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Berlusconi convince i big: l’alleanza c’è, il leader no

Berlusconi convince i big: l’alleanza c’è, il leader no

Programma unico con Lega e Meloni. Firma a Palazzo Grazioli: previsto l'azzeramento della legge Fornero. Nodo premiership. Il Cav: «Salvini farà il ministro dell’Interno»

ROMA. Se la Corte di Strasburgo arriverà in tempo, «farò il premier». Al sogno di tornare a Palazzo Chigi, Silvio Berlusconi ci pensa e ci spera, nonostante lo consideri «poco probabile». Ma nel cassetto «ho un nome autorevolissimo che saprà dirimere i contrasti che sorgeranno», dice il Cavaliere. Intanto a tarda sera dopo un nuovo vertice con Matteo Salvini e Giorgia Meloni, i tre leader hanno firmato il programma elettorale che sarà presentato in questi giorni. Trovato l’accordo «sull’azzeramento della legge Fornero», messo nero su bianco nel programma del centrodestra, resta da superare lo scoglio della cosiddetta “quarta gamba”, la formazione degli ex dc Noi con l’Italia, che si è impuntata sulle candidature dei collegi uninominali (solo quattro). Un’offerta giudicata dai centristi al ribasso e con i veti considerati inaccettabili per gli ex sostenitori del centrosinistra come Maurizio Lupi ed Enrico Costa. «Pronti a correre da soli» anche nelle elezioni regionali se nella coalizione dovessero prevalere i veti della Lega e di Fratelli d’Italia, hanno confermato ieri dopo l’incontro a Palazzo Grazioli i due leader di Nci, Lorenzo Cesa e Raffaele Fitto. Con i compagni di viaggio Berlusconi è convinto dai sondaggi di avere la maggioranza in tasca, «supereremo il 45 per cento» e per Salvini «il nostro centravanti di sfondamento», tiene la poltrona di ministro dell’Interno. Ma la sembra troppo poco per il capo della Lega che rilancia: «Se gli italiani vorranno cambiare e sarò io il premier, potrò decidere la squadra migliore». Berlusconi sogna una maggioranza per rimettere in pista anche una riforma della Costituzione per l’elezione diretta del presidente della Repubblica e soprattutto per mettere il «vincolo di mandato per i parlamentari». Silvio protagonista a tutto campo, ma la coalizione sembra sempre più a trazione leghista, tanto che Salvini proprio nei giorni cruciali per la chiusura delle candidature piazza la mossa a sorpresa schierando Giulia Bongiorno come capolista in diverse circoscrizioni. A convincere la famosa avvocata (che difese Giulio Andreotti) «la nitidezza delle idee di Salvini in tema di sanzioni e di regole». Già parlamentare in due legislature, prima con An e poi con Fini in Futuro e Libertà, oggi dice di avere una sorta di nostalgia di Montecitorio e tenta una nuova corsa con il Carroccio.

Quella con i centristi di Cesa e Fitto per i leader è una “grana” che va al di là delle candidature. La formazione cattolica liberale rifiuta «il trattamento di serie b» e chiede di entrare a pieno titolo nelle decisioni della squadra. Scelte come quella della candidatura alla regione Lazio che tiene in stallo il centrodestra. Falliti i tentativi di un ritiro della candidatura
del sindaco di Amatrice, Sergio Pirozzi, la carta giocata per limitare i danni sembra essere quella di Fabio Rampelli, uomo forte di Fratelli d’Italia. Ma anche in questo caso Salvini prova a forzare: «Non impongo nulla ma Pirozzi può vincere».

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