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Green economy, in Italia 355mila aziende e 3 milioni di occupati

Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola e presidente della Commissione mbiente della Camera: "Sono imprese più competitive, esportano e assumono di più. È l’Italia che fa l’Italia, che non dimentica il passato ma che è insieme innovativa e promettente". A Roma la presentazione del rapporto GreenItaly 2017

C'è Orange Fiber che produce tessuti creati dagli scarti di arance; Cherubini che sta mettendo sul mercato Mago, per comandare in casa luce e riscaldamento attraverso smartphone e tablet senza bisogno di connessione internet; la Fulgar che produce filati di poliammide e da anni si dedica a sviluppare prodotti a ridotto impatto ambientale; la SCACF, leader nella produzione di cofani funebri, che ha sviluppato il progetto “Legno is Green” per esaltare la naturalità dei materiali. Il panorama delle imprese green in Italia è variegato e in pieno fermento. Sono 355mila le aziende che dal 2011 hanno investito o lo faranno quest’anno, in tecnologie per ridurre l’impatto ambientale, risparmiare energia e contenere emissioni di anidride carbonica; 2 milioni 972mila gli occupati che applicano competenze verdi, il 13,1% di tutti gli occupati,  a cui quest'anno se ne aggiungono quasi 320mila. Ingegneri energetici, esperti del marketing ambientale e meccatronici green i nomi delle figure professionali del futuro. Il ritratto dell'Italia verde è contenuto nel rapporto GreenItaly 2017 di Fondazione Symbola e Unioncamere, presentato oggi a Roma al ministero dello Sviluppo economico. "In Italia siamo più per i cromosomi che per le politiche, siamo leader in Europa nella riduzione dell’uso di materie prime, nel recupero di queste materie, nell’efficienza energetica. Ma questo è perché noi da sempre siamo abituati a fare di necessità virtù, la nostra capacità di adattamento e di innovazione diventa una scommessa importante per il futuro", dice Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola e presidente della commissione Ambiente della Camera.

Il tema dell'ambiente è attuale e trasversale politicamente. In questi giorni le città del Nord sono soffocate dallo smog. Non si può solo aspettare che piova. Cosa fa la politica a proposito?
"A questo proposito il rapporto GreenItaly ci consegna due notizie, una cattiva e una buona. La cattiva è che c’è ancora tantissimo da fare. L’allarme smog è l’altra faccia dei mutamenti climatici, abbiamo avuto un’estate di crisi idrica che ancora non è finita. Gli stessi mutamenti climatici in atto in diversi parti del pianeta influenzano i flussi migratori. Questo richiederebbe dalla politica scelte più nette. Per le città sappiamo che il problema è legato a due fattori: il riscaldamento e il traffico".

Quali misure dunque?
"Bisogna insistere sulla politica, che è stata molto efficace dal punto di vista economico, dell’ecobonus, vale a dire gli incentivi per chi rimette in ordine anche da un punto di vista energetico le proprie case risparmiando in bolletta e a beneficio dei polmoni. A questo si aggiunge l’incentivo per il verde urbano: chi metterà piante in spazi esterni avrà una detrazione fiscale, è importante per ragioni ambientali e di bellezza. Ma di certo bisogna fare di più. Ora si sta scrivendo la Sen, Strategia energetica nazionale. Ci si deve dare strumenti per capire come cambia il mondo".

Quali sono gli obiettivi a lungo termine?
"Penso sia maturo inserire nella nostra strategia l’abbandono del carbone nella produzione di energia elettrica prima del 2030 e il 100% di energie elettrica da fonti rinnovabili entro il 2050. Anche favorendo l’autoproduzione per le imprese, le comunità, per i comuni, per i cittadini, con uno sgravio sulle bollette".

Qual è la buona notizia che emerge dal rapporto GreenItaly?
"Per la nostra antica capacità di fare i conti con le difficoltà di un Paese povero di materie prime, l’Italia c’è: se andiamo a vedere cosa è accaduto anche senza le politiche in tutti i settori produttivi vediamo che molte imprese hanno scelto la strada della green economy. Significa fonti rinnovabili, risparmio energetico, recupero dei rifiuti ma anche tutte le innovazioni di processo e prodotti attente all’ambiente e alla salute dei cittadini. Sono un terzo delle imprese manifatturiere e sono quelle che innovano di più, esportano di più e producono più posti di lavoro"

