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Eurobasket, parla Pancotto: «Bella Italia ma contro la Finlandia non sarà semplice»

L’ex tecnico di Udine e Cremona: «Questa squadra è ben allenata Importante sarà trovare un’alternativa al tiri da lontano»

Siamo a Istanbul, agli ottavi di Eurobasket. Diciamolo forte e chiaro: anche senza Danilo Gallinari e con tutti i nostri problemi di crescita, era il minimo sindacale. Adesso inizia la stagione più bella e terribile, affascinante e delicata: quella del salto di qualità, quella che ci dirà chi saremo. Senza prove di appello.

Una prima fase, quella degli azzurri, che non ci resterà negli occhi come un manuale di basket-champagne ma piuttosto una guerra di posizione. Logorante, sporca e cattiva. E cosa c’è dietro l’angolo ce lo spiega Cesare Pancotto, 61 anni, coach of the year nel 2006 (a Udine) e nel 2016 (a Cremona), che adesso sta studiando giocatori e sistemi di gioco davanti alla tv, in attesa di tornare in sella.

Tosta, coraggiosa, mai doma. Ma anche tecnicamente limitata, senza lunghi, con pochi punti nelle mani. Quale Italia le è rimasta impressa?

«Una squadra ben allenata, che crede fermamente in quello che fa. Che ha capito che per competere deve sempre andare oltre i suoi limiti. Diamo il massimo in difesa, tutti insieme, c’è il piacere di passarsi la palla, sfruttiamo molto il tiro da tre punti. Ci manca, è chiaro, un punto di riferimento in area, Biligha e Cusin, due che ho allenato e che conosco bene, sono lunghi atipici, uno nemmeno due metri e l’altro che sa fare bene tante cose ma non è un attaccante. Stiamo cercando così di creare delle situazioni in post basso con i piccoli, specie con Belinelli, Aradori e Hackett. Potrebbe essere un’arma interessante».

Il capitano azzurro, Gigi Datome
Il capitano azzurro, Gigi Datome


Quello che colpisce di questa squadra è lo spirito, la voglia di non mollare. Potrà essere sufficiente contro le grandi del continente?

«Lo spirito secondo me rappresenta un valore assoluto. Contro la Georgia ad esempio la partita l’abbiamo vinta tre volte... Se Ettore riuscirà a trovare alternative in attacco al tiro dalla lunga distanza possiamo dire la nostra».

Ora la Finlandia. Squadra piccola, come noi, che gioca molto libera, senza pressione. Magari senza il fattore campo sarà meno temibile.

«Stiamo attenti, non diamo nulla per scontato. Giocano bene, sono in fiducia, hanno un talento come Markkanen e gente navigata come Koponen, Rannikko e Salin. In una partita secca devi solo pensare a dare il massimo, ad applicare i tuoi giochi senza pensare al domani. Certo, se fosse capitata la Slovenia sarebbe stato peggio».

Quali squadre l’hanno partticolarmente impressionata?

«La Slovenia su tutte, ha delle gerarchie delineate, insieme con Dragic e Doncic c’è un signor lungo come Vidmer e un sistema di gioco eccellente. Bene la Finlandia, la Spagna a tratti è sublime (merito di Scariolo) e voglio vederla quando conterà davvero, ho visto ottimi sprazzi di Croazia e Lituania. Francia deludente? Hanno tonnellate di talento, forse da medaglia d’oro, ma spesso non riescono a giocare insieme».

E le novità livello tattico?

«Quindici squadre almeno giocano il pick and roll col blocco cieco del piccolo, Italia compresa. Ma la differenza la fa l’adattamento di questi giochi per il talento del singoli. Vedo un gran progresso delle difese sui pick and roll: per questo gli allenatori devono cercare nuovi sistemi».

Il top player finora?

«Dragic».

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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