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Intercettazioni, la riforma Orlando: «Più privacy»

Via libera del Consiglio dei ministri alle norme: entreranno in vigore tra sei mesi Nelle ordinanze solo brani essenziali. Divieto di pubblicare “notizie improprie”

ROMA. Era attesa da circa un decennio e agli sgoccioli della legislatura il governo Gentiloni ha approvato una riforma da sempre oggetto di polemiche. Intercettazioni solo come «strumento di indagine» e non «per alimentare pettegolezzi o rovinare la reputazione di qualcuno» spiega il padre della legge, il ministro della Giustizia Andrea Orlando. Garantita la privacy soprattutto di chi con le indagini non c’entra nulla e che per caso finiva nei brogliacci delle telefonate degli indagati. Governo e ministro difendono così la riforma dalle critiche dei giornalisti, degli avvocati e in parte anche dei magistrati secondo i quali si poteva fare meglio. Un decreto che «salva la classe politica dai vari processi», attacca duro il candidato premier del M5S Luigi Di Maio, «non c’era riuscito Berlusconi e ora c’è riuscito il centrosinistra facendogli un favore e dunque chi vota Pd o Forza Italia vota la stessa cosa».

Il cuore delle modifiche all’uso penale delle conversazioni che entreranno in vigore tra sei mesi riguarda il divieto di utilizzo «come strumento di diffusione di notizie improprie». Le ordinanze dei giudici potranno contenere solo i brani essenziali e utili a motivare la misura cautelare impedire di usare le conversazioni captate, i colloqui irrilevanti non dovranno nemmeno essere trascritti nei brogliacci dalla polizia giudiziaria e finiranno in un archivio sotto la custodia dei Pm. «Intercettazioni per contrastare la criminalità» dice il ministro Orlando secondo il quale verranno applicati dei vincoli e divieti «senza restringere il ricorso a uno strumento investigativo che sarà utilizzato in un modo più agevole soprattutto per i reati contro la pubblica amministrazione».

Intercettazioni, Milella: "Quella parte di verità che non conosceremo mai" Via libera definitivo del Consiglio dei ministri alla riforma delle intercettazioni. "Un freno agli abusi con la creazione di un archivio riservato custodito dal pm, l'armadio dei misteri che non conosceremo mai, e un contentino ai giornalisti che avranno il diritto ad avere copia dell'ordinanza di custodia cautelare, una volta resa nota alle parti". Il commento di Liana Milella


Vincoli contestati invece dai magistrati che criticano un potere eccessivo della polizia giudiziaria, e la perdita dell’effettivo controllo delle indagini. Preoccupazione non fondata per il ministro Orlando secondo cui il magistrato resta sempre “il dominus” dell’indagine. «La nostra non è una bocciatura ma nemmeno una condivisione entusiastica» dice il presidente dell’Anm Eugenio Albamonte, che cita la recente indagine Consip e gli «errori in fase di trascrizione» che hanno fatto tanto scalpore. Con le nuove norme «non verrebbe garantita la verifica ex post di eventuali errori di valutazione commessi dalla polizia giudiziaria».

Tra le restrizioni che i giudici considerano un errore e un limite alle indagini anche l’utilizzo dei cosiddetti “trojan”, i captatori informatici nelle intercettazioni ambientali, utilizzabili solo per reati di mafia e terrorismo.

Riforma bocciata su tutti i fronti dai giornalisti che rivendicano il diritto di pubblicare ogni notizia rilevante per l’opinione pubblica, anche se irrilevante ai fini del processo penale. Il segretario Raffaele Lorusso e il presidente della Federazione nazionale della Stampa Giuseppe Giulietti, spiegano che il divieto di pubblicazione di materiale non rilevante «non può gravare sui giornalisti che, semmai, hanno il dovere opposto: quello di pubblicare ogni notizia di rilevanza pubblica, anche se coperta da segreto».

Rientra la possibilità di richiedere al giudice per le indagini preliminari copia delle ordinanze, ma questa opportunità scatterà solo dopo un anno dall’entrata in vigore delle nuove norme. Una precauzione secondo il ministro Orlando, che consente di monitorare ed evitare il meccanismo del “copia e incolla” delle richieste del pubblico ministero con le decisioni del giudice per le indagini preliminari.

Il giro di vite sulle intercettazioni ha provocato anche le proteste degli avvocati penalisti secondo i quali «in questo modo la difesa diventa impossibile» specialmente nella fase delle indagini preliminari. Per avere un giudizio positivo degli avvocati non è bastato neppure innalzare da 5 a 10 giorni (prorogabili fino a 30 in caso di fascicoli voluminosi) il termine per esaminare il materiale intercettato e il divieto di verbalizzare i colloqui con i loro assistiti.

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