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Pd. Strappo sulle liste: la minoranza non vota

Pd. Strappo sulle liste: la minoranza non vota

Renzi,scelta devastante ma squadra più forte.Sorprese sul finale

Liste Pd, una maratona lunga diciassette ore: il videoracconto Tre rinvii ufficiali della direzione convocata per approvare le liste, molti di più quelli consumati nella sostanza, per un totale di oltre di diciassette ore di incontri, riunioni, faccia a faccia (da sommare ai molti già tenuti nei giorni precedenti). Tanto c'è voluto al Partito Democratico per decidere le candidature per le prossime elezioni politiche. Un trattativa estenuante sulla quale il deputato della minoranza dem Gianni Cuperlo, ironizza: "Persino la nascita del Pci nel 1921 fu più facile". E anche una memoria storica della politica italiana come Franco Marini ammette: "una cosa così non la avevo mai vista". Tra scontri, polemiche, aspiranti candidati fuori dalla porta del Nazareno, girandole di nomi, sorprese ed esclusioni eccellenti ecco il racconto di quella che lo stesso segretario Pd Renzi ha definito "una delle esperienze più devastanti" della sua vita.di Marco Billeci

Sono quasi le quattro del mattino del 27 gennaio, quando la direzione del Partito democratico approva le liste per le politiche. Ma la minoranza consuma uno strappo non partecipando al voto. «Non c'è stata nessuna trattativa o braccio di ferro, perché i nomi li sentiamo solo ora, non li abbiamo neanche letti», lamenta Andrea Orlando, parlando anche a nome di Gianni Cuperlo e Michele Emiliano, dopo che Lorenzo Guerini distilla il lungo elenco dei candidati. Ma Matteo Renzi rivendica il lavoro fatto: «È stata una delle esperienze più devastanti che abbia vissuto ma da domani dobbiamo fare una grande battaglia: la squadra avversaria è meno forte di noi».

All'ennesimo rinvio di giornata, i membri della direzione arrivano al Nazareno alle 22.30, per apprendere l'elenco dei candidati. Ma è ancora attesa. Matteo Renzi compare poco dopo la mezzanotte per chiedere di pazientare. Ma subito avverte: «Le liste non troveranno la totale condivisione, ma è giusto che un'assemblea democratica possa dare la propria valutazione». Passano altre due ore, nel corso delle quali le minoranze siglano una nota congiunta per chiedere che venga loro concesso tempo per valutare le liste, altrimenti valutano di lasciare la direzione. Alle due e mezzo del mattino il premier Paolo Gentiloni fa il suo ingresso al Nazareno, dove ci sono tutti i ministri Dem: si inizia.

Liste Pd, Orlando: "Non ci hanno consultati". Emiliano: "Premiata fedeltà al capo" "Noi abbiamo saputo alcuni nomi solo questa sera. Avevamo chiesto un'ora di tempo per valutare le candidature, ma non ci è stata concessa". Così il ministro della Giustizia Andrea Orlando spiega la decisione delle minoranze del partito di non partecipare al voto in direzione avvenuto attorno alle 4 di notte per approvare le liste elettorali in vista delle prossime politiche. Più duro un altro leader della minoranza, il governatore della Puglia Michele Emiliano: "Renzi ha fatto prevalere i suoi uomini più fedeli e ha rinunciato all'energia che poteva derivare da un partito plurale".di Marco Billeci

Renzi rivendica il lavoro fatto e distilla ottimismo: «Abbiamo una straordinaria occasione di recuperare» nei sondaggi grazie anche alle divisioni del centrodestra. Poi dopo la lettura dei nomi, la direzione respinge la richiesta di Andrea Orlando di avere un'ora per valutare i nomi. La minoranza esce. Le liste sono approvate: ci saranno ventiquattro ore per i ricorsi. Le candidature, dunque. Le minoranze denunciano un ridimensionamento: «Non siamo neanche in grado di valutare di quale entità».

Liste Pd, escluso Lo Giudice: "Ma non è un arretramento sui diritti civili" Nei giorni scorsi giorni aveva creato malumori all'interno del Pd l'ipotesi di proporre come candidato del centrosinistra alle prossime politiche nel collegio uninominale del Senato a Bologna Pierferdinando Casini. In particolar modo la decisione era stata contestata dal mondo lgbt bolognese che aveva ricordato le posizioni espresse da Casini in passato contro i matrimoni tra persone dello stesso sesso. A difendere l'ex leader dell'Udc era stato il senatore dem Sergio Lo Giudice, storico esponente dell'Arcigay bolognese e nazionale. Al termine della direzione Pd che ha dato il via libera alle liste, però, ecco la sorpresa: se Casini rimane in corsa, a essere escluso dalla competizione elettorale è proprio Lo Giudice. Non candidata anche un altro simbolo delle battaglie dei democratici per i diritti, l'ex sindaca di Lampedusa Giusi Nicolini.
di Marco Billeci

All'ultimo rientrano in corsa Cesare Damiano e Barbara Pollastrini che saranno candidati, ma non Andrea Martella, coordinatore dell'area Orlando. Appaiono soddisfatti gli esponenti delle aree Martina e Orfini, che avrebbero confermato lo stesso numero di parlamentari. Tra gli alleati, si scioglie il dubbio su Beatrice Lorenzin, che correrà per la Camera a Modena, mentre a Riccardo Nencini viene affidato il difficile collegio di Arezzo, per il Senato. Matteo Renzi correrà nel collegio Firenze 1 Camera e nei listini di Umbria e Campania. Paolo Gentiloni nell'uninominale a Roma, nel plurinominale nelle Marche e in Sicilia. Moltissime conferme tra i renziani ma anche alcune new entry.

Nelle liste ci sono il costituzionalista Stefano Ceccanti e il portavoce di Gentiloni, già portavoce di Renzi, Filippo Sensi. Roberto Giachetti sarà all'uninominale in Toscana, a Sesto Fiorentino. Lucia Annibali, l'avvocatessa sfregiata dall'acido, nell'uninominale a Parma. In Campania compare in lista il nome di Franco Alfieri, che fu al centro del caso «fritture» da offrire nella campagna per il referendum. È confermata la candidatura del presidente del gruppo S&D Gianni Pittella e di Maria Elena Boschi nel collegio di Bolzano.

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