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Il Campiello si rilancia con Giancarlo Leone. Fondazione Nord Est è pronto il piano Zoppas

Il Campiello si rilancia con Giancarlo Leone. Fondazione Nord Est è pronto il piano Zoppas

Dopo la lettera di Peghin, il presidente Matteo Zoppas illustrerà i piani al Consiglio di Confindustria. L’ex rettore Carlo Carraro in pole per dirigere il Centro Studi, per il Premio c’è già il contratto di consulente all'ex dirigente Rai

PADOVA. C’erano due impegnativi lasciti sul tavolo di Matteo Zoppas, eletto presidente di Confindustria Veneto il 15 febbraio scorso: il rilancio del premio Campiello e la sopravvivenza della Fondazione Nord Est. Due fiori all’occhiello della regionale Confindustria divenuti oggetti, l’uno di faide, l’altro di inerzia. Il primo risollevato a fine 2016 con la “soluzione Andrea Tomat”, dopo la battaglia (anche legale) che coinvolse l’ex presidente regionale Roberto Zuccato e Valentino Vascellari, allora ai vertici del Comitato del Premio. Il secondo orfano da mesi di un direttore scientifico, dopo la fine del mandato di Stefano Micelli (scelto da Zuccato stesso), ridotto a tre dipendenti e senza grandi risorse da investire. Oggi alle 17 una risposta a entrambe queste eredità della passata gestione, arriveranno sul tavolo del Consiglio di presidenza di Confindustria. Zoppas ha pensato in grande, ma i suoi piani li sta custodendo fino all’ultimo “top secret”.

Giancarlo Leone
Giancarlo Leone


Partiamo dal Campiello. Tomat (che oggi relazionerà a Mestre) ha chiuso con successo, da poco, la sua prima edizione del Premio ma nelle intenzioni del presidente Zoppas c’è la necessità di riaffermare il Campiello come evento nazionale. Per far questo è stato chiamato Giancarlo Leone, figlio dell’ex presidente della Repubblica, giornalista e già dirigente Rai, oggi presidente dell’Associazione produttori televisivi. Leone, che ha già firmato un contrattodi consulente ai progetti mediatici per il Campiello, è la persona che può fare la differenza e dare qualità e soprattutto visibilità all’evento. Il rinnovo o la conferma, anche in parte, del Comitato sarà invece un altro tema da affrontare a breve.

Quanto alla Fondazione Nord Est pochi giorni fa, venerdì per la precisione, è arrivato sul tavolo dei presidenti delle territoriali di Confindustria e di Zoppas stesso una lettera di tre pagine di Francesco Peghin, ai vertici della Fondazione. Una comunicazione condivisa, prima dell’invio, con Zoppas che il 18 ottobre scorso, in occasione del Consiglio di presidenza, aveva approvato le linee guida per il rilancio della Fondazione. Peghin, con la sua missiva, ha dato la disponibilità ad affiancare il presidente di Confindustria Veneto nel processo di cambiamento fino ai primi mesi del 2018; poi lascerà, in anticipo, la Fondazione. «Sono stati anni per nulla facili - scrive Peghin - anche per la scarsa strategicità che parte dei soci attribuiscono a un’entità di pensiero come la Fondazione e perché le risorse economiche a disposizione sono più che dimezzate». Peghin invita quindi al «potenziamento, magari in raccordo con l’Università» e non alla «riduzione della Fondazione a mero centro studi».

Zoppas si era impegnato nel trovare un direttore scientifico autorevole e pare che questo possa essere Carlo Carraro, ex rettore Ca’ Foscari oggi l’uomo della Formazione H-Farm. Il diretto interessato al telefono risponde con poche parole: «Non saprei, mi informo». Il suo nome sarà discusso oggi alla presenza di tutti i presidenti delle territoriali. La grande partita poi sarà però molto tecnica: nei prossimi mesi Fondazione Nord Est dovrà cambiare statuto per permettere a Confindustria Veneto (che già ha un ruolo economico decisivo) di assumere giuridicamente la guida, visto che a oggi non ha il controllo della Fondazione essendoci 4 soci fondatori; con lei anche Unioncamere Veneto e le confindustrie del Fvg e Taa. Quindi va cambiato lo statuto per avere “il comando” formale e anche la responsabilità.

Fatto questo step, nomine alla mano (anche del presidente che entrerà nel 2018) serviranno, scrive lo stesso Peghin nella sua missiva «un ambizioso progetto di sviluppo delle attività di ricerca» e nuove fonti per alimentare il budget.

@eleonoravallin

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