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Impatto ambientale, si ritorna al passato

L'opinione

Nel 2016 è stato approvato un nuovo rassicurante Codice degli appalti. Tutto a posto? Nemmeno per idea. Arriva ora alle Camere lo schema di decreto legislativo col quale, recependo la Direttiva 2014/52 dell’Unione Europea e, secondo tutte le associazioni ambientaliste, anche le più “istituzionali”, si tradisce in gran parte il Codice e la Direttiva stessa che tendono a rendere più chiara e trasparente la Valutazione di Impatto Ambientale (Via) sulle opere pubbliche. Addirittura il decreto governativo viene accusato di ricalcare l’impostazione della legge-obiettivo Lunardi (governo Berlusconi III) che lo stesso presidente dell’Anti-corruzione, Raffaele Cantone, ebbe a definire «criminogena».

Basti pensare che la nuova valutazione di impatto ambientale verrebbe operata sul progetto di fattibilità delle stesse infrastrutture strategiche, e non sul loro progetto definitivo. Con un «blando monitoraggio» soltanto - come è già avvenuto negli anni di vigenza della legge-obiettivo - sulle fasi successive del progetto, cioè su varianti anche sostanziali, sui relativi impatti ambientali, sulle misure di compensazione e di mitigazione di quelle varianti (spesso micidiali) in corso di progettazione. Le “varianti” sono sempre state le cause perverse delle nostre costruzioni, l’origine di rincari pazzeschi.

Il Wwf stima che la normativa, mai abbastanza deprecata, delle leggi-obiettivo, abbia provocato ricarichi di costi spaventosi: +200% (da 800 milioni a 2,4 miliardi) per la sempre semivuota autostrada Tre.Be.Mi, +800% per Terzo Valico dei Giovi, +600% per l’Alta Velocità ferroviaria fra Torino e Milano, con un costo balzato da 1,5 a 7,5 miliardi. «Tutto ciò perché si davano autorizzazioni per le opere dopo procedure di valutazione di impatto ambientale su progetti preliminari ampiamente carenti».

Il progetto di fattibilità infatti viene redatto sulla base di studi preliminari sui vari contesti (geologico, archeologico, paesaggistico, ecc.), mentre quello definitivo individua compiutamente i lavori da realizzare, nel rispetto delle esigenze, dei criteri, dei vincoli, ecc., ne quantifica la spesa in modo esatto, stabilendo un preciso concerto con le amministrazioni locali e regionali. Abbandonando il definitivo per tornare al fattibile, siamo di nuovo a questa “farsa” rivelatasi già costosissima per il Paese e per lo Stato, cioè per noi contribuenti. Oltre tutto, in questa fase non è consentita alcuna partecipazione dei cittadini, mentre la normativa europea la prevede

Ma vi sono tanti altri punti che suscitano rilievi o proteste. Il testo presente parla inoltre di un astratta validità temporale della Via per tre anni, mentre la normativa vigente prescrive chiaramente un obbligo di realizzazione: «Entro cinque anni dalla pubblicazione» del provvedimento di valutazione. E questo deve restare assolutamente un punto fermo. Specie se considera che questo allentamento farsesco dei controlli per la Via si accoppia al “silenzio/assenso” e all’indebolimento di altri vincoli paesaggistici in più casi introdotti di recente dalle parallele "semplificazioni" (le chiamano graziosamente così) del Ministero per i Beni Culturali.

Viene pertanto chiesto alla Conferenza delle Regioni - che pure si dovrà esprimere su questo schema, tanto contestato, di decreto attuativo - di convergere su tali critiche di fondo e di "far valere le ragioni" di un ambiente già tanto aggredito e manomesso. Come tentarono alcuni governatori nel referendum contro le trivellazioni costiere.

Pertanto le venti associazioni organizzano per oggi, venerdì, un inedito Twitter Storm, dalle

12 alle 13, «Stop autorizzazioni ambientali farsa che portano spreco territorio e soldi pubblici. @glgalletti (ministro dell’Ambiente, per chi ancora non lo sapesse, ndr) sulla Via #cittadinidevonopartecipare». Sperano che la pioggia di twitter sia davvero fitta.

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