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La storia secondo Topolino: viaggio nel tempo a fumetti

Dai Paperi delle caverne fino ai Tecnopaperi dei nostri giorni. Da lunedì 30 ottobre in edicola con i quotidiani locali del gruppo Gedi il primo di trenta volumi della collana "Storia Universale Disney".  Lo sceneggiatore Alessandro Sisti: «I ragazzi imparano divertendosi»

All’inizio fu il Big Bang. Quindi vennero i Bis-bis di Pippo. Parola di Indiana Pipps, l’unico personaggio sufficientemente stralunato da fare una ricerca sulle origini del mondo partendo da una soffitta zeppa di cimeli dei suoi avi, un sito archeologico straordinario a suo vedere. Dai Paperi delle caverne fino ai Tecnopaperi dei nostri giorni l’evoluzione della specie umana e la storia del mondo sono interpretate o, meglio, rivissute dai personaggi più amati della Disney in una collana di 30 volumi a fumetti: la “Storia Universale Disney”. Il lungo viaggio nel tempo comincia lunedì 28 ottobre in edicola con i giornali locali del Gruppo Gedi con i Paleopaperi, ovvero la preistoria dalle origini fino all’homo sapiens. Prosegue tra Sumeri ed Etruschi, nel Medioevo di ser Topolino, lungo le vie delle Spezie con Marco Topo, verso la scoperta dell’America con Topolin Colombo, nell’Illuminismo di Archimede Galileo, tra i Paperibaldi dell’Unità d’Italia, si alza anche in volo, sul triplano del Papero Rosso, per osservare la Grande Guerra.

Viaggio nel tempo ma anche nello spazio via via conosciuto. Non c’è infatti confine geografico che possa fermare l’esercito Topolino, Paperino e Pippo. L’Egitto delle Piramidi, la Grecia delle polis, il Nord dei Vichinghi, il Giappone feudale, la Rivoluzione americana sono solo alcune delle tappe. Raggiunte con compagni di viaggio rassicuranti perché fedeli alle connotazioni caratteriali con cui li conosciamo tutti. Si calano in luoghi, abitudini, situazioni e personaggi, dando la loro versione dei tempi che furono. Armati di fantasia regalano buonumore.

Questi fumetti che propongono paperi e topi come maschere buone per altri tempi e altri luoghi sono opera di autori italiani. Nel primo volume le storie sono di Alessandro Sisti, Carlo Gentina e Giuseppe Sansoni a scrivere; i disegni di Gigi Piras, Carlo Limido, Alessandro Gottardo, Ettore Gula, Donald Soffritti, Andrea Freccero e dello stesso Sansoni.

Non è la prima volta che storia e fumetto si incontrano, anche se la scintilla non è scoccata subito. Le vicende dei primi personaggi, racconta lo studioso e storico dei fumetti Luca Boschi nella sua introduzione alla collana, sono quasi sempre ambientate nel loro tempo. In Italia ad occuparsi di avventure basate sui fatti storici per primi sono i giornalini con intento didattico come il Corriere dei Piccoli. Per Topolino il primo significativo appuntamento con la storia è nella Francia del 1952 con la puntata d’esordio di Mickey à travers les siècles (Topolino attraverso i secoli). È l’inizio di una serie lunghissima che si concluderà solo nel 1984, dopo oltre 170 episodi. Dobbiamo aspettare il 1961 per la prima storia di produzione italiana, con Paperino e la storia romana, scritta da Danilo Forina e disegnata da Pierlorenzo De Vita e da Massimo De Vita. Potremo leggerlo nel nono volume in uscita, con il titolo Paperinus Tapinus - Roma: da Romolo a Cesare.

Lungi dal voler sostituire un libro di storia con una bella avventura in costume, scrive lo storico e studioso del fumetto Gianni Bono nel primo volume della collana, la linea dell’umorismo e della parodia possono far accendere nei ragazzi qualche scintilla di interesse su un argomento, spingerli ad approfondire un tema. Facendo loro compiere un primo passo verso la conoscenza. Proprio per conoscere le diverse epoche e cogliere le differenze e le similitudini tra il racconto trasfigurato in chiave disneyana e la storia, i fumetti sono affiancati da sezioni in cui fatti e personaggi del tempo sono descritti secondo la visione degli storici. Nel secondo volume, ad esempio, dedicato ai Paperi delle caverne ci si addentra nel freddo delle Ere Glaciali, si racconta come l’uomo si sia inserito nel ciclo della natura cominciando ad allevare animali e a coltivare cereali, mentre le popolazioni nomadi continuavano a sopravvivere grazie alla caccia, alla pesca e alla raccolta di frutti e tuberi. E con l’uomo, Paperut.

«L’ingrediente essenziale, l’unico irrinunciabile, per scrivere una storia per la Disney è il personaggio». E Alessandro Sisti, sceneggiatore, autore e giornalista, dopo 35 anni con Topolino e Paperino, i personaggi li conosce bene.

