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Ex Popolari: una sola fusione, tre versioni e nessuna verità

Ex Popolari: una sola fusione, tre versioni e nessuna verità

La versione di Gianni Zonin e quella (diversa) di Vincenzo Consoli, a confronto con Bankitalia e Consob. Chi dice il vero? Troppe le contraddizioni emerse tra interrogatori, memoriali e audizioni della Commissione parlamentare

PADOVA. Prima le memorie di Vincenzo Consoli, poi la difesa di Bankitalia, in Commissione d'inchiesta, quindi la versione pubblica di Gianni Zonin seguita, a distanza di un giorno, dall'ex amministratore di Montebelluna. Chi ha raccontato la verità? Come si sono svolti davvero i fatti dal 2013 al 2015?

Le nozze con Veneto Banca. Il primo grande tema resta la fusione (saltata) tra BpVi e Veneto Banca. «Non era prevista un'acquisizione ma un'operazione alla pari» ha ribadito via Nazionale in aula.

«Non c'è stata nessuna pressione da nessuno e in nessun modo, era un'idea mia e del nostro Cda» ha dichiarato Zonin. «Un conto è un auspicio, un conto è un ordine e non abbiamo mai ricevuto ordini da Bankitalia» ha quindi ribadito, di fronte all'insistenza della Commissione, l'ex presidente BpVi. Eppure, dai verbali dell'interrogatorio di Consoli resi noti da La Stampa a luglio 2017, l'ex manager di Montebelluna raccontò come: «Il 18 dicembre 2013 Carmelo Barbagallo, capo del dipartimento vigilanza bancaria e finanziaria di Bankitalia, ordinò con durezza di procedere alla fusione con BpVi».

Consoli ricorda gli incontri avvenuti alla tenuta di Aquileia del banchiere viticoltore: «Il presidente della Vicenza ci tenne a far sapere ai suoi ospiti (oltre a Consoli c'erano Trinca e l'ex ad della Vicenza, Samuele Sorato, ndr) di essere stato al telefono un'ora con il governatore che dettava le condizioni: nessun rappresentante di Montebelluna in cda, il prezzo deciso da Vicenza». Così negli interrogatori. Ma la versione è stata confermata anche in Commissione Parlamentare dall'ex manager di Montebelluna che ha aggiunto due diversi appuntamenti vis à vis con Barbagallo dove il vigilatore fece direttamente il nome di Bpvi come partner per le nozze venete.

«La fusione con Veneto Banca era un'operazione valida ma la controparte disse no» ha ribadito Zonin spiegando che l'incontro ad Aquileia durò «5 minuti, poi abbiamo cenato parlando della neve». E a chi gli chiedeva se aveva mai discusso un'ora al telefono con il governatore Bankitalia ha replicato: «Mai, se dovevo discutere lo facevo di persona: ho incontrato Ignazio Visco a Roma due volte durante la mia presidenza e una volta il governatore Draghi, può essere che abbia parlato anche di queste cose». Anche questa versione smentita da Consoli che addirittura precisa: "Fu un pranzo e non una cena e abbiamo anche mangiato bene"

Trasparenza o collusione? «I rapporti con le istituzioni sono sempre stati di massima trasparenza e disponibilità» ha detto Zonin in aula, ma qualcosa non torna. «I manager e i cda hanno sistematicamente nascosto informazioni rilevanti alla vigilanza e hanno deliberatamente disatteso le richieste» aveva accusato Barbagallo nei confronti delle due ex popolari venete. «Siamo di fronte a un ecosistema collusivo volto a occultare in maniera sistematica e fraudolenta informazioni al mercato e alle stesse Autorità di vigilanza» aveva rincarato il dg della Consob Angelo Apponi. «I dati che venivano forniti da queste due banche erano falsi e chi diffonde dati falsi risponderà delle sue affermazioni» ha quindi aggiunto Apponi durante la prima udienza. Si è infatti resa necessaria una seconda "chiacchierata" di entrambi i vigilatori, per spiegare le contraddizioni emerse anche tra Consob e via Nazionale sulla questione prezzo delle azioni, procedure, deterioramento dei bilanci delle banche e, soprattutto, le mancate comunicazioni tra le due Autorità.

Il caso Etruria. «Abbiamo presentato un'offerta formale, un'Opa amichevole studiata con Mediobanca, ma ci fu rifiutata e ci fermammo» ha detto Zonin confermando la linea di Barbagallo che, in Commissione, ha escluso pressioni per le nozze Arezzo-Vicenza: «L'ipotesi di aggregazione è stata avanzata autonomamente da Vicenza». Eppure, il procuratore capo di Arezzo, Roberto Rossi, in aula alla bicamerale, ha sottolineato come, per via Nazionale, Bpvi fosse un «partner di elevato standing», affermazione che, non solo ha destato perplessità (visti i rilievi della vigilanza fin dal 2012) ma che non suona nuova: si ritrova anche nelle indicazioni che Bankitalia diede a Montebelluna, post ispezioni del

2013, quando chiese il cambio dell'intero cda.Le contraddizioni dunque restano, così come il faro acceso sul ruolo che ebbe la vigilanza sui disastri della finanza italiana. E, adesso, Bankitalia si è pure costituita parte civile alla prima udienza del processo Bpvi.©RIPRODUZIONE RISERVATA

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