Quotidiani locali

Quel Parlamento “ridotto” a votare solo decreti legge

Su 5.135 proposte d’iniziativa parlamentare passate solo 30. L’ultimo governo ha fatto ricorso alla fiducia nel 34% dei casi

Una legislatura durata quattro anni e mezzo senza un solo governo “scelto” dal popolo e però con un Parlamento ridotto, in pratica, a convertire i decreti legge dell’esecutivo e i trattati internazionali. Si parla ormai di “premierato all’italiana” che sacrifica sempre più il ruolo di rappresentanza delle Camere. È uno dei nodi da sciogliere: delle 5.135 proposte di legge di iniziativa parlamentare appena 30 sono riuscite nell’intento di concludere l’iter dal 2013 ad oggi. E con esse una soltanto di iniziativa popolare.

È andata sempre così? Nient’affatto. Nelle prime legislature repubblicane lo spazio riservato alle leggi di iniziativa parlamentare sono stati assai più ampi. Con la II Repubblica il governo ha sempre più determinato la vita delle Camere. Il governo fruisce dell’Alta Velocità, mentre il Parlamento viaggia sui treni per pendolari. Questi ultimi, in media, impiegano 3 volte il tempo di un decreto o legge governativa. Sono bastati 13 giorni per la ratifica del “Trattato di risoluzione unica” (pur contestatissimo dai risparmiatori) sul risanamento e sul salvataggio delle banche. Mentre ci sono voluti 871 giorni (due anni e mezzo) per licenziare il disegno di legge sull’agricoltura sociale. Analogo divario fra lo svuotacarceri, i decreti sul lavoro, i fallimenti e la riforma della Pubblica amministrazione convertiti, in media, in 44 giorni e il divorzio breve, gli ecoreati, l’anti-corruzione che hanno impiegato tra i 664 e i 764 giorni per ottenere il disco verde finale. Eppure riguardavano una grande platea di elettori.

Questo ruolo già subalterno di Camera e Senato è stato accentuato dalla corsa ai voti di fiducia. Se con Letta il 27% delle leggi ha avuto bisogno di tale voto, con Renzi si è saliti al 34%: mediamente 2 volte al mese. I rapporti fra il Parlamento e Matteo Renzi sono stati fra i più tesi e difficili, per la ragione appena esposta e per l’opposizione incontrata soprattutto dai 5Stelle (ma anche all’interno del Pd fino a quando Bersani e i suoi sono rimasti nel partito). Del resto si sa che governando a colpi di fiducia e di “canguri” si suscita una profonda irritazione fra i parlamentari e si surriscalda in permanenza il clima dell’Aula.

Bisogna dire che la inesausta polemica del M5S (e non solo) sui vitalizi parlamentari e il tentativo di proporne la conversione al contributivo (costituzionalmente pericolosa, come principio, sui diritti acquisiti) non ha giovato ad introdurre ben altri temi nel dibattito parlamentare. Sulla “casta” si è alzato un polverone demagogico dei più asfissianti.

Con Renzi si è enfatizzata l’accusa di “lentocrazia” riversata di continuo sul bicameralismo, a sostegno del referendum che avrebbe dovuto ridurre il Senato ad una assemblea di nominati dalle Regioni e quindi di serie B. Prospettiva rigettata in modo secco dal voto popolare insieme a capitoli della riforma che sarebbero stati utili: uno soprattutto, e cioè la revisione del Titolo V della Costituzione votato anni fa da una maggioranza di centrosinistra in chiave fortemente autonomista per ingraziarsi il voto degli elettori leghisti e che ha creato una confusione terribile. Più utile sarebbe stato il progetto che prevedeva la riduzione a metà dei seggi della Camera e del Senato.

Con l’avvento di Paolo Gentiloni a Palazzo Chigi il clima si è fatto meno teso. Meno sterile la contrapposizione, ricercata costantemente da Renzi, fra governo e Camere (idem a livello europeo). Nel complesso si sono votate alcune leggi condivise: quella sulle unioni civili o sugli ecoreati. Ma si poteva fare molto di più. La crisi e l’instabilità dei partiti hanno esteso la palude, col record dei cambi di casacca (546) e di
voltagabbana (345). Il Senato vi ha già ovviato in parte con un nuovo e restrittivo regolamento. Si va a votare con una legge elettorale assurda. Lo stellone italico non sembra più aiutare molto, anche se la ripresa economica incoraggia qualche speranza.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

TrovaRistorante

a Venezia Tutti i ristoranti »

Il mio libro

PUBBLICARE UN LIBRO

Sconti sulla stampa e opportunità per gli scrittori