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L'Italia boccia i braccialetti di Amazon

Il brevetto per i dispositivi di controllo entra in campagna elettorale. Calenda: «Mai da noi». L'azienda: «Speculazioni»

Braccialetto, il dipendente: "Otto ore 'a passo Amazon'.Vogliono controllarci? Non siamo agli arresti domiciliari" Marco lavora nella sede di Piacenza da sette anni. Prima con contratto interinale, poi a tempo indeterminato. Ha cambiato vari settori, passando da picking all’imballaggio per approdare al 'green team', la squadra che si occupa di raccolta differenziata dei rifiuti nel capannone. Ricorda bene i tempi in cui si muoveva tra gli scaffali per scansionare i codici degli oggetti: "Si cammina 'a passo Amazon'. Dopo otto ore con quella velocità, hai le gambe pesanti. So di colleghi con problemi cronici a cui è stato chiesto di lasciare l’azienda". E sulla novità del braccialetto dice: "Una sorpresa, l'ho saputo dal Tg. Siamo lavoratori, mica siamo stati arrestati".intervista di Amalia Matteucci

ROMA. «È colpa del Jobs act», attacca Di Maio. «È fantascienza, non possiamo permetterlo», incalza Grasso. «Verificheremo se negli stabilimenti di Amazon usano uomini e donne come esseri umani o robot» assicura Salvini. «I braccialetti in Italia non ci saranno mai», spiega il ministro Calenda. «Ormai si dà la colpa al Jobs Act per tutto» , si difende Renzi. Il braccialetto che non c'è irrompe nella campagna elettorale italiana, come se fosse un racconto di Philip Dick o una puntata della popolare serie televisiva Black Mirror.

La bolla esplode dopo l'articolo di Geek Wire che ha reso pubblica l'autorizzazione al brevetto chiesto da Amazon nel 2016 per un dispositivo indossabile, che lasci libere le mani e comunichi con i prodotti stoccati nei magazzini attraverso una tecnologia senza fili. Il braccialetto potrebbe emettere ultrasuoni o vibrare in caso di errore e terrebbe traccia di tutti i movimenti del dipendente. Se, tuttavia, esistesse davvero, perché al momento non è stato ancora costruito.Esistono però degli scanner palmari con cui i dipendenti dei magazzini di Amazon identificano i prodotti. E che controllano comunque gli spostamenti degli operai che, secondo la Filcams Cgil, percorrono in media 17-20 chilometri al giorno. Proprio per migliorare le loro condizioni i lavoratori il 24 novembre scorso, nel giorno del Black Friday, hanno promosso il primo sciopero degli stabilimenti italiani di Amazon. Ma è solo dopo il caos dei braccialetti che una delegazione del colosso americano è stata ricevuta nei ministeri del Lavoro e dello Sviluppo economico: d'altronde si trovano entrambi in via Veneto, a Roma, divisi soltanto dalla strada.

«Ho spiegato loro - racconta il ministro Calenda - che una cosa come quella in Italia non ci sarà mai. Gli ho detto che gli unici braccialetti che facciamo in questo Paese sono quelli che produce la nostra gioielleria». Per il titolare dello Sviluppo economico è stata anche l'occasione per «fare un punto sui nuovi investimenti», visto che Amazon sta per aprire due magazzini, nel Torinese e nel Milanese, dove si prevedono 1.600 nuovi posti di lavoro. «Ma gli investimenti - sottolinea Calenda - non possono rappresentare il solo obiettivo, devono prevedere la qualità del lavoro». Dal ministero del Lavoro, invece, fanno sapere che l'azienda «ha dichiarato la propria disponibilità a riprendere il confronto con le organizzazioni sindacali a livello territoriale», dopo che la rottura di dicembre aveva spianato la strada al secondo sciopero, nel periodo delle compere natalizie. Secondo Amazon, comunque, quelle sui braccialetti sono «speculazioni fuorvianti».

Braccialetti Amazon, Calenda: "Mortificanti per dignità lavoratore, ma Jobs Act non c'entra" A margine della presentazione delle liste di Europa a Roma, il ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda torna sulla vicenda dei braccialetti brevettati da Amazon per guidare i movimenti dei lavoratori all'interno dei magazzini, che secondo i critici rischiano di diventare strumenti di controllo. Calenda risponde anche a chi - come il leader M5S Luigi Di Maio - ha accusato il Jobs Act di aprire la strada a questo tipo di dispositivi. La riforma del lavoro del governo Renzi, in realtà, specifica che per usare apparecchi di controllo a distanza del lavoratore serve l'accordo dei sindacati, mentre quando si parla di strumenti di lavoro basta il consenso individuale. Al momento é la giurisprudenza a stabilire il confine tra le due categorie, mentre il Garante della privacy ha comunque posto dei limiti all'utilizzo dei dati ottenuti tramite i device (come computer e tablet) forniti ai lavoratori per aiutarli nelle loro mansioni.di Marco Billeci

«Questa idea - spiega una nota - se e quando dovesse essere implementata in futuro» dovrebbe essere applicata «nel pieno rispetto delle leggi e delle norme, con il solo obiettivo di migliorare il lavoro di ogni giorno dei nostri dipendenti nei centri di distribuzione». Ed è proprio sulle norme che la polemica politica si fa furibonda. Con il Movimento 5 Stelle e Liberi e Uguali che accusano il Partito Democratico di aver sdoganato la possibilità di controllare i dipendenti a distanza con il Jobs act e i dem che si difendono sostenendo di aver solo aggiornato una normativa obsoleta, che non teneva conto delle nuove tecnologie. In realtà la legge voluta fortemente dall'allora premier Renzi prevede che il controllo a distanza sia possibile solo dopo un accordo sindacale (al momento sembra un'ipotesi più che remota). C'è, però, una postilla: se si tratta di strumenti lavorativi il dipendente deve essere avvisato, ma non c'è la necessità di alcuna concertazione. Se il braccialetto è uno strumento di lavoro o di controllo, insomma, lo scopriremo solo se e quando sarà implementato.

«Il lavoro nell'epoca digitale è già tracciato - spiega il giuslavorista Aldo Bottini - e già ora le aziende possono effettuare controlli attraverso gli strumenti aziendali come computer, tablet e cellulari. Non si può tornare indietro, ma bisogna trovare un equilibrio. Ad esempio i dati: quanto tempo li conservo e se sono anonimi». Secondo il Garante per la privacy Antonello Soro, intervistato da Radio Radicale, il braccialetto potrebbe «contrastare con l'ordinamento in materia dei protezione dei dati non solo in Italia, ma anche in Europa». «Sembrerebbe quasi che i giganti dell'economia digitale - ha aggiunto - pensino di robotizzare l'uomo: è una direzione sbagliata perché non può esserci progresso e innovazione che non abbia come fondamento l'uomo».

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