Quotidiani locali

Vai alla pagina su Nordest Economia
Ex Popolari, il destino incerto di palazzi storici e tesori d’arte

Ex Popolari, il destino incerto di palazzi storici e tesori d’arte

Un forziere da oltre 800 milioni: se lo contendono Intesa, il Ministero e i Comuni. Tensioni sulle sedi simbolo come quella di piazza Dall’Armi a Montebelluna

C’è un tesoro fatto di ville, palazzi storici, opere d’arte e collezioni di medaglie della Serenissima da spartire. «Banca Intesa è arrivata e si è presa tutto» racconta Marzio Favero, sindaco di Montebelluna, guardando sconsolato la sede storica di Piazza Dall’Armi, ex Veneto Banca, passata chiavi in mano a intesa ma oggetto di contenzioso. «Assieme al sindaco di Vicenza, proporremo una legge speciale perché Intesa riconosca agli ex risparmiatori di Veneto Banca e Popolare di Vicenza un ristoro almeno per quanto riguarda le sedi», promette Favero, «perché almeno in parte devono tornare alla collettività». Al momento, però, Intesa si tiene stretto tutto. E di “ristori” nemmeno l’ombra.
Il valore dei tesori
Quel forziere di immobili e opere d’arte vale oltre 809 milioni di euro, se lo contendono Banca Intesa, il ministero dell’Economia e delle Finanze, i Comuni delle due ex popolari venete che quel tesoro ce lo avevano in pancia, prima della liquidazione. I conti sono presto fatti, almeno sulla carta. Veneto Banca ha messo a bilancio (per l’ultima volta, a fine 2016) beni immobiliari per 267,6 milioni di euro, incluse la sede storica di Piazza Dall’Armi a Montebelluna e quella di rappresentanza a Volpago del Montello, Villa Spineda Gasparini Loredan. Popolare di Vicenza ha raccolto gli immobili nella società Immobiliare Stampa: 487 milioni di fabbricati e terreni a bilancio, 55 milioni di opere d’arte, comprese quelle custodite all’interno di Palazzo Thiene a Vicenza. E, sempre sulla carta, anche la spartizione dei beni è cosa fatta. Secondo l’articolo 2 del Decreto legge del 25 giugno 2017, relativo alla liquidazione dei due istituti, sono trasferiti a Banca Intesa - che per l’intera operazione ha pagato un euro - gli immobili funzionali all’attività di credito (le filiali sul territorio per esempio). Gli altri - incluso il patrimonio di PopVi, intestato a Immobiliare Stampa - passano invece alla bad bank, la Società per la Gestione di Attività (Sga) in capo al ministero. La realtà dice che sulle grandi partite (Villa Spineda, per esempio) il concetto di “immobile strumentale” è ancora tutto da verificare. I comitati dei risparmiatori chiedono che i palazzi di grande valore simbolico siano consegnati alla collettività. «Dovrebbero diventare un “luogo della memoria”» la tesi del Coordinamento don Torta, «perché siano testimoni del disastro che abbiamo vissuto».
L’allegato al bilancio
Il prospetto dei beni ancora in pancia prima della liquidazione è un allegato al bilancio 2016 di Veneto Banca. Tecnicamente, nell’euro pagato da Intesa (anzi, 50 cent visto che nel pacchetto c’è anche Vicenza) gli immobili sono passati alla nuova società. Complessivamente sono 267,6 milioni di euro. Un passaggio anche simbolico nel caso del Centro Servizi di Signoressa, valore 29,7 milione di euro, su cui i vessilli Veneto Banca sono stati ammainati e sostituiti a tempo di record. Se su filiali e sedi minori nessuno discute, il contenzioso riguarda i palazzi storici. È il caso della sede storica di Piazza Dall’Armi, a Montebelluna. Valore: circa 12 milioni di euro. La sede è andata a Intesa ma è diventata la trincea del confronto (acceso) fra le parti. Polveri accese dal sindaco e dai comitati: «Sarebbe giusto che il Comune di Montebelluna acquisisse a titolo gratuito l’immobile a favore della collettività» spiega Andrea Arman, Comitato don Torta, «mettere a disposizione della comunità questi palazzi rispetterebbe la vocazione cooperativa dei due istituti». Appello sposato, poi, dalla senatrice Pd ed ex sindaco di Montebelluna Laura Puppato (che però è vista con il fumo negli occhi dal comitato), che per la sede di Piazza Dall’Armi ha ipotizzato addirittura di destinare alcuni locali, quelli lasciati liberi da Intesa, a sede di un museo dedicato a Little Tony. Se su Piazza Dall’Armi si troverà, verosimilmente, una soluzione con l’amministrazione guidata dal sindaco Marzio Favero, su Villa Loredan è ancora nebbia fitta. Le parti, finora, hanno rimandato il problema. «La proprietà era di Veneto Banca» spiega Puppato, «l’accordo era che gli immobili strumentali all’attività di credito finissero nel “malloppo” di Intesa, ma non sappiamo ancora se Villa Loredan fosse strumentale o meno». In ballo c’è un gioiellino da 20 milioni di euro.
Una società a parte
Meno contenziosi dovrebbe sollevare la partita relativa a PopVi, dove aver inserito tutti i beni all’interno di una società terza, Immobiliare Stampa, ha permesso di trasferire in blocco il patrimonio a Sga, la bad bank ministeriale. Nelle disponibilità di Immobiliare Stampa c’era tuttavia Palazzo Thiene, a Vicenza, importante sede museale, patrimonio Unesco, con all’interno dipinti di Tiepolo, Montagna, Tintoretto, e le Oselle veneziane, le medaglie coniate dai dogi. Perché il palazzo sia acquisito dall’amministrazione del sindaco Achille Variati si sono mossi, tra gli altri, Liliana Zaltron, consigliere comunale del Movimento Cinque Stelle («Tutto il patrimonio della BpVi sia trasferito al Comune di Vicenza alla somma di 1 euro»), e il senatore Fabrizio Bocchino (gruppo misto). Variati

sta parlando con Favero, ma Vicenza ha qualche freccia in più al suo arco, perché l’interlocutore è il Ministero - che continuerà a mettere Palazzo Thiene a disposizione dei cittadini - e non Intesa, con la quale, assicurano da Montebelluna, la sfida è impari.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

TrovaRistorante

a Venezia Tutti i ristoranti »

Il mio libro

PERCORSI

Guida al fumetto: da Dylan Dog a Diabolik