Quotidiani locali

Vigili in Ferrari. Così rinascono le auto dei boss

Dalla mafia alla legalità: storie di riuso sociale. Il racconto nella web serie sui beni confiscati Riprendiamoli

Riprendiamoli, web serie sui beni confiscati alla mafia - 4. I vigili sulla Ferrari del boss Ferrari, Porsche, Bmw: che ne è delle auto di lusso dei mafiosi una volta passate nelle mani dello Stato? A Milano una 458 spider del Cavallino Rampante è utilizzata dalla polizia locale per promuovere la legalità tra i ragazzi. A Roma la Porsche Cayenne di un narcotrafficante pugliese trasporta sangue per la Croce Rossa Italiana.La web serie "Riprendiamoli" è uno spin off dell'omonima inchiesta, diventata ebook, realizzata da quotidiani Gedi, Confiscati Bene e Istituto per la Formazione al Giornalismo di Urbino(di Tecla Biancolatte e Gianluca De Martino; filmmaker Francis Joseph D'Costa, Maurizio Tafuro, Sonny Anzellotti, Valeria Lombardo, Luciano Coscarella; montaggio Francis Joseph D'Costa)

di Tecla BiancolatteROMA. «Vigili in Ferrari? Ma siamo così ricchi?». Il commento del motociclista al centro di Milano è uno dei tanti al passaggio della 458 spider bianca con il logo della polizia municipale sul cofano. «Mamma mia», esclama un bambino frenando la bici e allargando le braccia. Dietro di lui si fermano i suoi amici e in fretta tirano fuori dalle tasche il telefono per farsi un selfie con il Cavallino Rampante alle spalle. «Sentiamo sempre commenti, anche critiche, da chi non conosce la storia di questa auto. Ogni volta dobbiamo spiegare che ai contribuenti non è costata nulla visto che la macchina apparteneva a un boss e che ci è stata affidata dal tribunale. I contribuenti anzi ci guadagnano». Il sovrintendente Gianluigi Selmi lo spiega stringendo il volante che da solo vale oltre 10.000 euro e racconta la soddisfazione di portare la Ferrari nelle scuole per sensibilizzare i ragazzi e metterli in guardia contro la criminalità organizzata. La mafia vive di messaggi - usa le auto di lusso per ribadire il proprio potere sul territorio - e l'antimafia deve fare allo stesso modo una sorta di campagna pubblicitaria per attirare i giovani. Eccolo un modo di riutilizzo del patrimonio tolto alle cosche. Un altro esempio arriva da Roma dove la Porsche di un boss viene guidata dalla Croce Rossa italiana per trasportare sangue e organi. Due storie raccontate nella quarta puntata di Riprendiamoli , la web serie sui beni confiscati prodotta dal Gruppo Gedi che verrà pubblicata mercoledì 20 dicembre sul sito del nostro giornale e su Repubblica.it.

I numeri. Tra il 2009 e il 2016 l'Agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati ha sottratto ai criminali 2.302 veicoli, tra auto, moto e barche. Che succede a questi beni una volta diventati dello Stato? Un mezzo su cinque è un rottame e quindi deve essere demolito. Il 23% è destinato alla vendita per finanziare il fondo per le vittime della mafia. Il 35% va alle forze dell’ordine, il 15% è ceduto gratuitamente a enti e associazioni di volontariato.

La Ferrari a Milano.«La Ferrari è arrivata meno di un anno fa - racconta il comandante Marco Ciacci - La macchina era sostanzialmente nuova e il vantaggio è stato che era di colore bianco e quindi poteva essere tranquillamente adattata ai colori della polizia locale. E’ arrivata in perfetto ordine con un pacchetto di manutenzione di tre anni, per cui non avrà costi di manutenzione». Il comandante non può dire il nome del boss a cui apparteneva l'auto perché c'è un processo in corso al termine del quale si deciderà il destino del veicolo. Se diventerà definitivamente dello Stato potrà essere venduto all’asta e il ricavato andrà al fondo dei familiari di vittime di mafia. A quanto potrà essere venduta? Il comandante azzarda una stima: «Penso che superi tranquillamente il milione di euro». Oltre alla spider, la polizia locale di Milano dal 2012 ha 54 mezzi confiscati che - conti alla mano- hanno portato a un risparmio di quasi un milione di euro, equivalente ad un abbattimento dei costi del 60% per l’acquisizione dei beni dello stesso tipo.

La Porsche a Roma. «Questa macchina nasce nera e questo già dice tante cose. E’ stata completamente ristrutturata la livrea, è stato messo l'emblema di Croce Rossa italiana, è stato reso un mezzo di soccorso», Carlotta Nobili lavora per la Croce Rossa e racconta con entusiasmo la storia della Porsche Cayenne assegnata dal tribunale nel 2012. L’auto è stata confiscata nel 2010 al sorvegliato speciale Patrizio Perrone: il 57enne pugliese dichiarava al fisco appena 11mila euro l’anno, ma girava in Porsche o in Bmw Serie 5. Ora Perrone è in carcere per traffico di droga e intanto la sua ex auto sfreccia nella capitale per salvare vite.«La scritta veicolo confiscato alla criminalità organizzata accanto al nostro emblema - dice Nobili - aiuta la popolazione a comprendere che questo mezzo non è stato di peso al bilancio Croce Rossa. E’ un mezzo che prima veniva sfruttato dalla criminalità organizzata ed oggi invece è simbolo di aiuto al territorio. Ci sono stati casi in cui cittadini ci hanno detto “bravi, complimenti per quello che fate, per quello che riuscite a fare”».

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

 

TrovaRistorante

a Venezia Tutti i ristoranti »

Il mio libro

NARRATIVA, POESIA, FUMETTI, SAGGI E TESI DI LAUREA

Pubblica il tuo libro