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Mense scolastiche, le diseguaglianze iniziano a tavola

Il rapporto di save the children: in 34 comuni le famiglie con Isee basso costrette a pagare la refezione. In Italia un alunno su due non ha accesso alla mensa

Scuola, un alunno su due non ha la mensa Secondo un rapporto di Save the children il 48% degli alunni italiani di scuole primarie e secondarie di secondo grado non usufruisce della mensa. Un servizio fondamentale se si pensa che un bambino su 20 non consuma neanche un pasto proteico al giorno (video a cura di Andrea Scutellà)

ROMA. I bambini iniziano a sperimentare il peso delle diseguaglianze nelle mense scolastiche. Quando tutti gli altri siedono intorno al tavolo della mensa e immergono le forchette nel piatto, mentre loro, in disparte, mordono un panino. Sono appena 9 su 43, infatti, i comuni riportati nel rapporto di Save the children “Non tutti a mensa” che prevedono un’esenzione per le famiglie con valore Isee inferiore a 5mila - ovvero al di sotto della soglia di povertà - nelle scuole primarie e secondarie di primo grado.

Non tutti a mensa. Sono i comuni virtuosi dell'esenzione totale: Trieste, Venezia, Prato, Pescara, Ancona, Andria, Bari, Roma e Latina. Scorrendo la classifica la tariffa si alza inesorabilmente: a Salerno 0,35 cent, a Firenze 1 euro, a Ferrara 1,76, a Livorno 2,13, a Padova 2,66, a Reggio Emilia 3,09, a Bergamo 4, a Modena 5, fino ad arrivare ai 6 euro di Rimini. Alcuni di questi comuni, tuttavia, affermano di scendere a tariffa zero per i casi segnalati dai servizi sociali. Per l’accesso alle agevolazioni e alle esenzioni, poi, molte amministrazioni pongono come requisito essenziale la residenza. Ed ecco che la diseguaglianza si colora di nuove tinte. L’esclusione si aggrava nei casi di morosità. Ben 9 comuni su 44 non permettono l’accesso alla mensa ai bambini i cui genitori non sono in regola con il pagamento delle rette. Sono Brescia, Foggia, Novara, Palermo, Reggio Calabria, Sassari, Salerno, Siracusa e Taranto.

Un alunno su due non ha accesso alla refezione. E dire che in queste realtà gli altri bambini sono comunque dei privilegiati. Perché nel 48% delle scuole italiane gli alunni non hanno accesso al servizio di mensa. Sono costretti al panino, democratico e conviviale, è vero, ma con effetti poco edificanti sull’alimentazione. Il refettorio potrebbe rappresentare un’ancora per quel 5,7% di minori che non consumano un pasto proteico e salutare al giorno: né carne, né pesce e nemmeno l’equivalente vegetariano. Potrebbe inoltre combattere le cattive abitudini del 10% dei bambini obesi e del 20% in sovrappeso.

Le differenze territorialiSulla disponibilità di mense c’è comunque una sperequazione territoriale: in Sicilia l’80% degli alunni non vi ha accesso, in Puglia il 73%, in Campania il 64%. La prima regione a Nord di Roma è il Veneto con il 41%, seguita dall’Emilia Romagna 39%, la Toscana con il 33% e dal Friuli Venezia Giulia con il 32%. Nei 45 comuni capoluogo analizzati a Bolzano, Roma, Prato gli alunni hanno mense per il 100%, , a Padova per l’83%, a Ferrara per l’80%. Seguono Trieste al 73%, Livorno al 70%, Reggio Emilia al 41%. Davvero male Perugia (11%), Siracusa (7%), Palermo (6%) e Reggio Calabria (0,23%).

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