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La locomotiva d’Italia si scopre Sud di qualcuno

L’opinione

Roberto Maroni beffato dal titolo del manifesto politico col quale vinse le elezioni nel 2013, diventando governatore della locomotiva d’Europa: «Prima il Nord». Ha vinto Amsterdam, non Milano che sta a Sud. La locomotiva, lanciatissima, ha sbalzato fuori dal treno il macchinista.

Ma sì: ridiamoci sopra, sotto e anche ai lati. Quel gran lombardo di Piero Chiara, quando le cose andavano storte, diceva: abbiamo la sfiga a favore, pensando ai venti capricciosi del suo lago.

Ma passando dalle battute di spirito alle riflessioni di metodo, ecco la più atroce: una moneta lanciata in aria, come si fa all’inizio di una partita di calcio per consentire ai capitani di scegliere la metà campo preferita, ha diviso le forze della Ue, anziché moltiplicarle. Addio Mondiali, e lì non c’è storia, addio Agenzia del farmaco, e qui c’è solo rabbia: l’uno-due ravvicinato fa molto male.

Se esistessero i marziani che ci guardano dagli abissi siderali in attesa di invaderci, si chiederebbero come ragionano i terrestri: da settant’anni si dannano per trasformare un’ideale in una confederazione di stati solida e compatta, ma al momento di prendere decisioni utili alla nascita di una potenza planetaria, di una etnia continentale fatta non solo di decimali, di banche, di regole sulle banane uguali per tutti, si infliggono sconfitte vicendevoli deliberate dal fato. Il fato ma anche i corsi e i ricorsi: perdiamo alla roulette russa della pedata mondiale, restando a casa noi e mandando a Mosca gli svedesi; vincemmo nel 1968, sempre per un testa o croce, e a rimanere scornati nel pallone furono i sovietici.

Strapparci i capelli? No. In fondo fu Mario Monti, quintessenza del verbo europeo, a cancellare le Olimpiadi del 2024 di Roma quand’era premier. Oggi si potrebbe dire: chi d’Europa ferisce, d’Europa perisce.

Proviamo a soffermarci sul bicchiere mezzo pieno: al pareggio, poi sbloccato dal sorteggio, siamo arrivati con l’Olanda, un Paese al quale non fa difetto la logica di sistema. Vuol dire che, anche grazie al successone dell’Expo, non ci vedono più così male a Bruxelles.

Scendiamo di un gradino: mai c’era stata, prima della battaglia per la conquista dell’Agenzia del Farmaco, una potente sinergia tra Stato, Regione Lombardia, Comune di Milano. Maroni, leghista, e Beppe Sala, in quota Pd, hanno lavorato con rara comunanza d’intenti, dimenticando di essere avversari politici e badando agli interessi della vera capitale d’Italia e della sua prestigiosa area metropolitana. Nella quale – è bene ricordalo – hanno quartieri generali e fabbriche le migliori multinazionali del settore bio-medico. Produzione, ricerca e commercio: se questo territorio è attrattivo per pillole e fiale (si contano 101 aziende d’altissimo profilo), ci stava che l’Ema prendesse casa a queste latitudini. L’humus ha le carte in regola per la logistica, i trasporti, i laboratori di un comparto scientifico di tale portata.

Il premio di consolazione ora è lo Human Technopole, il centro di studi avanzati sul genoma che sarà costruito nel sito dell’Esposizione universale affiancato dal campus di 100mila metri quadrati dell’Università Statale, decisa a trasferire lì le sue facoltà scientifiche. I migliori cervelli del mondo, risorse economiche permettendo, dovrebbero lavorare alle porte della grande Milano.

Non buttiamoci giù dopo la sconfitta galeotta: abbiamo dimostrato credibilità, giochiamocela fino in fondo con l’impennata d’orgoglio che inevitabilmente fa seguito a una batosta.

Certo: bisognerà capire perché nella partita Amsterdam-Milano, partner come i Paesi dell’Est europeo e la Spagna ci hanno
voltato le spalle. Forse non c’è solo una Ue incapace di scegliere senza il gioco del bussolotto, ma anche qualche lacuna delle nostre diplomazie. In ogni caso coraggio. Che non significa buttare via il bambino (l’Italia) con l’acqua sporca (l’Europa).

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