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Dumoulin vuole ribaltare il governo del Giro

Dumoulin vuole ribaltare il governo del Giro

Martedì la Trento-Rovereto, crono di 34 km: deve recuperare 2'11" a Yates, ma gli "exit poll" dicono che non ce la farà

TRENTO. «Vedi lassù, quello è Palù il mio paese, poi là sulla montagna c’è la cantina e tutti quei vigneti sono miei». Francesco Moser, che MARTEDì a Rovereto festeggerà i 30 anni dal record dell’ora al coperto, è appena uscito dall’hotel che ospita la Mitchelton Scott, la squadra del baronetto Yates.

È fiero di indicare il suo regno, poi guarda il cielo, “annusa” il vento ed è sicuro sulla durata del regno della maglia rosa. «Non perderà più di un minuto e quaranta da Trento a Rovereto nella cronometro, 3” al km dall’olandese, non di più». Lo Sceriffo, del resto, aveva il crono per amico. E conosce come le sue tasche la val Lagarina e quei piattissimi 34 km verso sud che i girini affronteranno per lui non hanno segreti.

«Il vento di pomeriggio è sempre contrario perché soffia da sud, poi l’inglese va forte, non perderà la maglia». Al team di Yates, su richiesta proprio del procuratore, il figlio dell’ex presidente Uci, Pat Mc Quaid, ha portato due bottiglie di spumante dei suoi. «Ho sciabolato davanti alla maglia rosa e gli ho offerto un calice». L’ha bevuto? «Sì, io l’ho visto bere». Del resto, domenica sera in albergo, dopo l’ennesimo “botto” a Sappada, la maglia rosa si era pure divorato un hamburger. Semplicemente un segnale di tranquillità.

yates
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Lunedì, dopo la ricognizione sul percorso, ha ribadito: «Ho attaccato nei giorni scorsi perché volevo guadagnare più secondi possibili in vista della cronometro». E ancora: «Tom è il rivale numero uno, questa sarà una crono totalmente diversa da quella di Gerusalemme”. Dove Yates giunse a solo 20” da Tom Dumoulin.
Che nel giorno in cui Conte (il prof, non il mister) varerà il governo-scommessa, vuole rovesciare il governo del Giro. Non sarà facile. E lo sa bene.

Parla a Lavis il vincitore 2017, una manciata di chilometri a nord di Trento. Da lì le vigne di Moser si vedono ancora meglio. Parla con al fianco il “missile” della Giant che cavalcherà martedì dalle 16.27, tre minuti prima del “premier”. È sicuro di sé, ma, a meno che non bluffi bene, non fino al punto di sperare in un ribaltone. «Se vincerò il Giro domenica avrò fatto un’impresa per come sta correndo Yates». La crono? «È chiaro, è la mia specialità, voglio guadagnare terreno, ma la ricognizione ha confermato che il vento non consentirà di fare grandi distacchi».

“Wind”, “Wind”, ripete più volte la parolina magica Dumoulin, che già strizza l’occhio alla tappa di giovedì a Pratonevoso con arrivo in salita molto simile a quella di Oropa dove un anno fa costruì il suo trionfo. «Vento» ripete anche il boss del Team Bahrain-Merida, quello di Pozzovivo, Brent Copeland. «Pioverà e quindi ci sarà meno vento – dice però il dirigente – quindi Dumoulin non potrà guadagnare più di 1’30-1’40” su Yates. Gli exit poll della crono continuano. Copeland però dà anche un paio di dritte sui materiali che useranno i corridori. «Ruota lenticolare posteriore e anteriore a profilo alto piuttosto che a razze: i test in galleria del vento ci hanno detto questo». I team vanno tutti in questa direzione.

froome
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E anche uno come Chris Froome, uscito a pezzi dalla tappa di Sappada («Ma non mi pento di aver dato tutto sullo Zoncoan perché è stata un’impresa magnifica solo per le migliaia di persone che erano lassù», ha detto l’inglese continuando l’operazione simpatia) annuncia battaglia. Insegue a quasi 5’, se vuol risalire al ballo rosa deve battere un colpo. Non lo batterà Fabio Aru (Uae), che almeno ieri ha annunciato di voler finire il Giro. Bravo.

Cercheranno di batterlo il colpo per la vittoria di tappa due missili come Tony Martin (Katusha) e Rohan Dennis (Bmc), fregato solo per 2” a Gerusalemme dal campione del mondo a crono Dumoulin. Max Sciandri, il suo ds: «Sta bene, proverà a vincere». Poi l’ultimo exit poll: «L’olandese recupererà al massimo 1’30” a Yates». Insomma, il governo del Giro non cambierà, nel giorno in cui l’Italia ne avrà uno. Ma politica e ciclismo una cosa in comune ce l’hanno: niente è scritto.

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