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Camere di commercio, riforma bocciata

Camere di commercio, riforma bocciata

Il verdetto della Corte Costituzionale: serve un accordo tra Stato e Regioni che oggi non c’è. In Fvg la battaglia politica per l’ente unico regionale

 
Riforma delle Camere di commercio: senza le Regioni non si può. È riassumibile così la sentenza della Corte costituzionale che ieri ha dichiarato l’illegittimità dell’articolo 3 del decreto legislativo numero 210 del 2016, che disciplina tra l’altro gli accorpamenti degli enti camerali, ladodve stabilisce come il decreto del ministero dello Sviluppo economico sia adottato «sentita» la Conferenza Stato-Regioni e non «previa intesa» con la Stato-Regioni. E questo perché le Camere di commercio «svolgono compiti che esigono una disciplina omogenea in ambito nazionale» e «non compongono un arcipelago di entità isolate, ma costituiscono i terminali di un sistema unico di dimensioni nazionali che giustifica l’intervento dello Stato». Allo stesso tempo i loro compiti «sono riconducibili a competenze sia esclusive dello Stato, sia concorrenti, sia residuali delle Regioni» che quindi vanno pienamente coinvolte in un processo di riforma attraverso la Conferenza Stato-Regioni. 
 
Che impatto ha questo pronunciamento sul Friuli Venezia Giulia dove, parte in autoriforma e parte d’imperio a causa della legge, di 4 Camere di commercio si dovrebbe scendere a due: la Venezia Giulia (prodotto della fusione volontaria di Trieste e Gorizia), e la Udine-Pordenone, con Pordenone “costretta” alla fusione con Udine perché non ha i requisiti del numero di imprese, né quello geografico (non opera in un’area di confine) per restare da sola? Stante il ricorso pendente davanti al Tar del Lazio della Cciaa di Pordenone con udienza il 18 gennaio per l’esame della richiesta di sospensiva, il primo effetto sarà proprio lo stop alla fusione obbligatoria grazie alla sospensiva che il Tar dovrebbe concedere alla luce del pronunciamento della Consulta. Questo è ciò che si attende Bruno Malattia, l’avvocato che sta assistendo la Cciaa di Pordenone nella battaglia contro l’accorpamento obbligatorio con Udine. «Nel nostro ricorso - spiega Malattia - noi sostenevamo le stesse ragioni fatte proprie dalla Corte costituzionale. Le Regioni ordinarie che hanno impugnato il decreto hanno sollevato una lunga serie di questioni, alcune delle quali sono state respinte, ma la Corte ha accolto proprio quella che giudicava insufficiente il solo parere della Conferenza. Lascia perplessi - aggiunge Malattia - che la nostra Regione non avesse, a suo tempo, impugnato il decreto», e non si sia schierata a fianco della Cciaa di Pordenone quando questa si è mossa impugnando il provvedimento. «Basandosi su un parere legale debole che sosteneva come il Fvg non avesse competenza in materia - rincara Malattia - è rimasta pilatescamente fuori. Ora questo pronunciamento spero spinga a riflettere gli uffici legali della Regione e, politicamente anche la Giunta».
 
«La Camera di commercio di Pordenone - è il commento del presidente Giovanni Pavan - esprime soddisfazione per la pronuncia della Corte costituzionale che si pone in linea con i rilievi sollevati nel ricorso proposto contro il Decreto ministeriale di accorpamento della nostra Camera a quella di Udine. È un primo importante successo che va a premiare il coraggio e la determinazione delle nostre categorie economiche, delle categorie professionali e dei sindaci della destra Tagliamento che ci sono stati vicini nella nostra battaglia. Confidiamo che il 17 gennaio, quando si discuterà avanti il Tar del Lazio il nostro ricorso - prosegue Pavan -, venga accolta la domanda di sospensiva del decreto ministeriale e salvaguardata per ora l’autonomia della Camera di Commercio di Pordenone. Ci auguriamo anche che la nostra Regione, ponendo fine ad un atteggiamento sostanzialmente incline ad accettare quanto deciso dal ministro - conclude Pavan - si determini a far valere le ragioni che le competono anche in tema di Camere di commercio, in una più convinta difesa dell’autonomia del Friuli Venezia Giulia».
 
Sulla questione la posizione della Regione è chiara. «L’amministrazione regionale è sempre stata favorevole alla costituzione di un’unica Camera di commercio. Questa sentenza era attesa e si riaprono scenari orientati verso un obiettivo per cui la Regione si era espressa con molta chiarezza da molto tempo» dichiara la presidente Fvg, Debora Serracchiani. E ora che la norma dovrà ritornare all’esame della Conferenza alla ricerca di un’«intesa», questa che non ci sarà, promette il vicepresidente Fvg, Sergio Bolzonello, «se non verrà prevista la costituzione di un’unica Camera di commercio del Friuli Venezia Giulia». Per Bolzonello la sentenza della Consulta «non annulla in toto la riforma ma si limita a sancire l’illegittimità di un articolo del decreto». Quel che Bolzonello si attende «è che il Tar del Lazio a gennaio conceda al ricorso depositato da Pordenone, la sospensiva.

E da lì si ricomincerà portando il provvedimento in sede di Conferenza Stato-Regioni per ricercare un’intesa».
Soddisfazione per lo stop della Consulta anche dal gruppo consiliare dei Cittadini «Da mesi - sottolinea Gino Gregoris - sosteniamo con convinzione che il disegno di accorpamento delle Cciaa regionali, calato dall'alto da Roma senza essere concordato con la nostra Regione, era viziato da un'evidente incostituzionalità. L'area pordenonese non sarà dunque illegittimamente privata dell'ente che rappresenta le categorie economiche e costretta a un matrimonio forzato con Udine. Bene avrebbe fatto la Giunta ad ascoltare le ragioni che avevamo più volte sollecitato, costituendosi nel ricorso proposto dalla Cciaa di Pordenone, basato sulle ragioni
che oggi la Corte costituzionale ha condiviso».
 
Il Governo ora può ricercare un’intesa con le Regioni, avviando una trattativa. Ma trascorsi 30 giorni, la procedura prevede che il decreto possa essere comunque deliberato dal Consiglio dei ministri. La paro

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