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Verso il voto. In lizza anche W la fisica, lista dei cervelli in fuga

Verso il voto. In lizza anche "W la fisica", lista dei cervelli in fuga

L'opinione

Su Twitter, dove è uno dei più battaglieri, si fa chiamare @ingdruido. Nella vita reale, invece, è Mattia Butta, 38enne di Malgrate (Lecco) residente a Praga: è lì che ha studiato durante il progetto Erasmus, mentre si laureava in ingegneria elettrica al Politecnico di Milano; è lì che ha ottenuto il Phd; è lì che è tornato a lavorare nella carriera accademica, dopo una parentesi biennale in Giappone per il post-doc, e oggi insegna. La materia è Metrologia, l’incarico è professore associato («In Italia si meravigliano della mia età, io mi meraviglio della meraviglia»), il datore di lavoro è l’Università tecnica ceca di Praga.

Quando non studia campi magnetici, il professor Butta scrive: nel suo blog piuttosto seguito, butta.org, parla spesso di temi di attualità, che talvolta approfondisce negli ebook. Ce n’è uno contro lo ius soli, uno che elenca 101 motivi per non vivere in Giappone, uno che racconta la società ceca («ma è del 2008, e nel frattempo è cambiata parecchio»), uno – l’ultimo – contro «la politica che stupra la scienza». Si intitola “W la fisica”, come la lista che l’ingegnere e un gruppo di cervelli in fuga in vari Paesi europei hanno deciso di presentare alle Politiche del 4 marzo: il frutto di un percorso iniziato nel 2013, dopo l’affermazione elettorale dei Cinquestelle.

«Da un lato – spiega – vedevamo con preoccupazione l’avanzata di una banda di incompetenti, dall’altro capivamo il bisogno di un’offerta politica alternativa: così abbiamo deciso di unire le nostre competenze, di stilare un programma in 10 punti secondo un metodo scientifico e di presentarci alle elezioni nella Circoscrizione Europa, dove vige il proporzionale secco. Con il sistema dei resti, infatti, se prendi 100mila voti (tra il 6 e il 7% dei consensi) puoi anche arrivare in Parlamento».

Centomila voti non sono pochi, ma «molto dipende dalla risonanza mediatica»: da quando ieri i media si sono accorti del simbolo («l’ho disegnato io con penna e matita») e del nome un po’ B-movie anni Settanta («Non so – ride – ero piccolo e quelle cose non le guardavo»), il blog di Butta ha subito un’impennata. Parecchi expat chiedono di collaborare e forse la raccolta delle firme diventa un ostacolo meno duro: la legge ne prevede 500, negli anni scorsi il numero è stato sempre ridotto (nel 2013 ne bastavano 125) ma questa volta no, nonostante l’appello di “W la fisica” al Quirinale. «D’altra parte non siamo Emma Bonino - commenta amareggiato l’ingegnere - e se non possiamo candidarci noi nessuno si straccia le vesti. Altri avrebbero chiesto aiuto a qualche comunità di italiani ben radicata, in cambio di favori, ma non è il nostro stile».

La giornata di venerdì al Viminale, racconta, «meriterebbe un altro libro». Due ore e mezza di attesa al freddo, mentre fuori partiva il circo mediatico «tra chi crede ancora nella rivoluzione bolscevica, chi crede di essere un filosofo, e chi forte del suo status di vip salta la fila». Ma il capitolo più bello sarebbe quello sulla burocrazia, perché «tutte le procedure per la modernizzazione della Pubblica amministrazione non si applicano al processo elettorale: niente Pec e niente simboli inviati per posta elettronica, salvati su schede o chiavette. Li vogliono masterizzati su cd-rom così ho dovuto comprare un masterizzatore e uno scanner portatili, perché al ministero non c’era nemmeno un addetto alle scansioni». Per non parlare del resto: «Quando ho lasciato il mio numero di cellulare, con prefisso ceco, mi hanno risposto che dal Viminale non possono fare chiamate all’estero».

Ora si riparte con la raccolta firme («tutto autofinanziato, dai biglietti aerei alla spedizione dei moduli») e poi, se ci si riesce, con una campagna per spiegare che «la politica deve basarsi più su dati scientifici e meno sul principio di autorità,
perché la veridicità di una cosa non dipende da chi la dice. Anche Rubbia in Senato ha detto fesserie contro il riscaldamento globale». Destra o sinistra? «L’importante sono i nostri 10 punti: chi è d’accordo avrà la nostra fiducia, altrimenti no».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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