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Ilva, Calenda con gli operai: «La proposta è irricevibile»

Il ministro fa saltare l’incontro con Arcelor Mittal: «Su queste basi non si tratta» A Taranto e Genova scioperi e manifestazioni contro i 4.000 esuberi annunciati

ROMA. Stop, su queste basi non si tratta. Il governo sospende il tavolo di confronto Am InvesctCo-sindacati su Ilva. Con una mossa a sorpresa ieri mattina, mentre i lavoratori di Taranto e Genova scioperavano (a fianco degli operai le Regioni Puglia e Liguria, i sindaci e gli arcivescovi delle due città) bloccando gli stabilimenti, il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, ha fatto saltare il negoziato tra le parti (rimandando a casa le rappresentanze sindacali e la delegazione guidata dal Ceo della divisione europea Geert Van Poelvoorde e dal presidente e amministratore delegato di Am Invest Co, Matthieu Jehl) che si sarebbe dovuto svolgere presso la sede del Mise. Nel mirino dell’esecutivo Gentiloni, il documento (concordato con i commissari straordinari) presentato la scorsa settimana da Am Investco (la cordata guidata da Arcelor Mittal) che indica i piani per trasferimento d’azienda connesso all’acquisizione del Gruppo Ilva e delle sue controllate.

Genova, la rabbia dei lavoratori Ilva in marcia contro i 600 esuberi Videoservizio di Fabrizio Cerignale


Nelle strategie degli acquirenti sono previsti 4mila esuberi (come già indicato dal piano presentato a giugno) e l’assunzione degli altri 10mila dipendenti, ma con un nuovo contratto targato job act, senza quindi tenere conto di inquadramento, anzianità (elemento che potrebbe costare fino a 7mila euro a ciascun lavoratore interessato), ma soprattutto senza le tutele dell’articolo 18. I lavoratori non ci stanno e il ministro Calenda, nei fatti, si è schierato al loro fianco chiedendo all’azienda di rispettare gli impegni presi.

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Secondo il ministro «la proposta formulata è irricevibile, non tanto sugli esuberi, su cui si può discutere, quanto sui livelli salariali e sugli scatti di anzianità». Su questi due aspetti, in particolare, Calenda ha ricordato che «non si prevedeva di ripartire da zero ma di mantenere quelli attuali, riconoscendo un costo medio di circa 50mila euro annui lordi: Am Investco è richiamata alle sue responsabilità». Calenda ha poi precisato che «finché l’investitore non sarà chiaro sugli impegni presi il tavolo non sarà riaperto».

La dura presa di posizione del governo non ha fatto arretrare di un millimetro la cordata. Arcelor Mittal si è detta «contrariata per non aver potuto iniziare una negoziazione con i sindacati in quanto l’obiettivo era quello di fare un primo passo verso il raggiungimento di un accordo accettabile per tutti gli interessati». Poi, entrando nel merito, è stato fatto notare che «il numero degli occupati è stato portato a 10mila rispetto all’offerta originaria, che era di 8mila e 500, ma che non era stata fatta alcuna ulteriore promessa, a parte il numero di occupati, perché il resto deve essere oggetto della negoziazione sindacale. L’offerta – ha ricordato il gruppo guidato da Emma Marcegaglia – prevedeva un costo del lavoro medio di 52mila euro, che ora scenderebbe a 50mila: in pratica, la flessibilità ad aumentare il numero di assunzioni non comportava la disponibilità a mantenere la stessa cifra del costo del lavoro». Più tardi, Arcelor Mittal, che si è definita «sconcertata» dalla piega che stanno prendendo gli eventi, ha inviato un messaggio ancora più esplicito che suona come un avvertimento. «Il raggiungimento di un accordo con i sindacati di Ilva in un tempo ragionevole è importante affinché, una volta chiusa la transazione, possiamo iniziare a mettere in atto i nostri piani di investimenti» ha spiegato una nota aggiungendo che «è vitale che l’implementazione del nostro piano non venga ritardata». Parole che suonano come una chiusura rispetto a sostanziali modifiche della piattaforma di offerta presentata ai sindacati.

Per il leader della Fim, Marco Bentivogli, la società ha dimostrato «volontà di scontro». Secondo Maurizio Landini, segretario confederale Cgil, la sospensione del tavolo «deve portare Am Investco a cambiare il piano industriale, dando garanzie di investimento». Intanto, dopo la sospensione del tavolo, Fim, Fiom, Uilm e Usb hanno deciso di convocare per oggi un nuovo Consiglio di fabbrica «per decidere ulteriori mobilitazioni».

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