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IL COMMENTO 

Il Var e il calcio in preda ai nostalgici di Frittole

Vi ricordate il borgo medievale immaginario di Benigni e Troisi? Ecco, pensate al viaggio al contrario e al calcio nostrano: troverete una congrega di opinionisti che sembra venuta proprio da laggiù. Disinformatija e diseducatija imperano nel tentativo di smontare la più grande innovazione in senso di giustizia di un mondo del calcio che loro vogliono riportare allo stato selvaggio delle “non regole”

Avete presente Frittole, il borgo immaginario «del millequattrocento, quasi mille e cinque» del film “Non ci resta che piangere” con Roberto Benigni e Massimo Troisi? Ecco, pensate al percorso contrario e al calcio nostrano e aprite gli occhi su alcuni studi tv e su qualche prima pagina. Quelli che parlano e scrivono sembrano arrivati proprio da lì, da Frittole. Nostalgici, e tristemente comici, hanno cominciato a dar spettacolo insieme con qualche allenatore e giocatore che si trovava a proprio agio nella melma dei viottoli incerti e fangosi delle regole “che, sì, ci sono ma...”.

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Prendiamo la copertina di Tuttosport con la notizia della sconfitta abilmente nascosta o i commentatori che dicono che a Torino Ronaldo farebbe la riserva o che Dybala è meglio del portoghese. È un mondo autoreferenziale che si autoalimenta grazie a personaggi che sono “dentro” al meccanismo, che ne fanno parte. Sparito quel sano distacco che aiuterebbe a capire e a spiegare meglio


Per metterli in crisi è bastata la comparsa del Var, l’acronimo di Video assistant referee, l’arbitro assistente video. Hanno seminato disinformazione a raffica, spiegando a modo loro le regole di utilizzo. Poi hanno inscenato sagre delle banalità con frasi come «eh, ma così le partite finiranno a notte fonda», «eh, ma così si perde la spontaneità dell’esultanza», «eh, però se l’arbitro non aveva visto in diretta».

D’accordo, i sondaggi offrono gradimenti al Var che oscillano dal 75 all’85 per cento, ma questi guastatori sono in postazioni strategiche e cercano di condizionare il tifoso più becero, quello ancora incazzato perché la sua squadra non ha vinto, spiegandogli che è tutta colpa del Var. Così spuntano titoli del tipo “sVARioni” che contribuiscono ad aggiungere disinformatija a quella che si basa su classifiche che vedono il Dybala di turno dipinto come nuovo Messi. Si uniscono a prime pagine simili a fanzine per ultrà, a opinioni che fanno credere che «Ronaldo nella Juve farebbe la riserva».

Fino a poco tempo fa, questi Irriducibili, erano in buona compagnia, quando erano i capi del calcio a tentare di sbarrare la strada alla tecnologia. Perché il pallone lo volevano così: esposto agli imbrogli spacciati per casualità. In qualsiasi altro sport sarebbe stato inammissibile che una squadra partecipasse a un Mondiale (la Francia nel 2010) a dispetto di un’altra (l’Irlanda) grazie a un fallo di mano visto in tutto lo stadio ma non dall’arbitro. Così come in qualsiasi altra disciplina sarebbe stato inconcepibile ascoltare il capo degli arbitri (Pierluigi Collina) dire «eh, però era per pochi centimetri» a proposito di un gol buono non convalidato. Ci hanno provato in tutti i modi a fermare il progresso, anche con la colossale baggianata degli arbitri di porta, e poi si sono dovuti arrendere: prima alla tecnologia che segnala quando la palla è entrata e poi alla sperimentazione di questo strumento che permette agli arbitri di rimediare agli errori. Certo, sono ancora loro che decidono e che sbagliano. Ma non hanno più l’alibi o il terrore dell’occhio nudo. In queste prime 69 partite i cambi di decisione sono stati 21 e undici sono relativi a rigori. Che sono aumentati ma non si può dire che non ci fossero. Peraltro l’antica bottega dei simulatori sta chiudendo i battenti e non è cosa da poco. Due gli errori clamorosi, a danno del Torino e della Fiorentina. Poi altri di minore entità che si contano sulle dita di una mano. Ben poca cosa rispetto a decine di ingiustizie che sono state evitate.

Ormai è una piena, quella che ha travolto il calcio degli «errori che fanno parte del gioco». Ce ne saranno ancora ma sarà più facile accettarli. Ieri a difesa dello strumento sono intervenuti il presidente del Coni, Giovanni Malagò («Dal Var non si torna indietro, non si deve»), il ct della Nazionale Gian Piero Ventura («Ha risolto problemi e polemiche al 95%») e il direttore di Sky Sport, Federico Ferri («Var, per noi di Sky è sì»), che di fatto ha sconfessato la Congrega di Pindari che a Sky ha la base principe, pronta a esaltarsi per una doppietta contro squadre minori e a scagliarsi contro il Var con un fondo di ignoranza degno del peggior teatrino biscardiano. Sconfessati dal “capo” dovrebbero dimettersi o chiedere scusa. Ma è difficile che si arrendano: con i loro colpi di disinformatija e diseducatija troveranno il modo di farsi sentire ancora. Perché la loro tribù degli adoranti, benché minoritaria, ogni giorno ha bisogno di abbeverarsi da queste fonti avvelenate. Diffondono ignoranza a ignoranti per sostenersi a vicenda. Ed è quello di cui il calcio non avrebbe proprio bisogno.

twitter: @s_tamburini

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