Ernesto Rosadi

militare, Artiglieria, 58^ batteria bombardieri, sottotenente

Ripoli, Monterchi (AR) , 8 marzo 1892 / 17 settembre 1917

Ernesto Rosadi scrive lettere e cartoline dal fronte raccontando quello che gli accade, descrivendo i suoi stati d’animo. La sua ultima lettera, indirizzata ai genitori, è dell’11 luglio del 1917. Vi esprime la speranza di diventare bombardiere, perché si dice convinto che quella specialità offra migliori condizioni di vita al fronte: “Quel che è certo è che si esagera molto sul pericolo che c’è in quest’arma, io andrei nei bombardieri colla massima indifferenza già sapete che ho fatto la domanda il 19 marzo e mi è dispiaciuto di aver avuto nessuna risposta, però sono deciso a rifarla”. Il suo desiderio è esaudito, nell’estate del 1917 frequenta la scuola bombardieri di Susegana, in provincia di Treviso. Poi parte per il fronte.

Due mesi e pochi giorni dopo la sua ultima lettera, il 17 settembre, una scheggia di granata uccide Ernesto sulla Bainsizza, mentre, senza elmetto, scruta con il binocolo le trincee nemiche.

C'è però una storia che le lettere conservate presso l'Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano non raccontano. Una storia che la famiglia Rosadi si tramanda oralmente da generazioni.

È quella di Rosado, fratello minore di Ernesto. Anche lui militare, non ufficiale, perché ha fatto solo la terza elementare, ma soldato di un reggimento di fanteria schierato, nel settembre 1917, sull’altopiano della Bainsizza.

Rosado è più mite e meno patriota del fratello, starebbe volentieri nelle retrovie, ma gli tocca la prima linea. Il fratello deve invece insistere perché dalle retrovie, dove addestra le reclute, lo mandino al fronte. E così’, per stare accanto al fratello più giovane, ottiene di essere spedito proprio sulla Bainsizza, il tratto più pericoloso del fronte italo-austriaco.

Quando Ernesto viene colpito dalla scheggia Rosado raccoglie il suo corpo e lo seppellisce con le proprie mani sotto un abete, uno dei pochi rimasti in piedi sulla distesa di sassi della Bainsizza.

Rosado deve continuare a combattere la Grande Guerra degli italiani, subisce la disfatta di Caporetto, partecipa alla riscossa del 1918.

Alla fine, quando è tornata la pace, torna sulla Bainsizza per la prima e unica volta nella sua vita. Va sotto quell’abete sopravvissuto alle bombe, scava, ritrova il corpo del fratello, gli da una bara, lo porta con sé al paese natale di Monterchi in provincia di Arezzo, lo segue durante il funerale, lo fa seppellire nella cappella di famiglia.

La testimonianza di Ernesto è conservata all'Archivio Diaristico Nazionale dal 1998.

Racconta famiglia, morti, retrovie, bombardamenti, cibo, vita in trincea

Eventi e luoghi