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Pensioni, stop aumento età per quindici lavori gravosi

La proposta del governo aumenta il numero di categorie rispetto all’Ape sociale. Padoan: «Conti pubblici più sani». Monito di Bankitalia: «Non fate passi indietro»

ROMA. «I conti pubblici sono più solidi e la reputazione internazionale dell’Italia è migliorata». Pier Carlo Padoan dipinge un Paese in lenta ma continua ripresa. Il ministro dell’Economia, in audizione sulla Legge di Bilancio in commissione Bilancio di Camera e Senato, ha spiegato che il Pil nel terzo trimestre 2017 si avvia verso lo 0,5% dicendosi convinto che «nelle attuali condizioni il Paese può puntare a una crescita stabilmente più elevata, prossima al 2%». Intanto il governo porta al tavolo della trattativa sulle pensioni la proposta di allargare a da 11 (quelle dell’Ape sociale) a 15 (con l’aggiunta di agricoli, siderurgici, marittimi e pescatori) le categorie di lavori gravosi per i quali evitare l’aumento a 67 anni dell’età pensionistica.

Padoan ha spiegato che la manovra per il 2018 persegue tre obiettivi: continuare il supporto alla ripresa e alla crescita potenziale nel medio periodo, proseguire il sostegno alle fasce più deboli, meno abbienti e ai giovani, e continuare il consolidamento dei conti pubblici. Il ministro ha quantificato in 38 miliardi di euro gli investimenti movimentati nel periodo 2018-33 garantendo che gli enti locali non hanno subito tagli.

Entrando nel dettaglio delle misure messe a punto nella manovra, Padoan ha spiegato che la legge «rifinanzia il fondo per la lotta alla povertà e quello per le politiche alla famiglia: in totale nel 2018 le risorse ammonteranno a 2 miliardi e a 650mila i nuclei che ne beneficeranno». Intanto dopo Confindustria e Istat, anche Bankitalia ha avvertito che l’innalzamento dell’età pensionabile a 67 anni dal 2019, come pretende il meccanismo che indicizza il momento del ritiro dal lavoro alla speranza di vita, non deve essere toccato. «Nel lungo periodo – ha spiegato Luigi Federico Signorini, vicedirettore generale di via Nazionale, in audizione alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato – la sostenibilità delle finanze pubbliche poggia, in larga misura, sulle riforme pensionistiche introdotte in passato, che assicurano una dinamica della spesa gestibile nonostante l’invecchiamento della popolazione: è importante non fare passi indietro». Il dirigente di Bankitalia ha spiegato che la necessità di difendere l’equilibrio pensionistico di lungo periodo «è una priorità assoluta». Ma questo, ha riconosciuto Signorini, «non vuol dire che non ci possano essere aggiustamenti su singoli casi».

Quanto alla manovra, Bankitalia ha spiegato che «il quadro macroeconomico del governo per il prossimo anno si conferma condivisibile alla luce delle informazioni più recenti: date le misure contenute nella manovra, anche nel 2019 appare possibile conseguire una crescita non lontana da quella programmata, sempre che non muti il quadro economico e finanziario internazionale».

Ancora in tema previdenziale, il presidente della Corte dei Conti, Arturo Martucci di Scarfizzi, è intervenuto per spiegare che «per tutelare gli equilibri di fondo della finanza pubblica, gli interventi a margine del sistema pensionistico devono essere da un lato disegnati in maniera tale da limitare la platea dei destinatari alle situazioni di effettivo disagio, e dall’altro, devono essere articolati
nel modo più chiaro possibile per favorirne la celere implementazione». Proprio sul caso pensioni, il 13 novembre ci sarà un nuovo incontro tra governo e sindacati per definire la partita. Il governo sembra ottimista sul raggiungimento di un accordo.

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