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Neofascismo, la rimozione del passato che ha ingrossato il mare

Il commento

Da dove sale l’Onda Nera che lambisce l’Italia? Da più di un mare: da quello della Rimozione, da quello del Silenzio, da quello dello Straniero. Impossibile spiegare il ritorno di fiamma del neofascismo italiano senza passare per tutti i mari che quell’Onda spingono e mandano a infrangersi contro argini che sembrano aver perso la loro capacità di resistenza.

Il Mare della Rimozione è quello più profondo. Nata antifascista la Repubblica ha fatto subito i conti con la Guerra Fredda: dagli anni Cinquanta sino agli anni Ottanta, il motivo dominante è stato l’anticomunismo, non l’antifascismo. Il giudizio sul fascismo sarà collocato non alla base del patto di cittadinanza ma nel dimenticatoio funzionale a erigere una solida barriera contro i “rossi”. Il pericolo è l’Unione Sovietica, non più partiti ormai popolati da reduci politicamente marginali e segnati dalla cruenta fine dei loro leader fondatori. Anche perché altre sono, ormai, le formazioni più rispettabili che fanno da diga al comunismo. La parte dell’Onda proveniente da quel Mare eroderà irreversibilmente le spiagge mentali dell’Italia repubblicana, consentendo una relativizzazione della memoria intrisa di autoassolventi polarizzazioni storiche: le bonifiche al posto delle leggi razziali, l’esaltazione del consenso al posto della tragedia della guerra, la difesa dell’onore contro la scelta resistenziale.

A quell’onda si è sommata quella, successiva, sospinta dal Mare del Silenzio. Gli anni Settanta sono stati anni durissimi e cupi, ma possono essere davvero superati senza aver fatto pubblicamente i conti con la stagione del terrorismo: non solo quello di estrema sinistra, ma anche quello, stragista e ricco di complicità istituzionali, di estrema destra? Possibile che il tutto sia consegnato alla sola, parziale, verità giudiziaria senza aver fatto i conti con la verità storica? Passo non certo necessario per rispondere all’invocazione del Pasolini del “Io so...” che pure indicava chi fossero e dove andassero cercati i responsabili delle stragi che insanguinavano il Paese, ma perché solo sulla memoria si può costruire il futuro. Non è avvenuto. E un lato oscuro continua a ipotecare la storia della Repubblica.

Quei conti la politica, avvinghiata al segreto, ai mandanti tanto potenti quanto innominabili, non li ha mai fatti. ll discorso implicito è stato: l’eredità della guerra fredda si supera solo a patto del silenzio. Contando sul fatto che ciascuno, vittime e protagonisti di quegli anni davvero di piombo, tacessero. Quelli che la guerra segreta l’avevano scatenata per non confessare l’inconfessabile, quelli che l’avevano subita per non ammettere di essere dalla parte sconfitta. Un silenzio, del quale hanno beneficiato anche gli uomini in nero che di quella guerra sono stati sovente protagonisti. Un silenzio che, contrariamente a contesti in cui le guerre civili sono state davvero finite perché esplicitate anche con le parole, ha consentito a molti di superare il passato senza mai fare i conti con esso. Rendendo più esteso il trasformismo utilitaristico della stagione politica post-guerra fredda, dove non contano i valori ma i numeri.

Quando quella duplice onda si è unita con quella proveniente dal Mare dello Straniero, si è ingrossata. Anche perché, nel frattempo, la parte più fragile della popolazione è stata abbandonata a se stessa, privata di rappresentanza proprio da quelle forze un tempo portavoce dei più deboli.

Rimosso il passato, grazie anche alla Rete che tutto appiattisce, il fascismo di oggi non sembra più riconducibile alle sue responsabilità storiche e alla sua originaria
cultura politica. Appare, ai più, come il fautore del “prima gli italiani”, schierato dalla parte dei perdenti nostrani della globalizzazione contro gli “invasori”. In un drammatico collasso della memoria che rischia di travolgere tutti.

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