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Referendum, l’autonomia parla veneto e lancia Zaia

Il governatore stravince la sfida del quorum e l'affluenza si attesta al 60%. Attacco hacker nella notte frena i risultati. Più scettici gli elettori di Maroni, in Lombardia vota circa il 40% degli aventi diritto. Il "Sì" oltre il 90 per cento

Referendum Veneto, Zaia al seggio all'alba: "Il treno passa una volta sola" Il governatore del Veneto, Luca Zaia, ha votato alle 7 di mattina nel seggio di San Vendemiano in provincia di Treviso. "Ho voluto dare il buon esempio - ha scherzato con i giornalisti - noi non abbiamo niente a che vedere con la Catalogna. Vogliamo l'autonomia, cioè più potere, più competenze e il federalismo fiscale, non l'indipendenza. Il treno passa una volta sola". E ha replicato al ministro Martina che intravede nel Referendum in Veneto e Lombardia una possibile deriva catalana. "Martina si legga la Costituzione"di Francesco Gilioli

ROMA. Veneti entusiasti, lombardi scettici. Ma per i dati definitivi bisognerà attendere per un attacco hacker. «Avrei preferito uscire con un dato definitivo, abbiamo tre livelli di sicurezza , gli hacker ne hanno superati due: in questo momento siamo bloccati, telefoniamo a ogni comune», spiega Luca Zaia dopo le 23,30, quando arriva nella sede della Regione. La nuova era della trattativa Stato-Regioni parte con spinte diverse. In Veneto è stato superato e alla grande (alla fine saremo secondo Youtrend sopra il 60%) il quorum previsto per il referendum per l’autonomia mentre in Lombardia, dove non c’è quorum, la percentuale del votanti potrebbe fermarsi intorno al 35,38%, ma per youtrend potrebbe arrivare al 41%. Con Milano fanalino di coda dell’autonomismo e Bergamo in testa alla classifica. Ma qui anche il sindaco Pd Giorgio Gori, probabile candidato alla Regione del centrosinistra, ha fatto attivamente campagna per il Sì. E infatti in serata attacca. «Uno dei due governatori ha un gruzzolo di voti da portare in trattativa, l’altro no: Maroni porta meno dei voti con cui è stato eletto», dice Gori.

Referendum autonomia, Gori: "Nessuna deriva catalana, da Maroni boutade elettorali" "Nessun rischio di secessione con questo referendum sull'autonomia: ci sarebbe se quello che ha raccontato il governatore Maroni in campagna elettorale fosse vero, ma la promessa di far restare in Lombardia 27 milioni di tasse è una boutade". Risponde così il sindaco di Bergamo Giorgio Gori al vicesegretario del suo partito, il Pd, Maurizio Martina, che ha parlato di "deriva catalana" e di "primo passo verso la secessione". Gori, capofila dei sindaci del Pd per il Sì, spiega: "Il referendum verte su un tema importante, l'autonomia costituzionale"
di Silvia Valenti


Dunque Luca Zaia, il governatore leghista del Veneto sempre più lanciato sul piano nazionale, può giustamente cantare vittoria nel match con il suo omologo al Pirellone. «E’ un big bang paragonabile al muso di Berlino, per oggi ho convocato la giunta per il progetto di legge sull’autonomia».Malgrado il netto distacco, Roberto Maroni può lo stesso dichiararsi soddisfatto avendo fissato l’asticella del suo successo al 34%. La stessa percentuale di lombardi che andò a votare nel 2001 al referendum costituzionale sul titolo V. Dunque visto che alle 19 sono andati a votare il 31,81% dei lombardi, anche Maroni ha centrato il suo obiettivo. Ma la spinta autonomista partirà dal Veneto e dal suo governatore.

Referendum Lombardia, Maroni al voto con frecciata al sindaco: ''Sala non vota? Poteva fare uno sforzo'' “Mi dispiace per Sala, mi fece piacere quando disse che sarebbe andato a votare e che avrebbe votato si, poteva trovare cinque minuti. Affluenza necessaria per vincere? Non fatemi fare Maga Magò”. Commenta così, il presidente della regione Lombardia, Roberto Maroni, uscendo dal seggio di Lozza in provincia di Varese, luogo dove ha votato per il referendum per l’autonomia, il mancato voto del sindaco Sala.di Edoardo Bianchi


Sull’onda del risultato del voto in Lombardia e Veneto parte una nuova fase che sarà caratterizzata dalla trattativa tra Stato e Regioni in base all’articolo 116 della Costituzione per chiedere poteri esclusivi in «tutte le materie concorrenti», ma anche più risorse, come hanno ribadito sia Maroni che Zaia prima dl voto. «È una pagina di storia che si scriverà, il Veneto non sarà più quello di prima, sta poi ai veneti e ai nuovi veneti, ai tanti che hanno scelto di avere qui un progetto di vita, approfittare di questa opportunità», ha detto Zaia che ieri si è presentato al suo seggio a San Vendemiano, in provincia di Treviso, alle 7, quando ancora era buio.

Referendum Veneto. I truffati dalle banche: "Votiamo 'sì'. Sappiamo amministrare i nostri soldi" Sono decine i risparmiatori truffati da Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca che hanno deciso di votare 'sì' al Referendum per l'autonomia del Veneto. Fuori dalle scuole elementari di Tombolo, in provincia di Padova, spiegano le ragioni della loro scelta: "Sappiamo quali sono le obiezioni che ci muovono fuori dal Veneto. Se non siete stati in grado di gestire le vostre banche non sarete in grado neppure di gestire il residuo fiscale. Sono solo fandonie. Noi veneti siamo capaci di amministrarci da soli. Votando 'sì' vogliamo lanciare un segnale a Roma".di Francesco Gilioli


«Mi aspetto che i cittadini lombardi e veneti capiscano che questa è una un’occasione storica e straordinaria e accettino la sfida che abbiamo lanciato, consentendo a me e a Zaia di trattare maggiori competenze e risorse», ha detto Maroni nel suo seggio elettorale, a Lozza, comune attaccato a Varese. Il Pd ha avuto un atteggiamento ambivalente sul referendum. Se Gori, ma anche il sindaco di Milano, Beppe Sala che pure non ha votato perché a Parigi, si sono schierati per il Sì, Maurizio Martina ieri mattina ha dettato da Twitter la linea: «Astensione consapevole al referendum della Lombardia perché si è sprecato tempo e denaro per un referendum inutile». Abbastanza defilato anche Matteo Salvini. «Se alcuni milioni di persone ci danno il mandato noi da subito trattiamo con il governo centrale , io sarei andato a votare chiunque lo avesse proposto», ha aggiunto Salvini. Ma a pochi mesi dalle elezioni i referendum delle due regioni guidate da leghisti possono essere un problema per il leader del Carroccio che si presenta come leader di un partito nazionale. In più il successo è indiscutibilmente targato Zaia. L’ex ministro dell’Agricoltura del governo Berlusconi esce decisamente rafforzato dalla consultazione autonomista. E chissà, potrebbe essere proprio lui l’uomo capace di mettere insieme Berlusconi, Salvini e Giorgia Meloni.

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