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Io Lavoro. Roberto che aggiusta bici a Milano da 45 anni

Il negozio di Roberto Santamaria, aperto dal 1972, è un riferimento per generazioni di amanti del pedale: «Una volta d’inverno potevamo tenere chiuso, ora la bici si usa molto di più in tutte le stagioni». Lo dimostra la crescita dei negozi di bici e la diffusione del bike-sharing, anche se non mancano le criticità

Io Lavoro. Roberto: "Da 45 anni riparo le biciclette dei milanesi" Milano. Roberto Santamaria, intervistato per la rubrica IO LAVORO, è il titolare del negozio che porta il cognome di famiglia, aperto dal padre nel 1972: oltre a riparare biciclette, nella sua officina Santamaria le costruisce su misura per i suoi clienti, che sono di tutti i tipi, da quelli storici ai giovani, ai possessori di biciclette storiche. La passione per le bici, Santamaria l’ha respirata fin da ragazzo, grazie non solo al padre ma anche al nonno, che negli anni Venti partecipò a quattro giri d’Italia. Qui l’intervista integrale (di Daniele Lettig)

MILANO. La vetrina è piccola, ma lo sguardo di chi ci passa davanti, se l’occhio non è posato sullo smartphone, non può fare a meno di essere catturato dall’imponente bicicletta nera appesa a mezz’altezza, accompagnata da un cartello che richiama l’epoca degli eroi del pedale: “Bici Gloria – Bartali con questo cambio vinse il tour de France 1938”. A esporla con orgoglio, nello stretto spazio che accomuna officina ed esposizione dei modelli in vendita, è Roberto Santamaria, titolare dell’omonimo negozio milanese fondato dal padre: «Papà ha messo su l’attività dopo aver smesso di correre in bici tra i dilettanti», racconta Santamaria in un’intervista per la  rubrica “Io Lavoro” dei giornali locali Finegil . E aggiunge: «L’ha gestita fino al 2010, quando è morto a 74 anni. Da quel momento ho continuato io, che avevo iniziato ad aiutarlo da ragazzo, ma poi avevo fatto altri mestieri. Lavorare con le biciclette è il coronamento di una passione che non è solo mia, ma di tutta la famiglia».

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A iniziare Santamaria al pedale è stato infatti il nonno, che tra gli anni Venti e Trenta partecipò a quattro giri d’Italia «come iscritto indipendente, allora si poteva: solo i grandi come Alfredo Binda avevano una squadra. Fin da ragazzino, erano gli anni Settanta, mi portava fuori con lui in bicicletta: una delle prime volte ho urtato la sua ruota e sono caduto, e ricordo ancora che non mi chiese se mi ero fatto male, ma mi rimproverò in milanese stretto – ché l’italiano non lo usava quasi mai: “St’atènt!”».

Le biciclette d’epoca – modelli con i cerchi in legno oppure con le leve del cambio con sul tubo verticale – non sono solo un vezzo da esposizione: sono infatti molti gli affezionati che le possiedono e si rivolgono a Santamaria affinché se ne prenda cura. E con questi mezzi diversi di loro partecipano alle gare riservate proprio a questi mezzi, come la celebre “Eroica” che si svolge ogni anno sulle colline attorno a Siena.

Tra i clienti del negozio ci sono «molti che hanno iniziato a venire già quarant’anni fa, ma anche persone nuove, o immigrati a cui la bicicletta serve per lavorare perché magari non possono permettersi l’auto». Oltre a effettuare riparazioni, Santamaria assembla anche biciclette fatte su misura: «Quando i telai erano in acciaio e alluminio fabbricavamo pure quelle da corsa», spiega, «ma con l’avvento del carbonio abbiamo smesso: gli stampi per fabbricare i telai hanno un costo troppo alto. Allora ci siamo concentrati sui modelli per girare in città, oppure su quelli un po’ più sportivi».

Biciclette che vanno «dai 300 ai 600 euro circa», e che sul telaio portano, oltre al nome del negozio, la fiera precisazione presente anche sull’insegna: “dal 1972”. Il negozio infatti ha aperto quarantacinque anni fa, in una Milano diversa e meno amica dei ciclisti di quella di oggi. In città, infatti, da qualche anno l’utilizzo della bicicletta è in costante aumento, così come i negozi dedicati a questa passione. «Si va in bici molto di più anche nella stagione fredda – dice ancora Santamaria – e quindi si lavora anche di più. Quando invece io ho iniziato ad aiutare mio padre, d’inverno si poteva anche chiudere, non veniva quasi nessuno».

Agli italiani piacciono le bici: i numeri. Se Milano, tra le grandi città italiane, è quella che di recente ha fatto di più per venire incontro alle esigenze dei ciclisti, la crescita dell’uso della bici è una tendenza nazionale, come confermano i dati diffusi lo scorso maggio da Confcommercio nel suo rapporto “Artibici 2017”. 

Nel nostro paese, si legge infatti nel documento, le aziende che producono e riparano biciclette sono 3.063, il due per cento in più rispetto al 2013, e danno lavoro a oltre settemila persone: la maggior parte, oltre duemila, sono imprese artigiane. Nel 2016, riporta ancora il rapporto, sono stati poco meno di ottocentomila gli italiani che sono andati al lavoro pedalando: un aumento del 18 per cento rispetto a cinque anni prima. I più attivi sono gli abitanti dell’Alto Adige, in cui il 14,8 per cento della popolazione va al lavoro in bici, seguiti dagli emiliani (7,5 per cento) e dai veneti (7,1).

Come ricorda Legambiente in un’altra indagine , tuttavia, le città più bike-friendly sono quelle piccole come Bolzano, Pesaro o Reggio Emilia. Soprattutto in quelle grandi, invece, le piste ciclabili, seppure in aumento costante, sono ancora troppo poche, così come i parcheggi.

Resta inoltre serio il problema della sicurezza: nel 2015, dice il rapporto dell’associazione ambientalista, 250 ciclisti sono morti in seguito ad incidenti stradali. Un dato che non distingue tra strade urbane ed extraurbane, ma che riflette anche l’esperienza di Santamaria: «Capita ancora troppo spesso di sentire di incidenti che coinvolgono i ciclisti, pure qui a Milano: sulla sicurezza siamo ancora indietro».

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