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Tiangong-1, la stazione spaziale cinese si è disintegrata nel Pacifico

Il "Palazzo celeste" è entrato in contatto con l'atmosfera alle 2.16. Il tavolo tecnico della Protezione civile è rimasto vigile tutta la notte per monitorare eventuali frammenti. Alla fine anche l'Asi scherza:  "Confermata la caduta di Tiangong-1, ora nanna buona Pasquetta"



Spazio, Battiston: "Attività solare in calo, rientro Tiangong-1 spostato di un giorno"


ROMA. Alla fine Tiangong-1 si è disintegrata nell'impatto con l'atmosfera alle 2.16 della notte tra il primo e il 2 aprile. Sembrava interminabile il suo folle moto intorno alla Terra a circa 30mila chilometri orari, con la perdita di quota rallentata rispetto alle previsioni dalla scarsa attività solare. Così, tra un'orbita e l'altra ha "deciso" di disperdere i suoi frammenti nell'Oceano Pacifico, proprio come le stazioni spaziali che rientrano in maniera controllata. Nessuno ha potuto godere dello “spettacolo” dei detriti caduti sul Pianeta come meteoriti di cui ha parlato l’agenzia spaziale cinese nel tentativo di minimizzare i rischi. D’altronde il “Palazzo celeste”, primo laboratorio spaziale di Pechino in orbita, è sempre stato soprattutto un grande mezzo di propaganda per il regime.

Ma Tiangong-1 ha cambiato profondamente il modo di seguire questi eventi e la nostra consapevolezza sulle 8mila di tonnellate di satelliti e detriti che orbitano intorno alla Terra. Per la prima volta quindici agenzie spaziali di tutto il mondo hanno cooperato nel monitoraggio del rientro. Parte dei telescopi, dei radar e dei sensori ottici del pianeta erano puntati sull'orbita sconclusionata della stazione spaziale cinese. Cinque radar di tracciamento europei hanno monitorato la sua rotta: uno in Italia, uno in Germania, uno in Spagna, due in Francia. Strumenti che permettono di vedere un oggetto di due centimetri a mille chilometri di distanza. Eppure non erano sufficienti per seguire la stazione spaziale lungo tutto la sua orbita: non tutti i sensori della Terra erano disponibili e ne servirebbero altri su piattaforme gallegianti negli oceani. Ma è evidente che il gioco non vale la candela.

Tiangong-1, il satellite cinese fuori controllo che minaccia la Pasqua


Il lavoro della Protezione civile

Negli ultimi giorni l'unità di crisi della Protezione civile si è riunita 24 ore su 24 per monitorare i passaggi sull'Italia che avrebbero potuto causare una caduta di frammenti. Era a rischio lo Stivale dall'Emilia Romagna in giù, tuttavia con il tempo sono state escluse alcune traiettorie. Già nella giornata del primo aprile il pericolo si riduceva per le zone al di sotto di Firenze, poi all'Italia centro-meridionale e alla fine alla sola isola di Lampedusa. I vertici nazionali del dipartimento hanno chiesto alle regioni di censire eventuali aree a rischio:impianti industriali, stazioni, aeroporti. Anche se c'era solo lo 0,2% delle possibilità che il laboratorio spaziale cadesse proprio sull'Italia. Ma nel caso più malaugurato avremmo avuto solo 40 minuti di tempo per allertare la popolazione, interrompere il traffico aereo e prendere tutte le misure necessarie. Anche per questo la Protezione civile ha sperimentato un sistema di comunicazione diretta con i media, convocandoli durante i lavori del tavolo.

Le quattro rottre di Tiangong-1...
Le quattro rottre di Tiangong-1 sull'Italia


Il lavoro, in realtà, è durato mesi: le prime riunioni informali sono iniziate sottovoce nel mese di dicembre. Grazie agli esperti dell'Agenzia spaziale italiana (Asi) Ettore Perozzi e Claudio Portelli è stato possibile avere aggiornamenti e previsioni in tempo reale. E alla fine è stata proprio l'Asi a sciogliere i ranghi con un tweet ironico: "Confermata la caduta di Tiangong1, ora nanna buona Pasquetta a tutti".



Tiangong-1, Palazzo Celeste sotto osservazione


L'ironia dei social

Come ogni grande evento contemporaneo, Tiangong è stata particolarmente seguita dagli utenti dei social network. Dove l'ironia non manca mai. Ha iniziato Beppe Grillo, con un video sulla spiaggia di Bibbona, dove fa atterrare un ragazzo dai tratti asiatici.

Grillo show sulla stazione spaziale cinese: l'incontro con Tiangong-1


Ha proseguito la Proloco di Cavriago, in provincia di Reggio Emilia, che ha documentato l'immancabile pesce d'aprile: un modellino del laboratorio spaziale, munito persino delle "ali solari", è stato trovato nella fontana del paesino, particolarmente criticata dagli abitanti e oggetto in passato di diverse burle.

Reggio Emilia, il satellite cinese Tiangong-1 nella fontana, ma è un pesce d'aprile


Hanno concluso gli utenti di Twitter, con una serie di messaggi da Oscar.













Il satellite di Gravity, simbolo della corsa allo spazio cinese

Sandra Bullock nel film Gravity
Sandra Bullock nel film "Gravity"


Per la dottoressa Ryan Stone, interpretata da Sandra Bullock nel film pluripremiato agli oscar “Gravity” (in foto), Tiangong-1 era l’ultima speranza per tornare sulla Terra . Così il destino del primo laboratorio spaziale cinese lanciato il 30 settembre 2011, è sempre stato la fama. La Cina lo ha definito da subito un "potente simbolo politico". Il direttore dell’Agenzia spaziale cinese Wang Zhaoyao nel 2013 aveva parlato della missione come di «un successo completo, una pietra miliare» perché era riuscita nell'intento di ospitare gli equipaggi delle navicelle Shenzou 8, Shenzou 9 e Shenzou 10, per cui era stata concepita. Un ottimo veicolo di propaganda, insomma, per una potenza che ormai contende agli Stati Uniti il primato in ogni campo.

