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Caso Metwally, l'Egitto: "Indignati con l'Italia"

Qualche giorno fa il nostro Paese aveva inviato al Cairo una lettera in cui esprimeva "profonda preoccupazione" per la detenzione dell'avvocato che si occupò anche della morte di Giulio Regeni. Ora l'Egitto ha convocato l'ambasciatore italiano, insieme ad altri quattro - Gran Bretagna, Canada, Germania e Paesi Bassi -, per esprimere la sua indignazione. Noury (Amnesty): "Un atto di protervia e arroganza"

ROMA. Ora l’Egitto è “fortemente indignato” con l’Italia. Sembra paradossale, dopo l’omicidio di Giulio Regeni, il ricercatore italiano torturato e abbandonato ai margini di un’autostrada proprio dagli apparati di sicurezza del Cairo. Eppure è così: il ministero degli Esteri egiziano ha convocato gli ambasciatori di Italia, Germania, Gran Bretagna, Canada e Paesi Bassi, dopo il comunicato congiunto in cui esprimevano “profonda preoccupazione” per l’arresto dell’avvocato Ibrahim Metwally, co-fondatore dell'associazione delle famiglie degli scomparsi in Egitto. Secondo il viceministro Ihab Nasr il gesto “costituisce un’ingerenza evidente e inaccettabile negli affari interni egiziani”.

Metwally, 52 anni e padre di uno dei primi ragazzi scomparsi dell’era al-Sisi, è stato fermato dalle autorità egiziane il 10 settembre, mentre si stava imbarcando su un volo per Ginevra. Doveva parlare con il Gruppo per le sparizioni forzate delle Nazioni Unite. L’uomo collabora anche con una Ong, la Ecrf, dove lavorano i consulenti legali della famiglia Regeni: la loro sede è stata perquisita con metodi energici dalle autorità egiziane il 21 settembre. “Di fatto è scomparso in coincidenza con il ritorno del nostro ambasciatore in Egitto – spiega Riccardo Noury, portavoce di Amnesty Italia –. Il governo di al-Sisi lo ha interpretato come una resa e i fatti gli stanno dando ragione. È un atto di protervia e di arroganza: spero che ci sia una ferma risposta da parte dell'Italia e degli altri ambasciatori”. Il ministro Alfano aveva annunciato il ritorno della missione diplomatica italiana a metà agosto, per “rafforzare l'impegno politico e morale per la ricerca della verità sulla scomparsa di Giulio”. Alfano aveva anche spiegato che l'uomo prescelto, Giampaolo Cantini, sarebbe stato affiancato da una figura tecnica preposta alle indagini sulla scomparsa del ricercatore italiano. Figura che ancora non è stata nominata.

Amnesty International appena appresa la notizia dell’arresto dell’avvocato egiziano ha lanciato una campagna per sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni internazionali. La petizione fino ad ora ha raccolto più di 5mila firme. “Anche Metwally – spiega ancora Riccardo Noury – per le prime 48 ore della sua detenzione è scomparso: nessuno sapeva dove fosse. Il suo fermo oggi viene rinnovato di 15 giorni in 15 giorni e lui ha denunciato di essere stato torturato in quelle prime 48 ore”. L’uomo ha raccontato ai suoi avvocati che gli aguzzini lo avrebbero denudato, pungolato con scariche elettriche lungo tutto il corpo, gli avrebbero gettato addosso acqua gelata e lo avrebbero percosso ripetutamente. “Metwally non è un caso isolato - prosegue Noury -: molti giornalisti oggi sono in carcere per aver fatto il loro lavoro, gente come Mahmoud Abu Zeid detto Shakwan, arrestato 2013 per aver fotografato le prime azioni repressive del governo al-Sisi, che causarono 800 morti. L’ultima crociata è quella contro gli omosessuali: iniziata durante il concerto di una band libanese dove è stata esposta una bandiera arcobaleno. Fino ad oggi siamo arrivati a 57 arresti per depravazione”.

Secondo il ministero degli Esteri egiziano,

tuttavia, si tratta di “notizie false” e i Paesi convocati dovrebbero “rispettare le procedure giudiziarie dell’Egitto” e la sua sovranità. “Sarebbe bene che rispondessero loro di un’ingerenza ancora maggiore: quella di aver sequestrato e torturato un cittadino italiano”, conclude Noury.

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