lisa Angelini, con il suo laboratorio Liberty, ad aver realizzato il dolce migliore nella gara per l'ideazione dei pasticcini "Le Teresiane", che ora si preparano ad arrivare nelle pasticcerie di tutta la città. La competizione è stata lanciata in occasione delle celebrazioni per i 300 anni della nascita di Maria Teresa d'Austria.

Arsenale di Venezia: il sogno di una nuova stagione
Venezia. L'Arsenale di Venezia, la più grande fabbrica della storia europea, è diviso in due parti. Quella sud è conosciuta grazie alla Biennale, la nord è in uno stato di semi-abbandono. Un gruppo di associazioni riunite nel Forum Futuro Arsenale vorrebbe che il Comune, che ne è proprietario, le restituisse la funzione originaria di cantiere navale e "luogo aperto".

Spunta un rebus raro e antico, riuscite a risolverlo?
Reggio Emilia. Un giovane antiquario reggiano possiede una stampa a dir poco eccezionale: è una delle uniche due di cui si sappia l’esistenza. Un rebus sapere se ne esistono altre in circolazione ma soprattutto è un Rebus il contenuto dell’immagine che fa restare a bocca aperta, se si pensa che quello identico è custodito, dal 1879, al British Museum di Londra.

I clienti arrivano in ritardo ristoratore spara
Lido. Pasqua con brutta sorpresa. Cinque turisti veneziani si sono visti sparare un colpo di carabina ad aria compressa dal gestore del rifugio Casa Ditta, in Val Morzath, nel Comune di Erto Casso. Il padrone di casa Adriano Roncali, che sostiene di aver agito per legittima difesa in quanto avrebbe sentito uno degli ospiti dire “Andemo su e ghe demo” (andiamo su e gliele diamo) è stato condannato a due mesi convertiti in 15 mila euro di multa per minaccia aggravata.

Auto troppo piccola, il cestista non ci sta. La sentenza: "Alcoltest impossibile"
Treviso. Lo avevano fermato in Strada Ovest perché la sua auto andava ad un’andatura a zig-zag un po’ sospetta. Lui, un giocatore opitergino di basket professionista, all’epoca 31enne, fu sottoposto dai carabinieri all’alcoltest. Non in piedi, all’aperto (quella notte c’era nebbia e l’umidità al 100 per cento avrebbe potuto compromettere la funzionalità del precursore), ma all’interno dell’abitacolo della pattuglia, una Fiat Bravo, in dotazione al reparto Radiomobile. Solo che la sua altezza di quasi 2 metri e 5 centimetri per un

peso di oltre un quintale e 10 chili, a suo dire, non gli avrebbe permesso di soffiare all’interno del precursore perché nell’esiguo spazio dell’abitacolo della Fiat Bravo la sua struttura fisica gli comprimeva oltremodo il diaframma, togliendogli il fiato. E il giudici gli ha dato ragione.

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