Quotidiani locali

Tra le nuvole di "Più libri, più liberi"

Viaggio attraverso la Fiera Nazionale della Piccola Media Editoria di Roma

A 'Più libri più liberi' il Signor Distruggere: "Ironizzo sulle 'Mamme Pancine' per esporre la realtà" Tra gli stand di 'Più libri più liberi' c'è anche Vincenzo Maisto, alias il 'Signor Distruggere', autore del blog diventato popolare perché riprende in maniera ironica gli assurdi e irrazionali consigli che alcune madri si scambiano in gruppi Facebook a loro dedicati. Maisto è alla fiera della Media e Piccola editoria per promuovere il suo primo libro: 'Distruggere i sogni altrui esponendo la realtà oggettiva' per Echos edizioni. di Fabio Butera

ROMA. Difficile arrivare alla sedicesima edizione della Fiera della Piccola Media Editoria di Roma, Più libri più liberi, inaugurata lo scorso 6 dicembre dal ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini, senza avere in testa il ricordo del Palazzo dei Congressi dell’Eur, quello progettato da Adalberto Libera nella seconda metà degli anni Trenta. Fino al 2016 l’edificio di Libera è stata la sede storica della fiera, con la sua architettura razionalista, la scalinata frontale, l’ampio volume interno sviluppato nella forma di un cubo. Da quest’anno tutto cambia. Alla lineare staticità della vecchia sede, si è sostituita l’architettura più dinamica e flessibile del nuovo Centro Congressi di Roma, l’ormai famosa Nuvola di Massimiliano Fuksas.

Non è solo un cambio di spazio. Trasferire il più importante appuntamento editoriale di fine anno nella monumentale struttura progettata dall’architetto romano, ha significato dare un contenitore più aereo a un mondo, quello dei libri, a cui si deve da sempre la principale responsabilità di portare uomini, donne e bambini nei territori dell’immaginazione, e dunque a viaggiare metaforicamente “tra le nuvole”.

È forse questo legame metaforico, oltreché lo stesso concept architettonico di Fuksas, una libera articolazione spaziale inscatolata dentro un’enorme teca con doppia facciata in vetro (e un libro non è forse un’idea astratta organizzata in una forma linguistica rigida?), ad aver decretato il felice connubio tra architettura e letteratura, tra visitatori della Nuvola e visitatori di una fiera del libro. Del resto osservando la chilometrica fila posta fuori i tornelli d’ingresso, i visitatori sembrano essere stati davvero tanti.

Una visita ascensionale, la loro: dallo spazio espositivo con gli stand delle case editrici, posto al piano terra – da qualcuno criticato per la posizione troppo cupa rispetto alla luminosità generale dell’edificio – al mezzanino con le sale conferenze, posto appunto a metà rispetto al piano Forum, dove erano dislocati gli stand istituzionali, il Caffè Letterario della Rai e l’Arena Robinson di Repubblica. A fare da corona al tutto, la parte alta della Nuvola, il cuore più visionario della struttura, un reticolo in nervature d’acciaio rivestito da un telo trasparente e affacciato suggestivamente sui piani bassi.

Più libri più liberi, dunque, rilanciato sui social network con l’hashtag  #plpl17, si conferma un appuntamento ben consolidato nel panorama culturale italiano, come mostra anche la partecipazione per il secondo anno consecutivo di Aldus, il network europeo delle fiere del libro. Una conferma che trova riscontro nelle più recenti indagini sullo stato dell’editoria nel nostro paese, dovute proprio al centro studi dell’AIE, l’associazione italiana editori a cui si deve l’organizzazione della fiera, che segnalano una ripresa generale del mercato librario anche per i piccoli e medi editori: cresce il loro numero, cresce la loro quota di mercato, cresce perfino la loro presenza in fiera, 100 in più rispetto allo scorso anno, per un totale di 500 marchi.

Ma al di là delle statistiche resta una domanda di fondo: a cosa serve una fiera dell’editoria. A chi serve? L’Italia ha numerosi eventi fieristici sparsi per il territorio, più o meno grandi, più o meno importanti e conosciuti, dalle fiere del Sud, come quella di Cerignola in Puglia, al Children’s Book Fair di Bologna, fino alle grandi fiere di Torino e Milano.

Roma si è connotata fin da subito per la volontà di dare spazio all’editoria indipendente, e quindi offrire una vetrina a chi rappresenta un’alternativa di politica culturale contro il fast book e i grandi gruppi. Le sigle partecipanti sono state numerose, benché esse rappresentino solo la punta di un iceberg (secondo l’ultimo rapporto AIE gli editori attivi in Italia sono 4.877): dai marchi storici e consolidati come E/O, Fazi, Sellerio, Laterza ecc., alle case editrici per bambini e ragazzi, all’editoria tecnica e scientifica, fino alle sigle più di nicchia o specializzate in un determinato settore.

Uscendo dalla fiera resta la sensazione di aver vissuto un’esperienza intellettuale un po’ bulimica, tra stand, dibattiti, presentazioni, performance musicali, copertine di libri, gente di passaggio e professionisti intenti a far conoscere i propri cataloghi. Una bulimia che come in tutte le fiere può dare un senso di eccesso e di smarrimento, ma che allo stesso tempo - proprio grazie all’eccesso e allo smarrimento - aiuta il lettore a perdersi in un universo di libri che difficilmente troverà in un bookstore di catena.
 

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