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Cambiamenti climatici un “buco” da 65 miliardi

L’analisi

L’allarme lanciato ormai a cadenze regolari da più parti sull’irrespirabilità della nostra aria purtroppo si rafforza di studio in studio. L’ultimo, presentato alcune settimane fa, redatto dalla Wmo, l’autorevole organizzazione meteorologica mondiale facente capo alle Nazioni Unite, segnala come senza un’inversione di marcia, gli obiettivi di Cop21 a Parigi sono terribilmente a rischio, dal momento che nel 2016 – l’anno al quale si riferisce la ricerca Wmo – le parti di anidride carbonica per milione hanno toccato quota 403,3, in aumento rispetto alle 400 nette del 2015.

Un esempio lo abbiamo in Italia. È la tanto vituperata Pianura Padana, certificata quale una delle aree con l’atmosfera più malsana d’Europa e dove polveri sottili, ossidi di azoto, benzene e monossido di carbonio, favoriti dalla conformazione morfologica della zona, (una “conca” chiusa tra Alpi e Appennini) vanno ad accumularsi con facilità, senza riuscire ad andarsene. La cappa padana è indubbiamente colpa delle abitudini dell’uomo e la presenza di significative aree industriali e autostrade non aiuta a cambiare le cose.

Quello che è certo, è che mette a rischio la salute di almeno 20 milioni di italiani residenti nella Pianura. Un folto numero di persone che forse, dalle parole su blocchi del traffico per qualche domenica, appelli a utilizzare il servizio di trasporto pubblico, l’abbassamento della temperatura di un grado in casa, ha bisogno di passare ai fatti. L’inquinamento atmosferico è il più grave problema ambientale in Italia, e le politiche pubbliche adottate finora sono state insufficienti o comunque prese in ritardo.

Senza contare inoltre che l’inquinamento è strettamente connesso, come ormai comprovato, ai repentini cambiamenti climatici e ad eventi atmosferici improvvisi e incontrollabili: spesso infatti a lunghi periodi di siccità succedono nubifragi e alluvioni – situazione verificatasi anche in queste ultime settimane in più parti d’Italia, con repentini cali delle temperature – che anziché migliorare la situazione la peggiorano, causando ingenti danni ad agricoltura e allevamenti, quando non a persone e cose.

Smog e clima sono dunque un binomio letale, che ha bisogno di antidoti seri, e non solo di proclami. Da qualche parte alcuni tentativi sono stati messi in atto, come a Parigi, dove di recente è stato approvato un “Piano Clima” che tra le altre misure propone l’abolizione delle auto diesel al 2024 e di tutte le auto non elettriche al 2030. Un esempio di come la politica possa affrontare questa sfida con forza, lungimiranza e strategie globali e locali coerenti. La riduzione degli impatti di eventi atmosferici e climatici pericolosi e l’adattamento ai cambiamenti climatici sono ormai priorità assolute dell’Italia in quanto lo sono anche di tutta l’Europa.

Ondate di calore, piogge torrenziali, straripamento di corsi d’acqua, tempeste di vento, frane, siccità, incendi boschivi, valanghe, grandinate e mareggiate sono, purtroppo, all’ordine del giorno, e le perdite economiche causate da tali fenomeni e documentate nei 33 Stati membri, dal 1980 al 2016, dunque nell’arco di 36 anni, sono superiori ai 450 miliardi di euro. Solo in Italia i danni sono stati per 64,9 miliardi di euro. Tutto questo va fermato.

La strategia mondiale della “resilienza” ci dice che bisogna ridurre le emissioni climalteranti e aumentare la capacità di assorbimento dell’anidride carbonica da parte della biomassa, incentivando l’efficienza energetica e l’uso di fonti rinnovabili, così come bisogna mettere in campo vere politiche di sostegno all’uso del mezzo pubblico per incentivare le persone a lasciare a casa la macchina.

Le soluzioni insomma ci sono, ma vanno adottate quanto prima. Francia, Svezia e Germania sono, a oggi, gli unici paesi

europei in linea con gli impegni presi alla Conferenza di Parigi del 2015 riguardo al taglio delle emissioni da raggiungere entro il 2030. Allinearsi è il modo migliore per lasciare un Mondo ospitale a chi verrà dopo di noi.

@degirolamoa

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