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Italia, che fatica! Albania battuta ma non ci siamo

A Scutari prova scadente, ci salva Candreva. Salvato il posto da teste di serie al sorteggio

Per salvare la faccia. E pure la fascia, quella che vale la considerazione di testa di serie nei play-off. L’Italia si guadagna il diritto di affrontare il sorteggio nell’élite delle migliori seconde grazie a un gol di Candreva ma dire che ha fugato tutti i dubbi sarebbe una bugia colossale.

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Anche contro l’Albania, infatti, gli azzurri di Gian Piero Ventura fanno un’enorme fatica nell’imbastire un gioco accettabile e finalmente diventano pericolosi solo quando saltano gli schemi e si aprono varchi. Prova di personalità decisamente rivedibile, con qualche affanno di troppo in difesa.

Probabile che il ct Ventura nella notte albanese abbia cominciato a erigere un monumento ad Antonio Candreva. L’interista ha infatti la freddezza e il mestiere per approfittare dello svarione difensivo della rappresentativa di casa sul traversone di Spinazzola, stoppa, controlla e scaraventa il pallone lì dove Berisha non potrebbe mai arrivare.

L’evento. L’Albania, fuori dai giochi per la qualificazione, trova comunque motivi per prendere il confronto dannatamente sul serio. A Scutari riempiono un impianto da sedicimila posti ma se ne potesse contenere il doppio il pubblico accorrerebbe ancora. I tifosi albanesi non si erano tirati indietro all’andata, figuriamoci nello stadio di casa, per vivere quello che è comunque un evento: la prima Albania-Italia della storia.

Ventura accantona il 3-4-3 dello sconcertante pari torinese con la Macedonia e rispolvera il prediletto 4-2-4 nella speranza che l’aumento delle risorse offensive equivalga automaticamente a una produzione industriale di occasioni da gol. In realtà nel primo tempo l’Albania di Christian Panucci chiude bene gli spazi e la capacità propositiva a centrocampo con Parolo e Gagliardini è quella che è. Lì davanti inoltre si finisce inevitabilmente per pestarsi i piedi. Il copione diventa di conseguenza un ripetuto e prevedibile tentativo di trovare Insigne nella speranza che Lorenzo inventi qualcosa. Ma la Nazionale di Ventura non è il Napoli di Sarri, cioè una macchina collaudata e con un centrocampo di piedi buoni e fosforo. Nei primi 45 minuti ci si scalda soprattutto per un improvvido intervento di Veceli che spalanca un braccio sul cross di Eder da breve distanza. Basta per gridare al rigore, soprattutto perché servirebbe a sbloccare il risultato. Ma rigore non è, e si va avanti senza brividi.

L’allegria. Il presidente federale Carlo Tavecchio alla vigilia si era sbilanciato: «Porto la mia allegria». Hai voglia. Non basterebbe neanche la compagnia di Zelig al completo. è un’Italia che propone poco e diverte ancora meno. Si infiamma per non più di dieci minuti all’inizio della ripresa e poi appena tira fiato va in ambasce davanti a un tiro di Grezda deviato per una beffarda traiettoria. Si corre e si aprono gli spazi, gli azzurri non hanno più il problema di dover ragionare e inventare gioco a difesa albanese bloccata.

La liberazione. Il gol di Candreva è una liberazione anche se quel che resta dell’incontro viene vissuto con timore eccessivo, anche se Chiellini dietro ci mette il buon senso. Alla fine, comunque questo sudato ma fondamentale successo arriva. E con i tre punti c’è anche la conquista dello status di testa di serie che è un discreto vantaggio in chiave play-off ma non è tutto. I play-off bisogna comunque vincerli e per arrivarci questa Nazionale di lavoro da fare ne ha tanto.

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