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Roma, la volontaria del Baobab: "Aggredita nell'assalto al centro di via del Frantoio"

Marzia era accorsa al presidio per sincerarsi delle condizioni di Jacob, eritreo accoltellato davanti al centro della Croce Rossa: "La polizia mi ha fatto uscire da sola e mi sono venuti tutti addosso. Una donna mi ha detto: 'Ma che mi stai ridendo in faccia?' e mi ha dato un manrovescio. Poi ci hanno scortato alle macchine tra gli insulti sessisti"

“Ora ho un po’ di paura, mi hanno vista in faccia, sanno chi sono”. Marzia è una volontaria di Baobab Experience , il presidio umanitario che da due anni a questa parte accoglie i migranti in transito a Roma, senza l’aiuto delle istituzioni (anzi, spesso con l’aperta ostilità). La notte tra il 29 e il 30 agosto appresa la notizia del ferimento dell’eritreo Jacob M. con una spranga di ferro davanti al centro della Croce Rossa di via del Frantoio, è accorsa sul posto. E racconta di essere stata aggredita dai residenti.

Perché siete andati al presidio?

“Siamo stati avvisati dalla Croce Rossa, Jacob era un nostro ex ospite che attualmente si trovava in un altro centro, quello di via Staderini. Sapevamo che è una persona molto vulnerabile, che soffre di un grave stress post-traumatico. Ha dei momenti di assenza, è una persona fragile. Quella notte era scappato dal nuovo centro ed è tornato davanti a via del Frantoio, dove era stato ospitato in passato. Dal centro ci hanno mandato una sua foto dove perdeva molto sangue”

Che clima avete trovato in via del Frantoio?

“Il centro era assediato dai cittadini inferociti, non erano moltissimi ma erano sovraeccitati. Comunque una ventina, un numero gestibile visto il dispiegamento di polizia con scudi, caschi e quant’altro. Ci siamo avvicinati e abbiamo chiesto di entrare per sincerarci delle condizioni del ragazzo. Una donna vicino a me ha sentito che chiedevo informazioni ed ha subito detto: ‘Non è stata una coltellata ma una sprangata, gliel’ho data io e la prossima volta lo ammazzo’.  Le forze dell’ordine non hanno mosso un dito. Mi hanno fatto passare, ho chiesto di parlare con la commissaria che mi ha detto di aspettare”.

Poi cos’è successo?

“Mi sono messa da una parte, ma un poliziotto mi ha mandata via. Mi ha detto o esci o ti portiamo al commissariato e ti diamo interruzione di pubblico servizio. Mi ha fatto uscire da sola, a me, donna, e subito mi hanno ricoperta di insulti sessisti. Una di loro mi ha detto: “Ma che mi stai ridendo in faccia?" e mi ha dato un manrovescio. A quel punto mi sono arrivati addosso tutti: mi tiravano i capelli, mi avrebbero linciato. Allora sono intervenute le forze dell’ordine che ci hanno scortati alle macchine tra gli insulti”.

Perché assediavano il centro?

“A caldo dicevano che avevano rinchiuso un ragazzino nel centro per violentarlo. Cosa evidentemente non vera. La sensazione è che alcuni residenti abbiano voluto sfruttare l’episodio contro il presidio, che è sempre sotto minaccia di non essere rinnovato (e davanti al quale ha recentemente manifestato Casapound, ndr)”.

Come l’hanno presa

i vostri ospiti, al presidio dietro la Stazione Tiburtina?

“Devo dire che Jacob era comunque un elemento di disturbo, quando gli hanno trovato posto a via Staderini siamo stati tutti felici. Per quanto riguarda la paura gli ospiti purtroppo sono abituati alla violenza”.

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