Da dove arriva la sua passione per i viaggi nel tempo?
«Sono uno degli escamotage narrativi che preferisco. Non solo con Pippo, anche con zio Paperone, Topolino e Paperino. Li sfrutto volentieri sia perché sono un buon trucco per dare un’occhiata alla storia sia perché apprezzo l’entroterra scientifico che c’è dietro la possibilità di spostarsi nel tempo. Sono utili per parlare di storia e di scienza».

Quali sono gli ingredienti delle storie della Disney che non possono mancare?
«Il cast, è quello che i lettori amano. I personaggi sono talmente consolidati nell’immaginario collettivo che non possono uscire dai consueti connotati. Vanno usati e vanno usati bene, messi in luce, non possono fare da comparsa. Esistono poi obblighi su quello che non deve esserci nelle storie, dal momento che sono per ragazzi e famiglie: dobbiamo evitare la violenza gratuita, le armi, i comportamenti negativi, tutto quello che potrebbe essere inadeguato. Topolino, soprattutto nella tradizione italiana, tra i personaggi è quello più connesso all’attualità, gli episodi attingono da rischi e paure. In ogni modo si cerca sempre di far passare un messaggio positivo».

Invece qual è il margine di inventiva personale?
«L’ambito creativo è infinito, non c’è limite».

Le è mai capitato di dover modificare un episodio?
«Ogni storia viene concordata a livello di soggetto, come fosse un film. Con la redazione su questo c’è un vero confronto. Mi può essere capitato quando era più giovane di prendere qualche svista ma, dopo 35 anni non capita più. In passato ho fatto i corsi di formazione per i nuovi autori. Ho presente l’ortodossia».

Come nascono le storie?
«Si parte sempre da un’idea narrativa o di contenuto. Poi si sviluppa un soggetto per avere un quadro di cosa racconterà la trama; una volta discusso e concordato il soggetto, si parte da qui per sviluppare una sceneggiatura vera e propria, come quelle cinematografiche. Si cura la regia, si descrive vignetta per vignetta quello che si vedrà. Quindi il disegnatore provvede a dare una forma al tutto».

Qual è il vantaggio di imparare la storia da un racconto a fumetti?
«Un po’ per chiunque, non solo per i bambini, è bypassare la barriera di ostilità che si pone quando qualcuno vuole insegnarci qualcosa. Il fumetto ha un modo diverso di porsi, vuole farci divertire. Poi qualcosa rimane attaccato».

Secondo lei fumetti possono sostituire i libri?
«No, ma sono propedeutici: possono far incuriosire e spingere ad approfondire. Mi è capitato di leggere in Rete un commento di un lettore a proposito di una storia che avevo scritto parecchi anni fa, in cui un avversario di Topolino rendeva solidi i fumetti, avevano un’entità fisica all’interno della vignetta. Il lettore ha cominciato a porsi delle domande sul fatto che non tutto quello che era disegnato era vero... dopodiché si è dedicato alla semiologia. Un po’ tutto quello che ti stuzzica ti può portare da qualche parte».

L’Italia in questo campo che tradizione ha?
«Detiene un vero primato. Tanto per cominciare se Topolino è nato come cinema d’animazione negli Stati Uniti, il primo Paese in cui è stato pubblicato su carta è stato proprio il nostro. Da allora abbiamo portato avanti una scuola che è quella che produce di più nel mondo».

Lei a chi si è ispirato in particolare nei suoi viaggi del tempo storici?
«Ogni volta faccio delle ricerche. Mi muovo dalla Cina di Marco Polo alla Venezia di Aldo Manuzio, umanista dalla cultura spropositata. Per prepararsi si studia, si leggono libri, si esplora il web e si attinge a qualsiasi altra fonte valida».

Nel tempo sono cambiati i bambini e dunque anche i fumetti della Disney si sono dovuti aggiornare?
«I contenuti delle nostre storie sono sempre attuali a meno che non vertano ad esempio su una specifica tecnologia che nel tempo invecchia. Non scorgo la necessità di differenze di linguaggio. Piuttosto noto che nel tempo è diminuita in generale, non solo per il fumetto, la platea complessiva dei lettori. La buona abitudine alla lettura si coltiva dall’inizio, partendo proprio dai fumetti. Oggi considero queste prime letture più utili rispetto a qualche anno fa e le raccomando».

Come è diventato sceneggiatore di fumetti?
«Per un interesse antico per il fumetto, ho cominciato a 17 anni, e per la comunicazione in generale. Ho fatto anche cronaca per tanti anni e ho scritto testi di altro genere. Ma quella per i fumetti è la passione che ho portato avanti più di tutte, mi diverte e mi fa stare bene».

Cosa deve fare chi vuole intraprendere questa strada in Italia oggi?
«Studiare la tecnica e leggere molto, qualsiasi cosa che non sia fumetto. Non produci quello di cui ti nutri. Ci vuole curiosità e soprattutto la volontà di raccontare».

Una curiosità: perché nella collana ha pensato alla specie dei Pippidi per ripercorrere l’evoluzione della civiltà?
«Pippo ha un albero genealogico millenario, ricorda sempre qualche suo antenato. Era uno dei più adatti a raccontare la storia, dal suo punto di vista».

Cosa direbbe Pippo di questa collana di storia?
«Facile, lui direbbe: “Yuk”»

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