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«Il Paese faccia i conti con l’Europa del futuro»
intervista al filosofo Daniel Innerarity 

«Il Paese faccia i conti con l’Europa del futuro»

Il filosofo spagnolo Daniel Innerarity, inserito qualche tempo fa dal Nouvel Observateur tra i 25 intellettuali fondamentali per capire il mondo contemporaneo, ha risposto a qualche domanda sull’Italia e l’Europa.

PISA. A margine del seminario “Democrazia e Europa” organizzato dalla Scuola Sant’Anna di Pisa insieme al Centro Studi, formazione, comunicazione e progettazione sull’Unione Europea e la global governance (CesUE) il filosofo spagnolo Daniel Innerarity, inserito qualche tempo fa dal Nouvel Observateur tra i 25 intellettuali fondamentali per capire il mondo contemporaneo, ha risposto a qualche domanda sull’Italia e l’Europa.

Come vede e come viene vista dalla Spagna la situazione politica dell’Italia in vista delle elezioni del 4 Marzo?

«Le elezioni del 4 marzo sono importanti non solo per l’Italia, ma anche per il resto dell’Europa. Per quello che ho visto in questi giorni di campagna elettorale direi che le questioni europee dovrebbero essere di più al centro del dibattito politico. Si parla poco di Europa, anche se l’Europa è centrale per gli italiani e per tutti noi. In Europa si gioca quasi tutto ed è importante che si discuta al riguardo in Italia. Non si può lasciare questa discussione nelle mani dei soli politici che vanno a Bruxelles. Devono essere i cittadini a prendere in mano questa discussione e le relative decisioni».

Quale è dunque la posta in gioco europea di queste elezioni italiane?

«In questo momento è molto importante per l’Europa il risultato delle elezioni italiane, perché abbiamo un asse franco-tedesco costruito in modo tale che si possa finalmente andare avanti con l’integrazione. Ma per procedere in tal senso è fondamentale che gli italiani si pronuncino al riguardo dicendo cosa pensano sull’argomento. L’Italia può essere decisiva nello spostare gli equilibri della nuova Europa verso destra o verso sinistra. Questa questione può essere decisa dalle elezioni italiane in un quadro che attualmente vede l’Europa orientata verso delle posizioni conservatrici e in cui si avverte il bisogno di cambiare le politiche europee».

Ha parlato dell’asse franco-tedesco e delle possibilità di riforma. In tale quadro si parla di un’Europa a due velocità. C’è il rischio che se in Italia si affermasse un governo nazionalista il Paese potrebbe non fare parte dell’avanguardia?

«Sicuramente avremo un’Europa a due velocità. I Paesi che, con i loro governi, non sono convinti di procedere con l’integrazione resteranno fuori dal nucleo fondamentale della nuova Europa. È molto importante che ci sia un dibattito e che i cittadini siano partecipi, e che l’Italia si dia un governo che decida di essere all’interno del nucleo centrale della nuova Ue».

Cosa pensa della proposta delle convenzioni democratiche lanciata da Juncker nel discorso sullo stato dell’Unione e da Macron alla Sorbona?

«Credo che per la prima volta si sia ascoltato in Europa un discorso che faceva appello alla libertà della gente. Quando Juncker è stato criticato per il Libro bianco sul futuro dell’Europa in cui parlava di cinque scenari per l’Unione come se non fosse in grado di sceglierne uno, io ho pensato tutto il contrario: per la prima volta un presidente della Commissione ci offre delle opzioni diverse tra cui scegliere. Questo è buono, è un appello alla nostra libertà».

Sabato scorso a Roma il Movimento Federalista Europeo ha promosso una Convenzione per un’Europa Federale cui hanno preso parte personalità politiche e della società civile di diversi schieramenti. Ritiene queste iniziative siano utili a suscitare un dibattito pubblico più intenso sui temi europei?

«Mi pare che sia un’ottima opportunità per rilanciare la riflessione e la mobilitazione collettiva. Tutti gli impegni per coinvolgere

i cittadini nella discussione sul futuro de l’Unione devono essere considerati come passi che rendono possibile, allo stesso tempo, una chiarificazione collettiva della situazione dell’Europa e un fattore di legittimazione dell’Ue».

©RIPRODUZIONE RISERVATA



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