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Referendum autonomia, Lombardia e Veneto al voto con l'incognita affluenza

La sfida dei governatori leghisti porta 12 milioni di elettori alle urne. Per i lombardi debutta il voto elettronico con il tablet, ma per il Pd: "Il 4% non funziona".  Maroni: "Superare la soglia del 34%" . Zaia: "Se va male non lascio" 

ROMA. Le analisi sul voto sono partite 24 ore prima dell’apertura dei seggi che il 22 ottobre portano alle urne quasi 12 milioni di elettori in Veneto e Lombardia che hanno la possibilità di esprimersi sull’autonomia della propria regione. Il governatore della Lombardia, Roberto Maroni ha già parlato di «prospettive esaltanti» precisando di essere «contento se riusciamo a superare il 34% dell’affluenza, la stessa raggiunta nel referendum del 2001. Anche se spero che votino molti più lombardi». Dall’altra parte della pianura Padana, il collega della Lega, Luca Zaia ha già pronta la risposta per i cronisti nel caso il quorum nel Veneto non venga raggiunto: «La mia carica non è in discussione. Il referendum non l’ho voluto io, ma il consiglio regionale. Non è che se passa hanno vinto i veneti e se non passa perdo solo io...». Perché la vera incognita di questo referendum consultivo sull’autonomia delle due regioni a guida leghista, è la percentuale di elettori che oggi dalle 7 alle 23 si recheranno alle urne.

I costi e il valore politico. È qui che si annida il significato politico di questo referendum su cui i due governatori hanno puntato, tenendo un occhio puntato alle consultazioni politiche della prossima primavera. E l’investimento finanziario che entrambi hanno sostenuto fa capire quanto vale un successo dei “Sì” per stabilire gli equilibri nelle future coalizioni. La Regione Veneto ha investito 14 milioni di euro, più 2 milioni per l’impiego delle forze dell’ordine, mentre la Lombardia di milioni ne ha investiti 50 più i 3 chiesti dal Viminale per coprire i costi della sicurezza.

I tablet e rischio hacker. E se i veneti voteranno con il sistema tradizionale, i cugini lombardi per la prima volta useranno il voto elettronico su cui ci sono già polemiche soprattutto per quello che riguarda la possibilità di inflitrazioni di hacker. Pronti 24 mila tablet e settemila “assistenti digitali”. Pietro Bussolati, segretario milanese del Pd ha segnalato: «Altro che tablet, si tratta di scatole nere collegate a chiavette usb che memorizzeranno il voto. Peccato che gli uffici elettorali abbiano evidenziato che statisticamente il 4% di queste non funziona. Si renderà necessario l’intervento di tecnici specializzati che tenteranno di recuperare i voti salvati. Irraggiungibili online i video tutorial per i presidenti di seggio, lasciati soli e privi di un’adeguata formazione. Maroni ci dica cosa intende fare per garantire la regolarità del voto».

C’è poi il problema di capire se il sistema sia sicuro, ossia a prova di hacker come sostiene la SmartMatic, la società venezuelana che ha vinto l’appalto per la gestione della votazione sui tablet. Esperti, nei giorni scorsi, hanno segnalato che la società avrebbe omesso «i più basilari protocolli di sicurezza» sulle cartelle contenenti dati sensibili adombrando la possibilità che qualcuno possa manomettere l’esito in Lombardia.

Quorum solo per il Veneto.Tablet o vecchia matita, il quesito per lombardi e veneti è lo stesso: dovranno dire “Sì” o “No” alla possibilità per le due regioni a statuto ordinario di vedersi attribuite «ulteriori forme e condizioni

particolari di autonomia». E se in Lombardia, la consultazione sarà valida con qualsiasi percentuale di elettori, in Veneto affinchè il referendum sia valido è necessario che Zaia convinca ad andare a votare la metà degli oltre 4milioni di elettori. Più uno.

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