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Ragazzini a casa da soli con un emendamento

Il commento

Dimenticate Rosatellum, Grasso, Banca d’Italia. Nelle case, in palestra, sugli autobus (quando ci sono), in ufficio, e ovviamente all’uscita di scuola non si parla d’altro che dell’ultima novità: l’obbligo dei genitori di andare a prendere i figli a scuola anche se sono già grandicelli. Cioè in quell’età nella quale, di solito, cominciano a tornare a casa da soli: in particolare, alle scuole medie. Ha fiutato l’aria Matteo Renzi dal suo treno, percependo l’onda del momento e cavalcandola: faremo una legge, ha detto.

Avremo dunque, se tutto va bene, una nuova norma per affermare l’ovvio: tra gli undici e i quattordici anni i nostri figli possono percorrere un pezzo di strada da soli o salire su un autobus senza tenere la mano a un maggiorenne. A questo si è arrivati dopo una sentenza della Cassazione che, decidendo sul caso di un ragazzo undicenne investito all’uscita di scuola, ha confermato le sentenze precedenti che condannavano l’istituto perché era suo dovere vigilare sull’incolumità dell’alunno, anche fuori dal perimetro della scuola stessa.

Bisogna ricordare che, al contrario che in altri ordinamenti giuridici, nel nostro una sentenza non fa legge, semmai la interpreta: ma è bastata perché molti dirigenti scolastici, timorosi di condanne future, si adeguassero richiedendo ai genitori di andare a prendere i figli a scuola e cambiando le vecchie usanze, secondo le quali bastava una liberatoria per risolvere il problema.

Tutta la vicenda è sintomatica del modo isterico e approssimativo con il quale ultimamente affrontiamo problemi grandi e piccoli, ma anche di un certo modo di intendere i rapporti tra scuola e famiglia. Per cominciare: nessuno si è preso la briga di leggere la sentenza della Cassazione. La quale condanna la scuola in base alle leggi vigenti – come ha detto la ministra Fedeli – ma anche alla luce del regolamento dell’istituto che frequentava quel bambino, nel quale c’era scritto espressamente che il personale scolastico aveva “l’obbligo di far salire e scendere dai mezzi di trasporto davanti al portone della scuola gli alunni”.

Non tutte le scuole hanno questi regolamenti, e dunque la sentenza della Cassazione poteva essere relativizzata invece che presa come legge generale. Ma c’è di più. Le leggi di cui si parla sono il codice penale e il codice civile, stanno lì da parecchi anni: come mai l’emergenza esplode adesso e nell’anno scolastico 2017 dichiariamo i nostri ragazzi sotto i quattordici anni incapaci di intendere e di volere?

Qui la vicenda si allarga ben oltre il caso sfortunato della scuola fiorentina, la sentenza della Cassazione, le avventate dichiarazioni della ministra Fedeli, l’involontario assist dato a Renzi per un bel colpo di immagine. I dati dell’Istat ci dicono che in Italia solo il 42,5% dei ragazzi tra gli 11 e i 14 anni è autonomo negli spostamenti da casa a scuola. Si potrebbe pensare che questo è normale.

Senonché, in altri Paesi la percentuale di ragazzini che vanno e tornano da scuola non accompagnati è molto più alta, fino a raggiungere l’80-90% in Germania e paesi scandinavi. Inutile girarci intorno: abbiamo genitori più protettivi e possessivi, e troppo spesso la scuola è intesa come luogo di custodia dei figli invece che di crescita e formazione. Non si contano le cause contro le scuole, e dilagano le assicurazioni di presidi e insegnanti per tutelarsi dai ricorsi. Così, anche l’educazione diventa materia di tribunali, avvocati e cassazioni, nella patria di quella Maria Montessori che la Silicon Valley ci copia e noi abbiamo dimenticato.

Ben venga ora un emendamento che stabilisca per legge che un ragazzino è un essere pensante e autonomo. Cominciamo a pensarlo pure noi. Farebbe bene a tutti: alla scuola, che non è un luogo di sorveglianza ma di crescita; alle donne, sulle quali continua a ricadere, da mamme

o da nonne, il carico principale dell’accompagnamento, proprio mentre tutti si lamentano dal bassissimo tasso di occupazione femminile; e a tutti gli uomini e donne che gli attuali minori prima o poi dovranno diventare. Meglio prima.

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