Consumi e stili di vita trascinano la green economy o ne sono influenzati?
"C’è un incrocio. Lo racconto con un esempio. Ho inaugurato il primo car sharing in Italia all’inizio degli anni 2000. Ebbe un certo successo di critica ma era essenzialmente un atto di impegno civile. Morì di morte naturale. Se allora mi avessero detto che a Milano lo avrebbero usato 40mila avrei pensato a un’esagerazione. Oggi sono in 120mila a farne uso. Questo è stato possibile per l’incrocio di due fattori: l’innovazione tecnologia dunque l’uso di app per localizzare le macchine; un cambiamento di costume per cui per i giovani la macchina non è più umo status. Cambiamenti negli acquisti e nei comportamenti spingono e si incrociano con cambiamenti nella modalità di produzione. L’economia si modifica a seconda delle scelte che fanno i cittadini. Questo coinvolge piccole ma anche nelle grandi imprese".

Ravvisa una tensione virtuosa
"Essere buoni conviene perché la propensione al cambiamento in senso green che rende più competitive le imprese si sposa spesso con una grande attenzione all’innovazione tecnologica e alla coesione sociale: le imprese che fanno scelte green spesso hanno rapporti migliori con i lavoratori e con le comunità."

Tra le tante storie di imprese verdi italiane ce ne riporta una?
"Sono stato all’inaugurazione dello stabilimento Nuova Simonelli a Belforte del Chienti, in provincia di Macerata. Produce macchine da caffè usando il massimo dell’innovazione tecnologica in uno stabilimento autosufficiente dal punto di vista energetico e ha intessuto un rapporto con il territorio formidabile. Tra i responsabili dell’esportazione c’è un 27enne del paese."

In che campi soprattutto l'Italia riesce bene?
"Siamo leader, ad esempio, nel settore delle giostre, per la capacità di produrre cose belle e flessibili ma anche leggere e che consumano poca energia. Idem per le ceramiche: abbiamo retto alla concorrenza degli altri Paesi per la bellezza dei prodotti ma anche perché abbiamo dimezzato i consumi di energia, ridotto quelli di materie prime e di acqua. Esportiamo all’anno 250 chilometri quadrati di ceramica, il doppio della città di Parigi. In agricoltura abbiamo avuto un passaggio dalla quantità alla qualità, basta pensare al vino, ne produciamo meno rispetto a quello prodotto nell’epoca del metanolo ma oggi vale di più. La qualità è l’alleata naturale dell’ambiente."

Quali sono le sfide da non perdere?
"In alcuni settori l’Italia è arrivata prima per poi arretrare, per carenza di sistema o per errori nella scelte. Penso ai pc. Abbiamo una leadership mondiale nel campo dei brevetti della chimica verde. Per primi abbiamo introdotti i sacchetti di carta biodegradabili e siamo in grado di produrre da materie prime vegetali tanti intermedi della chimica. Da poco in Veneto è stato inaugurato uno stabilimento di bio-butandiolo, il primo al mondo. Ora però bisogna tradurre questo in un progetto industriale".

Qual è la mappa italiana degli eco-investimenti?


 



"Il processo è trasversale con punti di forza nelle regioni più avanzate sul terreno manifatturiero. Ma la classifica va tarata sulle dimensioni dei territori."

In che modo tutto questo si riflette sull’occupazione?





"Alla nostra green economy si devono già 2 milioni e 972mila green jobs.  Quest’anno arriveranno 318mila posti, con picchi del 60% nel campo della ricerca e sviluppo. C’è anche una carenza di competenze in alcuni settori e c’è la richiesta di ridefinire figure tradizionali. In edilizia ad esempio diventa importante non tanto il nuovo quanto il recupero e la riqualificazione il che significa nuove tecnologie, nuovi materiali, nuove competenze. C’è un aumento di imprese giovani e imprese femminili che si collegano a innovazioni professionali. I lavori in questo campo oltre a essere tantissimi sono più stabili essendo più qualificati"

Quale è la sfida futura per l'Italia?
"Affrontare la sfida della green economy non cogliendone le straordinarie opportunità è un errore perché è un modo di cambiare l’economia, di umanizzarla rendendola competitiva e in questo l’Italia può essere più forte di altri Paesi. C’è un’Italia che fa l’Italia che può tradurre la sfida del futuro in un rafforzamento di una posizione dell’Italia nel mondo che punta sulla qualità".

 

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