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La salma di Vittorio Emanuele in Italia, insorge comunità ebraica

Le spoglie del penultimo re traslate dall’Egitto e sepolte a Vicoforte (Cuneo). Polemiche sull’uso di un aereo di Stato. Contrasti in famiglia per la sede scelta

ROMA. A settant’anni dalla sua morte, avvenuta il 28 dicembre 1947 ad Alessandria d’Egitto, Vittorio Emanuele III di Savoia, il re di due guerre mondiali (regnò dal 1900 al 1946) è tornato ieri in Italia, per riposare accanto alla sua regina e compagna di vita, Elena del Montenegro, trasferita venerdì da Montpellier, in Francia, dove la sovrana morì nel 1952 a 79 anni. La bara con la salma del penultimo re d’Italia, avvolta dalla bandiera della casa reale, trasportata in Italia con un volo dell’Aeronautica militare, è arrivata ieri, attorno alle 13, al maestoso Santuario di Vicoforte, in provincia di Cuneo, dove è stata benedetta sul sagrato dal rettore, don Meo Bussone. Le note del Silenzio fuori ordinanza soo echeggiate dentro la basilica.

A Vicoforte la salma di Vittorio Emanuele III, Griseri: "Un compromesso, impossibile al Pantheon" "Con l'arrivo nel santuario di Vicoforte a Mondovì in provincia di Cuneo la salma di Vittorio Emanuele III si ricongiunge con quella della regina Elena: gli ultimi due significanti regnanti italiani, visto che Umberto II regnò per pochi mesi. La scelta di Vicoforte è il frutto di un compromesso, visto che per un re che tra le altre cose ha firmato le leggi razziali, sarebbe stato impossibile la sepoltura al Pantheon. Speriamo che Emanuele Filiberto, erede della dinastia, ponga fine a una sterile polemica"Il commento di Paolo Griseri


Ma il rientro delle spoglie di un re discusso e controverso, è stato accompagnato dalle polemiche. La comunità ebraica è insorta: «In un’epoca segnata dal progressivo smarrimento di memoria e valori fondamentali, il rientro della salma di Vittorio Emanuele III in Italia non può che generare profonda inquietudine, anche perché giunge alla vigilia di un anno segnato da molti anniversari» tra cui «gli 80 anni della firma delle reggi razziste» ha detto la presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane Noemi Di Segni, ricordando che «Vittorio Emanuele fu complice di quel regime fascista di cui non ostacolò mai l’ascesa». Carlo Smuraglia, presidente emerito dell’Associazione nazionale partigiani (Anpi) ha definito la decisione di portare in Italia la salma «con solennità e volo di Stato» qualcosa «che urta le coscienze di chi custodisce una memoria storica. E non si parli più neanche di i mettere le loro salme nel Pantheon».

Vittorio Emanuele III al Pantheon, Drughello (Comunità Ebraica): "Questo rientro ci addolora" Ruth Dureghello, presidente della comunità ebraica di Roma, a margine della presentazione del restauro del Portico d'Ottavia, commenta le richieste dei rappresentanti della famiglia Savoia di seppellire Vittorio Emanuele III al Pantheon: "Il rientro in Italia ci addolora perché non vorremmo che fosse motivo di rivisitazioni storiche e ci preoccupa perché si paventa che la salma possa arrivare a Roma". E aggiunge: "Ci affidiamo al Presidente Mattarella che ha sempre dato indicazioni di chiarezza e determinazione sui valori della memoria e sul rispetto dei valori democratici dell'Italia.di Livia Crisafi


Ha chiesto spiegazioni al governo Giulio Marcon, esponente di Liberi e uguali: «Qualcuno dovrà spiegare a noi, alla Corte dei Conti e agli italiani per quale motivo sia stato usato un aereo dell’Aeronautica, un volo di Stato per riportare in Italia la salma di colui che non si oppose all’avvento della dittatura fascista, firmò la vergogna delle leggi razziali contro gli ebrei, portò il Paese al disastro della guerra al fianco dei nazisti e abbandonò vigliaccamente i suoi soldati fuggendo». Il rettore del santuario, don Bessone, ha invitato invece tutti a una riflessione e alla pietas cristiana: «Il rimpatrio delle salme – ha affermato – può rappresentare una occasione di riconciliazione nazionale» ha affermato.

Ma le polemiche attraversano anche i rappresentanti della famiglia Savoia, con l’erede al trono Vittorio Emanuele (che oggi alle 15 si recherà a Vicoforte) contrapposto alla sorella Maria Gabriella che avrebbe preso” in autonomia”, è l’accusa, la decisione di far traslare i nonni in un “santuario di campagna” a Cuneo «in segreto» e contro la volontà del fratello di stabilire le sepolture al Pantheon di Roma.

«Io credo che in buona fede il Presidente (della Repubblica, ndr) abbia fatto quello che doveva fare pensando che la famiglia fosse unita e si parlasse, invece c’è chi ha scelto il luogo sbagliato – ha commentato Emanuele Filiberto di Savoia – Il Pantheon è l’ultima dimora dei re d’Italia: ci sono stati errori, ma riportarli al Pantheon significherebbe che siamo in un’Italia nuova, che non dimentica, ma che sa guardare avanti». «Nessuna segretezza, erano tutti informati – ha sostenuto davanti ai giornalisti Aldo Alessandro Mola, già presidente della Consulta dei senatori del Regno – La scelta di Vicoforte era già stata individuata sin dal marzo 2011, poi c’è stata la lunga attesa dell’autorizzazione del vescovo di Mondovì, monsignor Luciano Pacomio».

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