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Raqqa liberata dall’orrore: un anno per cacciare l’Is

La capitale del sedicente Stato Islamico (Is) in Siria ripresa da truppe curde e arabe sostenute dagli Usa. Emergenza umanitaria per 270mila persone. Allarme per foreign fighters in fuga

ROMA. Dopo un assedio lungo un anno, una battaglia estenuante costata la vita a oltre tremila persone, 1130 dei quali civili compresi 270 bambini, Raqqa è stata strappata alle milizie nere dello Stato islamico. L’operazione “Collera dell’Eufrate”, lanciata nel novembre 2016 con 30mila bombattenti curdi e 20mila arabi, è conclusa. Per il Califfato, il cui radicamento territoriale si sgretola chilometro dopo chilometro sotto i colpi delle sconfitte, con oltre l’87 per cento dei territori conquistati ormai perduti, è un colpo mortale.

Raqqa liberata, la gioia incontenibile della donna: canta e strappa la veste nera Una donna di Raqqa, roccaforte del Daesh liberata nelle ultime ore dall'esercito curdo, non trattiene la gioia e la gratitudine. Salta e ringrazia i militari, abbraccia una soldatessa e poi si strappa la veste nera del niqab

Nel marzo del 2013 l’antica città dei califfi, abitata in prevalenza da una popolazione sunnita (come gli jihadisti), era stata il primo capoluogo di provincia a finire nelle mani degli oppositori del presidente Bashar al-Assad per diventare un anno dopo la roccaforte in Siria dell’Is. Un girone infernale in cui, nel luglio del 2013, si erano perse anche le tracce di padre Paolo Dall’Oglio, il sacerdote gesuita innamorato della Siria che cercava di riportare la pace tra le fazioni. Dopo la caduta di Mosul, in Iraq, a giugno, Raqqa era diventata la vera capitale del Califfato. Un teatro di orrori – rapimenti, esecuzioni di massa, stupri – a cui ieri hanno messo fine le Forze democratiche siriane (Sdf), le milizie formate da soldati curdi e arabi appoggiati dalla coalizione internazionale a guida americana: «Le operazioni militari a Raqqa sono state concluse» hanno annunciato nella tarda mattinata di ieri.

Isis perde la sua "capitale": Raqqa conquistata dalle milizie curdo siriane ''La città di Raqqa è stata completamente liberata''. E' l'annuncio dato dalle forze democratiche siriane, un'alleanza curdo-araba siriana sostenuta dagli Stati Uniti che lo scorso giugno avevano lanciato un'offensiva per liberare l'ex capitale dello stato islamico. L'ultimo bastione dell'Isis a cadere sarebbe stato lo stadio della città dove ora sventola la bandiera delle Ygp, le unità di protezione del popolo curdo.

«La città è sotto il nostro totale controllo – ha confermato Talal Sello, portavoce dei militari curdi – Tutto è finito, adesso dobbiamo solo cercare eventuali cellule dormienti e bonificare la città». All’interno dello stadio, dove gli ultimi jihadisti di Raqqa si erano asserragliati prima della sconfitta finale, è stata issata la bandiera dello Ypg, le unità di protezione del popolo curdo. Poche ore prima era stata riconquistata piazza Al-Naim, conosciuta come “la rotonda dell’inferno”, palcoscenico delle esecuzioni sommarie e delle crocifissioni. Ma Raqqa è distrutta. Sotto i colpi dei bombardamenti degli aerei della coalizione internazionale e dei combattimenti, nemmeno il 20 per cento degli edifici è rimasto in piedi, mentre la popolazione è fuggita lasciandosi alle spalle una città fantasma. Gli ultimi tremila civili avevano lasciato Raqqa domenica con 275 miliziani dell’Is grazie a un accordo mediato dai capi delle tribù. Un patto controverso perché potrebbe avere assicurato la libertà a molti foreign fighters, jihadisti stranieri arrivati dall’estero per rafforzare le fila dell’esercito del Califfato: tra questi potrebbero esserci anche gli organizzatori di alcuni dei più spaventosi attentati avvenuti in Europa, a partire da quelli di Parigi del 13 novembre 2015, costati la vita a 130 persone. «L’ultima cosa che vogliamo è che i combattenti stranieri siano liberati e che possano tornare nel loro paese d'origine e causare più terrore» ha detto il colonnello Ryan Dillon, portavoce della coalizione a guida Usa.

Raqqa, l'esercito curdo libera i civili: l'Isis li usava come scudi umani Ci sono gioia e gratitudine nelle lacrime e nelle grida di questo gruppo di civili di Raqqa. Sono stati appena liberati dall'Isis dopo essere stati a lungo tenuti in ostaggio e usati come scudi umani. Tra loro ci sono donne, bambini, anziani e disabili.Video Twitter: Rojava Defense Unit

Ma la vera emergenza, ora è quella umanitaria: almeno 270mila civili fuggiti dai combattimenti sono privi di ogni cosa e hanno disperato bisogno di aiuto, denuncia Save the Children, che chiede interventi immediati e lancia l’allarme sulle condizioni dei bambini. Che hanno dovuto assistere a decapitazioni, alla morte di amici e familiari saltati sulle mine, alla distruzione delle loro case, e sono tormentati da incubi.

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