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La fine della legislatura

Fuori tutti, ora resta soltanto Gentiloni

Mattarella ha sciolto le Camere. Elezioni il 4 marzo, presentazione delle candidature entro il 29 gennaio 2018

ROMA . Il Quirinale ha deciso, la diciassettesima legislatura è ufficialmente finita e il presidente Sergio Mattarella ha sciolto le Camere. Al voto si andrà il 4 marzo. Nessun rinvio, anche perché si è preso atto dell’impossibilità di avere al Senato i numeri per approvare lo Ius soli.

Per il premier Paolo Gentiloni quella di oggi, giovedì 28 dicembre 2017, è stata una lunga e intensa giornata. Prima la consueta conferenza stampa di fine anno, durante la quale ha garantito che «il governo non tirerà i remi in barca» fino alle prossime elezioni. Nel pomeriggio è salito al Colle per un colloquio informale con il capo dello Stato. Subito dopo al Quirinale si è recato il presidente del Senato Pietro Grasso e, dopo di lui, come prassi vuole quando si avvia la procedura di scioglimento delle Camere, è stato il turno della presidente della Camera Laura Boldrini. Al termine di questi passaggi istituzionali, il presidente della Repubblica ha firmato il decreto di scioglimento del Parlamento, che è stato subito dopo controfirmato dal premier uscente.

Nel tardo pomeriggio c’è stato un altro passaggio chiave: un Consiglio dei ministri lampo ha subito deliberato la data delle prossime elezioni politiche confermando, come da indiscrezioni, il 4 marzo. I simboli dei partiti vanno depositati al Viminale tra il 19 e il 21 gennaio, mentre le liste dei candidati devono essere presentate tra il 28 e il 29 dello stesso mese.

Nel primo incontro Gentiloni si è soffermato con Mattarella a fare un bilancio dell’attività di governo, lo stesso illustrato poco prima rispondendo alle domande dei giornalisti. Il premier ha sottolineato che il suo governo non ha «tirato a campare». È stata una legislatura travagliata «ma fruttuosa». Essere arrivati a una conclusione ordinata «è uno degli obiettivi importanti raggiunti».

Il nostro Paese si stava ancora leccando le ferite e in un momento delicato della nostra economia «pensate a quanto sarebbe stato grave e devastante avere un’interruzione drammatica della legislatura. La verità – ha ancora detto il premier – è che l’Italia si è rimessa in moto dopo la più grave crisi del Dopoguerra». Merito delle famiglie e delle imprese italiane, del lavoro e di chi si prende cura delle persone: «La politica deve avere un certo ritegno nel pensare che il merito sia suo». E la prossima legislatura, secondo il premier, dovrà essere ambiziosa e puntare alle riforme: «Guai a immaginare un futuro di piccolo cabotaggio».

Un altro dei suoi obiettivi dovrà essere di «tradurre la ripresa nella ricucitura delle lacerazioni sociali» dando «più lavoro» e «riducendo le disuguaglianze». Per il presidente del Consiglio il lavoro fatto negli ultimi anni ha permesso all’Italia di non essere più fanalino di coda dell’Unione europea. «Il rapporto deficit/Pil era al 3% nel 2013, nel 2018 sarà all’1,8%, praticamente dimezzato», ha spiegato Gentiloni rivendicando la creazione di un milione di posti di lavoro in più «la maggior parte dei quali a tempo indeterminato». Anche se, ha subito aggiunto, per ora c’è poco da rallegrarsi e ancora tanto da insistere.

Poi Gentiloni si è lasciato andare a un passaggio in romanesco: «Siamo tra i quattro o cinque giganti mondiali dell’export. A volte, come si dice a Roma, ’nun ce se crede’, però è così, dovremmo tutti esserne consapevoli». Affrontando il nodo delle banche ha rivendicato di aver «evitato le conseguenze di una crisi di sistema, altro che regalare soldi ai mariuoli». L’unico rammarico riguarda «il capitolo dei diritti purtroppo incompiuto ma – sottolinea anche – l’anno scorso sono state approvate le unioni civili, quest’anno il reato di tortura, le norme contro femminicidio e biotestamento».

Con lo scioglimento delle Camere la campagna elettorale è di fatto iniziata. Il capo dello Stato ne parlerà durante il discorso di fine anno, per spiegare
come si è giunti alla decisione e quali passaggi attendono ora il Paese. Farà ovviamente un appello alla partecipazione al voto, dopo aver chiesto ai partiti di non avanzare proposte elettorali irrealistiche per evitare di creare sfiducia nei cittadini.

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