Lottie Williams, colpita da un...
Lottie Williams, colpita da un detrito spaziale nel 1996


In generale secondo i calcoli dell'Aerospace corporation di El Segundo in California, che monitora i detriti di rientro dallo spazio, una persona negli Stati Uniti ha una possibilità su 1,4 milioni di essere colpita da un detrito. La maggior parte dei relitti di solito cadono negli oceani: essendo la Terra composta per i due terzi d’acqua è di gran lunga l’eventualità più probabile. Per quanto si sa, soltanto una volta un detrito ha colpito una persona: ha centrato la spalla dell’ignara Lottie Williams di Tulsa, in Oklahoma, mentre camminava. Era un pezzo del serbatoio del razzo che lanciò il satellite Delta II nel 1996, che tuttavia non ferì Lottie in maniera grave. L'unica vittima di un detrito spaziale fu una mucca australiana nel 1979: venne uccisa dall'impatto di un frammento dello Skylab, la stazione spaziale americana che pesava circa 100 tonnellate.

Tiangong-1
Tiangong-1


Il “Palazzo celeste” -  traduzione dal mandarino di Tiangong-1 - pesava 8,5 tonnellate ed era lungo 10,5 metri. Era dotato di due ali solari e due serbatoi con tre quintali e mezzo di carburante, che destavano una grande preoccupazione per il pericolo tossicità.  Il governo cinese è stato chiamato a render conto dello stato del veicolo alle Nazioni Unite. Ha risposto così il 4 maggio 2017: «Il 16 marzo del 2016 - spiega Pechino nel documento - Tiangong-1 ha smesso di funzionare. Ha adempiuto pienamente alla sua missione storica. Ad oggi, ha mantenuto la sua integrità strutturale. La sua orbita operativa è sotto costante e stretta sorveglianza da parte della Cina (...). Il suo rientro è previsto tra ottobre 2017 e aprile 2018. Secondo i calcoli e le analisi che sono state condotte, la maggior parte dei componenti strutturali di Tiangong-1 sarà distrutta attraverso la combustione durante il suo rientro. La probabilità di mettere in pericolo e causare danni alle attività aeronautiche e terrestri è molto bassa». E alla fine ha avuto ragione.

Il cimitero dei satelliti

I satelliti che orbitano intorno alla...
I satelliti che orbitano intorno alla Terra (credit: Esa)


«Io sogno lo spazio da quando ho tre anni, ma quando parliamo di colonizzazione non teniamo conto di una cosa: la pochezza della massa che possiamo inviare in orbita. Con le tecnologie di oggi è un’ipotesi remota». Con Luciano Anselmo, ricercatore dell’IstiCnr di Pisa, funziona così: si comincia discettando di rifiuti extra-atmosfera e si finisce a parlare di colonizzazione dello spazio.

Tutti parlano di Tiangong, ma quanti sono gli oggetti che orbitano intorno alla Terra?

«I sistemi di sorveglianza più sofisticati, che sono quelli americani, rilevano 23-24mila più grandi di 5-10 centimetri. I satelliti interi sono circa 6mila oggetti di questo tipo, di cui circa 1.500 sono vivi. Il numero varia spesso, perché molti rientrano e altri vengono di nuovo lanciati».

Che succede a un satellite quando finisce la sua vita?

«Dipende dall’altitudine in cui si trova: i satelliti per la telecomunicazioni, come quelli delle pay-tv con parabola, vengono lanciati al di sopra dei mille chilometri. Possono restare in orbita un tempo lunghissimo se paragonato a una vita umana: da molti secoli a migliaia di anni. Al di sotto dei 6-700 chilometri, invece, la presenza di qualche atomo di atmosfera inizia a infastidirli: per un oggetto che procede a 30mila chilometri orari è comunque una resistenza. E, con il tempo, perde energia. Quelli come Tiangong, lanciati a 340 chilometri sopra la Terra, possono durare al massimo qualche decina di anni se non manovrati».

Esiste un protocollo di rientro?

«Sì, per gli oggetti più massicci di alcune tonnellate, per cui si prevede che presentino almeno una possibilità su diecimila di fare qualche vittima. Diciamo che non ci sono convenzioni internazionali, si tratta di regole di condotta. È stata individuata un’area nel Pacifico che è la più deserta della Terra: è chiamata volgarmente il “cimitero dei satelliti” o Point nemo. Anche la Mir nel 2003 è stata manovrata e fatta cadere lì».

Il cimitero dei satelliti
Il cimitero dei satelliti


Ma non c’è il rischio di riempire l’Oceano di frammenti?

«No, perché in realtà le masse di cui parliamo sono microspiche se confrontate con quelle già sono in mare. Si pensi che quelle di tutti i satelliti rientrati, circa 30mila tonnellate, sono meno di un terzo di una singola corazzata della seconda guerra mondiale. Tutti gli oggetti che orbitano vicino la nostra atmosfera pesano circa 8mila tonnellate, la metà della Torre di Pisa. Questa cosa ci fa capire che la colonizzazione dello spazio è impossibile: per costruire delle infrastrutture l’uomo dovrebbe lanciare delle masse che con l’attuale tecnolog ia non sono pensabili».
 

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