Quotidiani locali

Vai alla pagina su Elezioni politiche 2018
Odio, razzismo e xenofobia. Ecco l’Italia della politica

Odio, razzismo e xenofobia. Ecco l’Italia della politica

Barometro di Amnesty sul disprezzo dei candidati nei confronti delle minoranze «Dal centrodestra proviene il 95% dei discorsi contro migranti, Islam e rom» 

Roma, Forza nuova irrompe negli studi di DiMartedì per bloccare la puntata "Ieri sera esponenti di Forza nuova hanno tentato di bloccare la messa in onda di DiMartedì facendo irruzione in studio durante la puntata. Questo non è accettabile né tollerabile". E' questa la denuncia, su Twitter, di Andrea Salerno, direttore di La7. "Questo non è accettabile né tollerabile. E' un pessimo segnale sul quale tutte le forze politiche democratiche devono fare i conti". In questo video il blitz dei militanti, a colloquio con il conduttore del programma Giovanni Floris.

ROMA. «In questi giorni si è rovesciato qualcosa: c’è un’organizzazione che difende la libertà d’espressione dal 1961, che si trova a ricordare che questo diritto non è assoluto e che non può diventare un alibi per i discorsi d’odio». Il ragionamento di Riccardo Noury, portavoce della sezione italiana di Amnesty International rende perfettamente la misura di un paradosso: in un campagna elettorale dove il razzismo e la xenofobia dilagano, è chi difende da sempre la libertà a dover alzare una barriera difensiva per preservare questo spazio.

È questo lo scopo del barometro dell’odio di Amnesty Italia, che monitora i profili Facebook e Twitter dei 1.392 candidati ai collegi uninominali delle politiche 2018, compresi i 17 leader politici delle rispettive fazioni, oltre agli aspiranti consiglieri e presidenti regionali di Lazio e Lombardia. C’è un dato che salta all’occhio: il 95% delle parole che disprezzano migranti (colpiti dal 79% dei discorsi d’odio) e persone di religione islamica (12%) e, in maniera meno diffusa, anche rom (5%), omosessuali (3%) e donne (1%), proviene da politici in quota centro-destra. Il 50% dalla Lega, il 27% da Fratelli d’Italia e il 18% da Forza Italia.

Il 42% delle 500 dichiarazioni raccolte dagli attivisti di Amnesty nei primi dieci giorni di campagna elettorale, arriva direttamente dai leader degli schieramenti. Matteo Salvini è ampiamente in testa a questa graduatoria, con 80 frasi pronunciate, seguito da Giorgia Meloni (61), Roberto Fiore (12), Silvio Berlusconi (7) e Simone di Stefano (5). Tra i candidati alle regionali, spicca il leghista lombardo Attilio Fontana con 27 frasi. La retorica della «sostituzione etnica», per cui sarebbe in atto un «disegno» per rimpiazzare gli italiani con gli stranieri (nel nostro Paese risiedono oltre 60 milioni di persone, poco più di 5 milioni provengono da oltre confine), è particolarmente utilizzata da Giorgia Meloni. In un video pubblicato su Facebook il 17 febbraio sostiene: «Siamo vittime di un disegno di pulizia etnica per cui gli italiani scappano e arrivano gli immigrati».

leggi anche:

E ancora: «L’Istat fotografa quella che noi chiamiamo sostituzione etnica». Matteo Salvini, che spesso utilizza il termine “clandestini” per definire tutti i migranti, si distingue per la sua islamofobia: «Nella dichiarazione islamica dei diritti dell’uomo - ha scritto su Facebook - c’è scritto che la donna vale meno dell’uomo, che la libertà di pensiero e di parola è limitata rispetto a quanto imposto dal Corano. C’è dell’incompatibilità con i nostri valori». Silvio Berlusconi ha esordito da poco tempo sui social network, ma si è già distinto su Twitter per la sua stima, del tutto approssimativa, dei migranti irregolari presenti in Italia: «Qualunque persona responsabile si rende conto che 600mila persone che vivono ai margini della società sono una bomba sociale pronta a esplodere».

Il direttore di Amnesty Italia Gianni Rufini ha sottolineato durante la presentazione del Rapporto 2017-2018 sulla situazione dei diritti umani nel mondo dell’organizzazione non governativa «il grave degrado del confronto politico e culturale nel nostro paese, con una deriva sempre più veloce verso il razzismo, l’odio e la violenza. L’ultimo anno lo ha confermato, non solo con il crescente spostamento dell’opinione pubblica e, soprattutto, del mondo politico verso posizioni xenofobe e discriminatorie, ma anche con l’esplodere della violenza in centinaia di casi in tutto il territorio nazionale». Il riferimento è ai fatti di Macerata, Perugia e Palermo. Dalle parole ai fatti, in questi casi, il passo è breve. Insomma ne esce la foto di un’Italia «intrisa di ostilità, razzismo, xenofobia, di paura ingiustificata dell'altro».

Il rapporto di Amnesty non risparmia neanche chi governa l’Italia: l’accordo con la Libia, la campagna di accuse contro le Ong, le detenzioni denunciate negli hotspot, continuano a produrre sofferenze.

Fuori dal nostro Paese la situazione non migliora. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump è stato eletto nonostante le centinaia di dichiarazioni contro donne, migranti e persone di religioni islamica. «Il fenomeno non è nuovo - spiega ancora Noury - ma è diventato prevalente perché non lo abbiamo contrastato in maniera efficace e perché gli esperti di comunicazione dei leader politici hanno capito che aveva una certa presa e hanno suggerito loro di utilizzarlo. Prima di Trump sono arrivati Orban in Ungheria, Duterte nelle Filippine, Erdogan in Turchia. Il problema è che dopo le parole, vengono i fatti. L’esempio massimo di quello che l’odio può produrre sono le centinaia di migliaia di rohingya costretti a fuggire dal Myanmar».

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

TrovaRistorante

a Venezia Tutti i ristoranti »

Il mio libro

NARRATIVA, POESIA, FUMETTI, SAGGI E TESI DI LAUREA

Pubblica il tuo libro