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Incagli delle Popolari: Veneto Sviluppo in campo con Gianni Mion

Incagli delle Popolari: Veneto Sviluppo in campo con Gianni Mion

Entro l’estate via al fondo per finanziare i debiti delle Pmi. L’ex presidente Bpvi in prima linea con Leonardo&Co. Mille le aziende venete segnalate dalla Sga da riportare in bonis, caccia agli investitori per sottoscrivere 400 milioni

MESTRE. Galeotta fu la partecipazione nel capitale di Venezia Terminal Passeggeri (Vtp): «Io e Gianni Mion ormai ci sentiamo ogni giorno» esordisce Fabrizio Spagna, ai vertici di Veneto Sviluppo. L’ex presidente Bpvi, l’uomo di Edizione oggi presidente di Vtp (controllata da Veneto Sviluppo) e, soprattutto, membro dell’advisory board di Leonardo&Co, era da tempo che voleva scendere in prima linea, in aiuto alle Pmi debitrici delle ex popolari venete, i cui incagli sono in attesa del decreto che renderà operativa la Sga, la bad bank dello stato. E sarà proprio Gianni Mion uno dei protagonisti di un sistema-territorio che si sta mettendo in campo per evitare a queste imprese di fallire o di vendere al primo straniero di passaggio a Nordest.

Il presidente Spagna al fianco del direttore della Finanziaria Gianmarco Russo, ha annunciato l’avvio, entro l’estate, di un fondo con una sottoscrizione minima di 200 milioni e una capienza fino a 400 milioni, per venire incontro alle aziende nella ristrutturazione del debito. Parliamo di crediti unlikely to pay: incagli, non sofferenze. «Queste ultime», dice Veneto Sviluppo, «non sono nel nostro business: qui possiamo fare ben poco perché non abbiamo le competenze per gestirle».
Gli incagli sono quelle esposizioni creditizie che la banca giudica improbabile che, senza il ricorso ad azioni come l'escussione delle garanzie, il debitore adempia integralmente. In Veneto sono mille posizioni, stando ai report di Kpmg riferiti ieri da Spagna che si sta interfacciando con advisor ed esperti per una fotografia aggiornata dei soggetti.
«Sono imprese che rischiano di saltare - dice Spagna - per questo è nostra intenzione lanciare un fondo con la Sgr: non per comprare questi crediti ma per affiancare le imprese debitrici nel tavolo di rinegoziazione con le banche. Il fondo - continua - verrà sottoscritto da investitori istituzionali, avrà un rendimento del 12% (a fine corsa) e proporrà strumenti ibridi di debito subordinato, mezzanine». Spagna ipotizza un impegno di 20-30 milioni per impresa che abbia un fatturato tra i 10 e 100 milioni. «Al tavolo di negoziazione le banche chiedono sempre che l’imprenditore metta dei soldi, glieli forniremo noi - precisa Spagna - l’imprenditore avrà un debito ma questo sarà subordinato a quello bancario. In cambio, chiederemo di poter entrare nella governance e incidere nel piano industriale e di rimessa in bonis dell’azienda». Data la dotazione massima di 400 milioni e l’impegno a impresa, parliamo di una ventina di papabili aziende. «Non possiamo risolvere il problema da soli e valuteremo solo i progetti solidi. Ci saranno poi dei co-finanziamenti, contiamo di coinvolgere altri soggetti come le Fondazioni bancarie» aggiunge Spagna. Il fondo, che nascerà con il supporto di Leonardo&Co., si doterà di un «investment team» dove avrà un ruolo diretto Gianni Mion: «Ci metterà la faccia» annuncia Spagna: «Il piano industriale di Veneto Sviluppo sul Fondo vivrà del «ritorno commissionale attorno all’1-2%». «Veneto Sviluppo investirà a sua volta nel Fondo, non meno di 10 milioni. È ipotizzabile anche un impegno diretto di Mion» precisano Spagna e Russo. «Con il Fondo Sviluppo Pmi della Sgr abbiamo

creato non solo un’expertise importante ma anche relazioni inimmaginabili fino a qualche anno fa con partner del calibro di Riverrock e grandi fondi come quelli gestiti da Paolo Colonna e Assietta. È una sfida. Finora abbiamo nuotato in piscina ma siamo pronti al mare aperto e profondo».

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