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Lavoro e giovani, la metà dei curriculum è fuori target

Napoli è il nuovo Hub dell’incontro tra mondo dell’alta formazione e quello del lavoro. Aiello (Fondazione Emblema): "Placement fondamentale per far vincere alle aziende la sfida della competitività"

NAPOLI. “Più della metà dei curriculum che vengono presentati alle aziende sono fuori target. Al tempo stesso sono tante le aziende che non trovano personale adatto alle loro esigenze e, di conseguenza, non riescono a vincere la sfida della competitività. Il placement può essere la soluzione a patto, però, che si cambi prospettiva. L’approccio al mondo del lavoro deve essere fatto in modo più consapevole”. Lo ha dichiarato Tommaso Aiello, direttore generale della Fondazione Emblema, aprendo i lavori della prima giornata della ‘Borsa del Placement’ alla Stazione Marittima di Napoli.

“La ricerca – prosegue Aiello – è stata condotta in modo assolutamente innovativo a partire dal campione intervistato costituito, per  quasi la metà, da quelle aziende che non si rivolgono a selezionatori professionisti ma, nella loro piccola realtà, fanno selezione quando serve. I numeri sono molto esplicativi. Nella metà delle risposte, i cv fuori target sono oltre il 60%, mentre solo nel 18% dei casi i cv target sono maggioritari. Questo vuol dire che i ragazzi li inviano  senza un’effettiva consapevolezza dei requisiti. Spesso si affronta un colloquio con poca conoscenza dell’azienda per la quale ci si propone. Il dato è drammatico per le micro-imprese  (95%), ma fa riflettere anche il dato sulle grandi aziende che dovrebbero essere molto conosciute (45%)”.

“Il fattore motivazionale – conclude Aiello – resta l’elemento fondamentale per la determinazione della scelta, sfatando anche il ‘falso mito’ dei curriculum formato europeo che vengono presi in considerazione solo nell’11% dei casi. Piuttosto è utile sapere che i profili social danno molto spesso un’immagine diversa, e peggiorativa, rispetto a quella emersa dal cv”.

Sul profilo motivazionale e sul fattore umano è intervenuto Ezio Scatolini, Cofounder di Laborplay, spinoff dell’Università di Firenze, portando un esempio assolutamente innovativo di valutazione. “Abbiamo costruito un modello attraverso il quale misuriamo le competenze soft con i giochi. Incrociamo le competenze con le meccaniche di gioco generando momenti di valutazione facendo giocare le persone. Un modo per ottenere una valutazione senza quelle barriere che naturalmente si costituiscono quando una persona sostiene un colloquio di lavoro. Le persone intervistate alla fine dichiarano che è un modo innovativo e molto gradito di essere valutati. Una modalità orientata più ai  ‘millennials’ ma che di fatto consente di adottare il linguaggio internazionale del gameing”.

“La Borsa del Placement a Napoli supera i mille colloqui in un solo giorno e registra il record assoluto mai toccato nelle precedenti dieci edizioni, dunque un indicatore importante. Tra aziende e Università abbiamo ricevuto delegazioni da 18 regioni, non esiste niente del genere in Italia, siamo stati l’Hub dell’incontro tra il mondo dell’alta formazione e quello del lavoro. La tre giorni di Napoli diventa centrale a livello nazionale”.

“Il mondo del lavoro sta cambiando -  ha aggiunto Aiello - in quello che ci sarà tra tre anni serviranno dei laureati che oggi non ci sono. Dunque è il momento che università e imprese programmino il raccordo per il lavoro che cambia. Intanto è già partito il tour della Borsa della Ricerca, attraverso il quale racconteremo

nelle altre regioni d’Italia cosa accadrà nel prossimo appuntamento che si terrà a Salerno a maggio, un laboratorio nazionale sulla ricerca e sul trasferimento tecnologico, durante il quale Università e impresa dialogheranno non attraverso i convegni ma organizzando incontri individuali”.

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